Storia del Gruppo

La vita del Gruppo: un’esperienza di 40 anni

L’esperienza del Gruppo nasce a S. Lorenzo nel settembre 1966. Non si è improvvisata; appare invece come lo sviluppo di una serie di attività formative a livello giovanile, ma segna tuttavia una novità importante per quei giovani che ne fanno parte e per tutta la comunità parrocchiale.

Le proposte formative per i giovani subiscono una svolta ed una intensificazione con la venuta a S. Lorenzo di don Luigi, che fa il suo ingresso come parroco nel gennaio del 1962.

Ha quarant’anni don Luigi: con una licenza in Sacra Scrittura ottenuta al Biblico a Roma, era stato per dieci anni assistente diocesano della Gioventù Italiana di Azione Cattolica e per gli stessi dieci anni (1951-1961) insegnante di religione all’Istituto Tecnico Bassi di Lodi. Era stato anche assistente diocesano degli Uomini di Azione Cattolica e del movimento laureati. Studioso di Sacra Scrittura, che pure nel decennio 51-61 aveva insegnato in Seminario, convinto assertore della necessità di una seria formazione spirituale soprattutto della gioventù, arrivava a S. Lorenzo desideroso di tradurre in piani pastorali il suo bagaglio teologico-culturale. Le diverse iniziative formative pensate per le associazioni della GIAC (catechesi, ritiri, formazione di giovani per l’assunzione di ruoli di responsabilità) dovevano adattarsi ad una realtà parrocchiale multiforme ed articolarsi con il ritmo di una comunità e con i suoi tempi liturgicamente scanditi.

A S. Lorenzo la realtà giovanile di quegli anni trovava il suo fulcro nell’oratorio di via Biancardi, di recente ristrutturato con nuove aule per l’attività di catechesi; molti bambini e ragazzi lo frequentavano, meno i giovani adolescenti, e ancora meno gli universitari, che pure erano in numero ragguardevole in centro città. L’oratorio maschile era allora separato da quello femminile, ospitato presso le Suore Canossiane in via De Lemene. La parrocchia vedeva sorgere nei suoi confini, all’inizio degli anni ’60, una vivace espansione edilizia: nuovi condomini in viale IV Novembre, via Agnelli, via Nino Dall’Oro, via Biancardi, via S. Bassiano; quindi nuove famiglie e famiglie giovani.

Un mese dopo il suo arrivo è già Quaresima: don Luigi produce i suoi primi sussidi per vivere in pienezza i principali momenti liturgici dell’anno. Altri sussidi seguiranno poi per i catechisti e schemi di lezione aventi come tema la Chiesa. Il ritmo degli incontri è vorticoso, con tutte le categorie di persone, che vuole conoscere, negli ambienti parrocchiali e nelle case private. Suo compito principale è quello di conoscere la realtà parrocchiale – che è in evoluzione – e dà vita ad un dettagliato censimento, condominio per condominio.

Accanto, e prima delle attività pastorali, ci sono le linee di pensiero che le determinano. Queste linee originano nella formazione biblica e negli studi biblici mai interrotti, nella lettura di testi teologici aggiornati anche in relazione alle sessioni del Concilio Vaticano II che si svolge proprio in quegli anni, dall’ottobre 1962 al dicembre 1965. Ritiene necessario che l’atto di fede si fondi su una profonda conoscenza delle realtà cristiane, cosicché sia possibile assumere comportamenti coerenti con le scelte che si impongono al laico nel mondo, dalla scelta dello stato di vita, all’impegno professionale, al difficile districarsi nelle realtà sociali e politiche.

Ritiene necessario che alla base di un serio programma di catechesi ci sia una formazione biblico-liturgica, che stimoli tutti ad essere attivi nella liturgia della parola e nella liturgia eucaristica. Per una conoscenza completa della realtà giovanile parrocchiale coinvolge i consigli dell’Azione Cattolica giovanile, maschile e femminile.

Per il gran numero di bambini e ragazzi presenti in parrocchia pensa a formare, con una serie di incontri e di conseguenti sussidi, una nutrita schiera di catechisti.

Nel frattempo le sue linee pastorali, stese in programmi innovativi, trovano attuazioni pratiche, non solo a livello giovanile. Per queste, in particolare è giusto ricordare che durante le vacanze di Natale decine di giovani partecipano alle settimane sociali, iniziando una tradizione che durerà per i decenni successivi.

Ecco dunque la settimana sociale di Assisi (dicembre ’64), in cui propone un corso di introduzione generale alla Sacra Scrittura; ecco poi l’altra settimana sociale a Roma nell’anno successivo,

Nel fervore di iniziative di quel tempo c’è l’avvio del nuovo bollettino parrocchiale, chiamato “In dialogo”, per la cui stesura si circonda di giovani con cui discute dei problemi della parrocchia e del modo di comunicare a tutti le attese e gli inviti. Attraverso il bollettino parrocchiale porta all’attenzione di tutta la comunità parrocchiale l’attività formativa per i giovani. Per questa prepara tutti i sussidi per ogni tipo di incontro.

Proprio dal bollettino parrocchiale di alcuni numeri del 1966 si colgono alcuni spunti per capire come le tante iniziative e le conseguenti favorevoli, diffuse reazioni stanno per svilupparsi verso nuove prospettive, che in parte superano i momenti formativi specializzati per le diverse categorie di giovani impegnati.

Della settimana sociale di Roma del 1965 si parla poi su “In dialogo”. Per Margherita vi è stata una vitalità nuova “così travolgente da dare alle nostre vite un orientamento nuovo”. Si è fatta l’esperienza della “vita di comunità, dell’amicizia autentica, fondata sui valori che contano, sull’unico che conta: il Cristo”. Là, si è fatta esperienza della Chiesa: ora in parrocchia si tratta di “rivivere l’esperienza della Chiesa, di cui molti già hanno provato la sconcertante bellezza”. E allora, illuminati dalla Parola di Dio sulla vita di ciascuno, la comunità giovanile di S. Lorenzo articolerà così le sue attività: un incontro mensile di catechesi, tre incontri di revisione di vita per mettere in comune riflessione e orientamenti, momenti di preghiera mensili e due servizi a tutta la comunità parrocchiale, nel commento alla liturgia e nel servizio di carità ai più bisognosi.

Per sostenere questi nuovi impegni dei giovani, don Luigi pensa ad un corso di Esercizi Spirituali in agosto; dopo il suo svolgimento, a Villazzano di Trento, così scrive sul bollettino parrocchiale: “La predicazione, effettuata dal nostro parroco, costituisce il punto di partenza del lavoro spirituale della comunità giovanile di S. Lorenzo e di ogni altra attività”.

Le basi del Gruppo sono poste: tassello sopra tassello, senza capire ancora che costruzione sorgerà.

Sarà un’intuizione di Riccardo, un mese dopo gli Esercizi, a cogliere il momento per il lancio di nuovi incontri e di nuove attività.

– 1° anno –  1966-67

Il 14 settembre 1966 Riccardo prende l’iniziativa di scrivere una lettera a una trentina di amici. Lo fa nella sua qualità di presidente della Giunta parrocchiale di Azione Cattolica, e quindi è nella sostanza d’accordo con don Luigi, ma lo fa soprattutto nella sua qualità di leader di un gruppo di giovani che frequentano la parrocchia e ne seguono le proposte a livello formativo, indipendentemente dall’appartenenza o meno all’Azione Cattolica.

Questo gruppetto di giovani – ragazzi e ragazze – avevano partecipato insieme ad Esercizi Spirituali, a settimane invernali (momenti comunitari lontani da Lodi per studio e condivisione di tematiche ecclesiali), a momenti di vacanze, con la presenza di don Luigi, attenta figura sacerdotale. Ci si era trovati bene insieme, si era diventati amici. Ci trovavamo in molti alla Messa vespertina quotidiana e poi, con don Luigi, si sostava in piazzetta per un’ultima chiacchierata.

Ebbene Riccardo, prendendo soprattutto lo spunto dal clima che si era creato nei momenti vissuti fuori da Lodi – l’ultimo era stato quello degli Esercizi Spirituali a Villazzano nel mese precedente – si fa e fa una domanda: perché non trovare il modo di rendere visibile “l’incontro fecondo tra la Sua volontà di costruirci come Chiesa e la nostra volontà di farci costruire come Chiesa”? Ricorda che nella nostra comunità abbiamo avuto momenti di uno “splendido spirito di fraternità cristiana”, “dono di Dio e dello Spirito Santo”. E allora perché a Lodi non cerchiamo, attraverso gesti concreti, di “restare fedeli a quel dono dello Spirito Santo che ci raccoglie in comunità”?

Viene lanciata la proposta di un primo incontro di questo gruppo di amici “tra una ventina di giorni”, e di altri successivi, alla domenica nel tardo pomeriggio, con questi tre scopi:  1. fare insieme una revisione di vita sul senso della nostra vocazione laicale, cioè sul nostro essere Chiesa nel mondo;  2. approfondire, in appositi incontri di studio, la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (la Gaudium et Spes);  3. studiare l’assunzione di un ministero preciso all’interno della comunità cristiana.

L’incontro avviene a S. Savina, presso la casa delle Suore di Maria Bambina, in via De Lemene. Per tutto il primo anno saremo ospitati in quegli ambienti. Il primo incontro è dunque la domenica 9 ottobre: è un incontro che dura circa quattro ore. Sulla base di questo incontro, don Luigi e Riccardo puntualizzano le principali osservazioni emerse. Queste osservazioni hanno conservato una loro validità nel tempo: alcune si sono modificate, altre sono cadute, ma nella sostanza esse ci hanno accompagnato nei decenni successivi; e vedremo poi come, nella lettera di don Luigi del 3 maggio 1997, abbiano conservato attualità e validità. Innanzitutto si incomincia a parlare da subito di questa realtà come del “Gruppo”.

  1. Il Gruppo non esaurisce ogni esperienza umana ed ecclesiale, che noi siamo chiamati a fare in questa fase della nostra storia.
  2. Il Gruppo è uno sforzo di tutti per vivere meno superficialmente l’attuale fase della Chiesa, che ripropone in termini più vivi il senso della comunione tra le sue membra con il mondo. L’amicizia che viviamo non può essere ridotta a un puro fattore psicologico.
  3. Una simile amicizia sarà possibile soltanto in una vera conversione. Non siamo persone mature nella fede, ma gente che cerca una maturità in mezzo ad immense difficoltà.
  4. Noi vogliamo essere un momento della maturazione della comunità parrocchiale, per servire gli altri condividendo i beni soprannaturali.
  5. Potremo fare questo se:
  6. ci metteremo in ricerca di qualche valore vitale;
  7. cercheremo la Parola di Dio come poveri che ne hanno bisogno;
  8. avvertiremo che la Parola di Dio ha una funzione di salvezza;
  9. porremo attenzione alla Parola di Dio che viene dall’alto e alla parola che viene dal basso (il mondo);
  10. cercheremo insieme regole di comportamento in ordine a quel valore che è la Parola di Dio;
  11. assunta la regola del servizio, compiremo gesti comuni;
  12. stabiliremo tra noi una relazione sociale, quella dell’amicizia, intesa come apertura dell’uno all’altro;
  13. parteciperemo al Gruppo non come chi è ospite, ma come chi è artefice per una missione che coincide con la realizzazione della propria personalità.

Pervengono anche alcune osservazioni scritte alla lettera di Riccardo e all’incontro del 9 ottobre si definisce un programma di incontri – e le relative tematiche – per i prossimi mesi anche attraverso gruppi di studio, e si prepara la settimana invernale che si terrà a Roma, dal 27 al 31 dicembre.

Un’ottantina di giovani studenti divisi in tre gruppi: quelli del biennio delle superiori, quelli del triennio e quelli del Gruppo, in buona sostanza universitari chiamati a mescolarsi con i più giovani, in spirito di servizio e di guida nelle lezioni, nelle comunicazioni e nei gruppi di studio. Don Luigi aveva preparato con accuratezza e nei dettagli ogni giornata, con appositi sussidi, che sono stati conservati.

Al termine della settimana sociale emerge l’impegno di costruire una struttura sociologicamente significativa, in cui vivere più intensamente fra di noi quel senso di comunione ecclesiale. Appare essenziale qualificarsi come Gruppo sul piano della riflessione teologica, sul piano della Revisione di Vita e sul piano del servizio all’intera comunità parrocchiale.

Alla fine di gennaio viene al Gruppo il prof. Lazzati a parlarci sul tema “I laici e la ricerca teologica”; un gruppo di studio è infatti impegnato sul tema della funzione del laico nella Chiesa e nel mondo. Viene quindi diffuso il primo dei fascicoletti che il Gruppo ha proposto alla comunità parrocchiale, con il testo della relazione del prof. Lazzati, intitolata “La missione profetica del laico nella Chiesa e nel mondo”. Poco dopo, don  Luigi diffonde un articolo di J. Mouroux (“Dal battesimo alla vita di fede”): è il secondo della serie “I quaderni del Gruppo”. Ve ne saranno molti e don Luigi insisterà fino alla fine sull’importanza dei “fascicoletti”, per maturare nella vita di fede.

L’estate del 1967 consente di puntualizzare l’esperienza del primo anno del Gruppo, attraverso una lettera di don Luigi del 22 luglio, di annunciare la sede del Gruppo in sala San Giovanni, di rinnovare un corso di Esercizi Spirituali in agosto a Montecastello, predicato da don Luigi.

Vale la pena di riprendere i tempi più importanti della lettera del 22 luglio: fa un primo bilancio dell’attività, traccia lo spirito che anima questa esperienza del Gruppo e lancia una proposta di programma. Il primo fatto di grande importanza di questa esperienza è l’amicizia veramente cristiana, che si apre gli uni agli altri, che non implica chiusure. Abbiamo approfondito il tema del nostro ruolo nella storia della salvezza, ma tutti si debbono impegnare di più, per offrire agli altri le ricchezze ricevute; abbiamo pregato, ma dobbiamo pregare di più; abbiamo partecipato agli incontri, ma dobbiamo essere più presenti e più puntuali. Don Luigi avverte anche che ci sono rilievi, in città e in parrocchia, sul Gruppo: un gruppo di intellettuali che parla molto e fa poco, un gruppo chiuso, che dovrebbe allargarsi alla città e aprirsi ai problemi socio-politici. Nel bilancio dell’attività c’è la soddisfazione di uno spazio idoneo per ospitare i nostri incontri: la sala San Giovanni, attigua alla chiesa di S. Agnese.

Don Luigi si chiede poi quale è lo spirito che anima la nostra esperienza; la prima risposta che si dà, la trova in alcuni vocaboli che ci hanno interrogato e ci avevano interrogato: vocazione, missione, testimonianza, persona, comunità ecclesiale, disponibilità, responsabilità, servizio, mondo, liturgia. Stiamo insieme perché ci lega in modo singolare l’amore per Cristo, nell’Eucaristia e di fronte all’affresco della Crocifissione appena collocato nella nuova Sala San Giovanni (si trovava, prima, nel vano sottostante il campanile). Il servizio alla Parola, sul quale ci siamo impegnati, esige coraggio e non ammette evasioni. Ogni gruppo ecclesiale, per essere ecclesiale deve avere il senso di una perenne conversione della carità. Questo è lo spirito del Gruppo.

Infine, la proposta di programma: lo studio della Dei Verbum, la tematica del laicato nella Chiesa, i problemi che si presentano alla comunità cristiana del nostro tempo, la stampa e la diffusione dei fascicoletti anche per un concreto servizio alla parrocchia; la preghiera; il servizio alla catechesi parrocchiale; l’eventuale allargamento del Gruppo. Questa ultima proposta appare come una “timida” risposta (timida, per chi conosceva don Luigi!) alle osservazioni che venivano fatte alla vita del Gruppo.

Il bollettino parrocchiale che don Luigi ha radicalmente innovato dal 1965, indicando nuove prospettive dal titolo che gli ha dato – “In dialogo” – alla costituzione di un gruppo redazionale formato da laici, ha riportato fedelmente i problemi di una comunità parrocchiale, lo spirito delle diverse attività, il parere dei parrocchiani sulla vita pastorale della parrocchia e della Chiesa. Era un vero dialogo tra il parroco e la sua comunità.

Ebbene, nel bollettino parrocchiale don Luigi parla più volte del Gruppo, sia per annunciare iniziative, sia per riportare i contenuti delle iniziative svolte. Qua e là, poi, inserisce sue considerazioni sui rapporti tra Gruppo e parrocchia. Per esempio, nel marzo del 1967 annuncia un ritiro spirituale per tutti i collaboratori della vita pastorale: “… per i catechisti, per il Gruppo che fa da animatore di tutta la nostra azione pastorale”. Il Gruppo era nato da soli sei mesi, e don Luigi ci faceva così tanto conto!

– 2° anno – 1967-68

È ancora una lettera di Riccardo ad iniziare le attività dopo la pausa estiva del 1967. Lo fa, con la consapevolezza di aver iniziato un cammino che non si concluderà in breve tempo: alla prima riga della lettera del 7 settembre 1967 parla del secondo anno di vita del Gruppo. Partito in modo “informale”, senza proclami e promesse, né statuto né regolamenti, né iscritti né quote di iscrizione, il Gruppo assesta il suo cammino, ogni anno, all’inizio di settembre. L’atteggiamento di verifica del nostro lavoro è una costante che non ci è mai venuta meno: sempre, in ogni caso, prima di avviare un nuovo anno, ci siamo chiesti come si era svolto l’anno precedente e quali i temi da affrontare in futuro.

Anche il filo conduttore, l’anima del Gruppo, si veniva precisando, anno dopo anno, con le revisioni di vita, le lettere di don Luigi, la preghiera. Ho detto prima, “né iscritti, né quote di iscrizione”: è sempre, volutamente, stato così, e sarà così anche per il futuro. Già don Luigi, nei primi mesi dello scorso anno, parlava di critiche al Gruppo, qualcuno diceva che era un gruppo chiuso. Invece, proprio anche con l’assenza di statuti e di iscrizioni, volevamo dimostrare di essere aperti a qualcuno che non era con noi fin dagli inizi e di essere disponibili a ricercare le strade più opportune per essere Chiesa, nell’ascolto della Parola e mossi dallo Spirito. Il che non si può tradurre in regolamento!

Quando, trent’anni dopo, il padre Malatesta, ammirato del nostro lavoro, con la sua formazione avvenuta all’interno della Compagnia di Gesù, ci consigliò di strutturare con alcune formalità il Gruppo per dargli maggiore visibilità e stabilità, scrivemmo qualcosa, ma non più di una Carta che spiegava il nostro esistere, non uno statuto né un regolamento.

Secondo anno, diceva dunque Riccardo. C’è una regolarità di incontri frequentati e voluti un po’ da tutti, non da tutti in modo assiduo (e già da questo secondo anno tanto Riccardo quanto don Luigi lo diranno in termini molto chiari ed espliciti); c’è un luogo in cui ritrovarci: è la Sala San Giovanni, che tutti riconosciamo come la “nostra” sala per incontri e ritiri, a disposizione di tutta la comunità. A novembre, poi, a conferire un ulteriore elemento di stabilità (piccolo, se vogliamo, ma di cui noi allora andavamo fieri, perché ci sembrava un visibile passo in avanti), le lettere di Riccardo, i suoi scritti, le convocazioni e gli appuntamenti appaiono sotto il titolo di “Comunicare”: è il 30 novembre.

Sul bollettino parrocchiale don Luigi, all’interno della rubrica “La vita della parrocchia”, annuncia che il 10 settembre avrà inizio il corso di teologia “secondo le indicazioni date dai superiori”: don Luigi informava i Vescovi delle attività del Gruppo, qualcuno di più e qualcuno di meno, spesso attraverso conversazioni di diverso genere; mai abbiamo richiesto visite ufficiali, né timbri di convalida. I Vescovi sapevano che c’erano queste attività e dicevano a don Luigi di andare avanti. Dai Vescovi non mi pare siano mai venute critiche o inviti a cambiare rotta. Anzi, semmai la richiesta di fare qualche sessione pubblica in Seminario e non solo in Sala San Giovanni, per contenere tutte le persone interessate.

Don Luigi ha avviato più volte corsi di teologia, fino alla istituzione, vent’anni dopo, della Scuola di Teologia vera e propria in cui le trattazioni avvengono con sistematicità rigorosa. Dunque, all’inizio, tengono banco le costituzioni conciliari; più che la Sacrosantum Concilium (sulla Sacra Liturgia), tengono banco nelle lezioni, discussioni, approfondimenti e lettura di articoli le altre tre: la Lumen Gentium, la Dei Verbum e la Gaudium et Spes. Oggetto dei primi corsi di teologia sono la Lumen Gentium e la Dei Verbum.

Avevamo suddiviso le attività in “ad intra”, ed erano i corsi di teologia, ed in “ad extra”, cioè le sessioni pubbliche e le altre iniziative, aperte ai più sensibili della parrocchia, e non solo, tra le quali gli incontri dei piccoli gruppi con un’attenzione particolare ai problemi ecclesiali, ma anche culturali e politico-sociali.

Dunque il secondo anno incomincia con il corso di teologia, cui da gennaio seguiranno le letture bibliche. Queste vogliono essere un tentativo di accostare direttamente la Bibbia, partendo dal livello singolo, per entrare in una fase di “contributo al dialogo”, superata la fase dell’ascolto di una lezione. Tutti possiamo leggere insieme il capitolo assegnato; dopo l’introduzione di don Luigi, seguirà la riflessione personale e la messa in comune delle stesse. Si incomincia con la lettura del vangelo di Marco.

Anche dagli incontri dei piccoli gruppi, nascono i temi da affrontare nelle sessioni pubbliche: “La parola di Dio e gli uomini oggi” del prof. Nando Fabro, direttore de “Il Gallo”; “Mentalità scientifica e Parola di Dio” del prof. Melzi, docente al Politecnico di Milano; “L’ispirazione fondamentale dell’ateismo moderno” e “I termini attuali della riflessione sul problema dell’esistenza di Dio” del prof. Rizzi s.f. di Gallarate, rispettivamente in novembre, dicembre e maggio.

Le revisioni di vita, altro importante momento di alcuni incontri serali infrasettimanali, impegnano ad un confronto sulla povertà e sulla penitenza.

Ci sono iniziative molto ben riuscite, come la settimana sociale a Roma, con la presenza di oltre novanta giovani, quasi tutti di S. Lorenzo, con gli schemi delle lezioni e dei lavori di gruppo preparati in anticipo da don Luigi, sul tema della Bibbia e della fede; ma Riccardo sente la necessità di richiamare tutti “ad una più impegnata partecipazione alla vita del Gruppo” che “si misura non sul numero delle iniziative realizzate, quanto sul COME si partecipa ad esse, Occorre partecipare al Gruppo non come chi è ospite (spesso – per futili motivi – manca addirittura questo livello di presenza!), ma come chi è artefice di una missione che coincide con la realizzazione della propria personalità” (2 novembre 1967).

Nei primi mesi del 1968 meritano di essere segnalati due importanti interventi, il primo di don Luigi del 3 marzo, il secondo di Riccardo del 13 giugno.

Per capire meglio questi due interventi mi pare importante collocarli nel contesto ecclesiale nazionale e locale. Si tratta dei fenomeni collegati al periodo della contestazione ecclesiale, vasto movimento generato da alcune interpretazioni del Concilio, che in parte si sono ricomposti nell’unità e in piccole parti hanno causato lacerazioni che allora furono dolorosamente percepite. Non ho numeri esatti e date precise. A Lodi un buon numero di seminaristi esce dal Seminario, qualche sacerdote viene ridotto allo stato laicale; la contestazione giovanile a livello istituzionale cittadino ha come protagonista l’ex presidente della GIAC diocesana, con un buon seguito di giovani dei nostri oratori. Sul piano nazionale l’abate dell’Abbazia di San Paolo fuori le Mura, rompe violentemente con l’ordine e il vicariato di Roma; a Firenze un’intera parrocchia nel quartiere detto Isolotto contesta pesantemente l’arcivescovo card. Florit, fino alla spaccatura della comunità. Alla Università Cattolica il rettore Franceschini deve concludere il suo mandato e nuovo rettore viene nominato il prof. Lazzati, anche con l’obiettivo di contenere le frange più estremistiche: seguiranno espulsioni e provvedimenti disciplinari.

Una tempesta vera e propria attraversa la Chiesa: l’anno dopo, anche la società italiana attraverserà un periodo difficile. Non solo le università, ma anche le fabbriche: scioperi su scioperi segneranno quello che passa alla storia come l’autunno caldo.

A S. Lorenzo il Gruppo era attento a quanto succedeva nel mondo, tutti eravamo nel mondo dell’università (era giusto occupare, o no?) o del lavoro (era giusto o no, scioperare?). Leggevamo le riviste cattoliche più impegnate e ne ricavavamo stimoli che ci inducevano a prese di posizioni radicali, come molti conoscenti e amici avevano già fatto. Noi potevamo essere una forza, se avessimo voluto scendere in campo. Ma non era questa la nostra strada.

Infatti don Luigi, nella lettera del 3 marzo, prende lo spunto dalla natura dell’atto di fede che ci chiede di vivere la vita come una risposta ad una vocazione, dalla necessità di una conversione che segni una reale apertura su Dio e il mondo, per dire che capisce le inquietudini di alcuni del Gruppo (su che cosa chiede il Signore, nelle relazioni da assumere con il mondo contemporaneo), per confessare che per ciascuno di noi prega alla ricerca di ciò che vuole il Signore, che cerca con noi “di capire questo drammatico momento della Chiesa e del mondo”, che per questo studia la Parola di Dio. Conclude affermando che “il nostro lavoro è e resterà intrinsecamente religioso” e che “la vita del Gruppo è un momento della vita parrocchiale”.

In preparazione di un incontro di revisione di vita del 30 giugno, Riccardo manda un questionario in cui puntualizza la nostra esperienza, pone alcune domande. Dice: siamo un’amicizia di persone che intendono vivere da cristiani, nella Chiesa e nel mondo, la loro vita di tutti i giorni. È un’amicizia che nasce dall’ascolto della Parola di Dio (da un lato la Rivelazione, dall’altro il mondo), è un’amicizia operativa al servizio della comunità cristiana”. Riprende qui le affermazioni finali di don Luigi del 3 marzo: siamo un gruppo intrinsecamente religioso, momento della vita parrocchiale. Chiede: non c’è il rischio che questa fisionomia sia passivamente accettata? Mettiamo in verifica i valori su cui il Gruppo è nato, per possederli più compiutamente? Che cosa fare per contribuire a creare una comunità ecclesiale? Le finalità del Gruppo oggi sono sufficienti o potrebbero esservi altre forme di servizio, in parrocchia e in città?

L’ultimo appuntamento dell’anno è un corso di Esercizi a Desio, dal 25 al 28 agosto, tenuto da don Luigi sul tema dell’Eucaristia, preceduto da una lettera di invito del 18 agosto, in cui manifesta la sua attesa orante e preoccupata e ricorda che “questa Chiesa vive ore drammatiche, perché è grave l’ora del mondo”. Così conclude: “Celebreremo assieme la Parola e l’Azione in un’unica Eucaristia: sarà l’epifania della bellezza di Dio, del suo amore, della sua gloria”.

Non è l’ottimismo a prevalere sul pessimismo e sulle preoccupazioni: è il realismo di chi confida solo in Dio, “mia rupe e mia salvezza”.

– 3° anno – 1968-69

Anche all’inizio del terzo anno la ripresa si presenta piuttosto laboriosa, poiché si tratta di tracciare un cammino che vuole tener conto di pareri espressi negli incontri dei mesi scorsi e dei suggerimenti dei partecipanti. A tal punto sono stati utili gli incontri plenari domenicali (tutti invitati, ma con assenze anche preoccupanti), i gruppetti che si sono riuniti al venerdì sera, nonché “i colloqui personali di queste ultime settimane” sostenuti da Riccardo, secondo la testimonianza da lui resa nel “Comunicare” del 10 settembre del ’68. Questo fatto vale anche a sfatare una falsa credenza che talvolta circolava sommessamente anche nel Gruppo: che decideva tutto don Luigi e che si faceva sempre quello che voleva lui. Queste voci erano segno di estraneità e di pigrizia nel non volersi impegnare nella costruzione di un progetto comune, facevano soffrire don Luigi e una eco delle sue preoccupazioni è riflessa nelle lettere che, in questo terzo anno, invia con particolare sollecitudine.

Tanto Riccardo quanto don Luigi individuano, all’inizio di questo terzo anno, le linee di fondo, esposte ampiamente nel “Comunicare” del 10 settembre e sul bollettino parrocchiale di ottobre. In questo numero don Luigi scrive: “Il Gruppo, nato dall’istanza di creare tra noi le premesse e di promuovere lo sviluppo di una spiritualità dei laici, è entrato nel suo terzo anno di vita e si configura oggi come <<gruppo di riflessione teologica>>, che da tale riflessione prende aiuto e stimolo per un più cosciente servizio ai fratelli della parrocchia. Come il cristiano vive dinamicamente tra due polarità, che sono rappresentate dalla Parola di Dio e dal mondo nel quale egli deve costruire la salvezza per sé e per gli altri, così il Gruppo trova il suo equilibrio tra queste due polarità: solo l’attento ascolto della Parola di Dio, infatti, può gettare una luce inconfondibile sui <<segni dei tempi>>, talora davvero contraddittori e difficilmente leggibili. Il prevalere di uno o dell’altro di questi poli finirebbe con lo snaturare la fisionomia del Gruppo, portandolo ad essere in un caso una <<scuola>> di teologia (col rischio di cadere in uno sterile intellettualismo), nell’altro una associazione, magari a sfondo sociale-umanitario, ma niente di più.”

L’attenzione alla Parola di Dio si manifesterà con il corso di teologia sulla rivelazione, che occuperà in prevalenza i primi mesi dell’anno, nonché con le letture bibliche, i ritiri; l’attenzione ai “segni dei tempi” presenti nel mondo sarà data particolarmente dai gruppetti al venerdì sera, dalla lettura delle riviste, e dalle sessioni pubbliche. Viene elaborata anche una linea operativa, che merita di essere sottolineata per capire oggi le problematiche che allora si dibattevano e il clima che si creava nei gruppi di giovani più sensibili.

Si parla, all’inizio di settembre, di una “azione di contestazione nei confronti della società, come denuncia dell’ambiguità e della incompiutezza, in ordine alla salvezza, di ogni realizzazione sociale. Questa azione di contestazione – maturata all’interno del Gruppo soprattutto negli incontri del venerdì sera – viene realizzata dal singolo all’interno delle strutture in cui è chiamato ad operare secondo la propria specifica vocazione”. È una dimensione, questa, che impegna il singolo, non il Gruppo: è bene sottolinearlo. Inoltre in quell’epoca il fermento era grande, la voglia di cambiamento era prorompente, molte resistenze erano frapposte, anche per paura, all’instaurarsi di nuove relazioni, ad individuare nuovi spazi di presenza nella società, di chi non aveva avuto fino ad allora nessuna voce. La stessa Università Cattolica, più volte occupata dagli studenti e sgomberata dalle Forze dell’Ordine, era in subbuglio e solo la figura carismatica del prof. Lazzati riuscì a cogliere quanto di buono vi era nelle richieste studentesche e quanto andava fatto per modernizzare l’Istituzione, garantendo la continuità della vita accademica.

Noi si viveva quel clima, da giovani, entusiasti anche di cambiare la società.

Era, come è facile immaginare, una fase difficile per il Gruppo. Era stata già messa in atto una serie di meccanismi, in modo che il procedere fosse unitario e non subisse sbandamenti. Uno di questi è la già richiamata “polarità” del nostro agire. Poi le revisioni di vita, i ritiri spirituali e le sessioni pubbliche in cui relatori di indubbio valore teologico e culturale incominciavano a venire a S. Lorenzo, attratti dal prestigio di cui godeva don Luigi e dal desiderio di vedere da vicino questa nostra attività. In quei mesi, don Luigi avverte la necessità di scrivere “lettere” su argomenti di vita spirituale, destinati a lasciare il segno, più che non le sue lezioni di teologia, peraltro scrupolosamente preparate per iscritto: erano in una serie di fascicoletti “I quaderni del corso di teologia 1968-1969”.

L’inizio del terzo anno del Gruppo, cioè gli ultimi mesi del ’68, sono caratterizzati, oltre che dallo sforzo di ridefinire le linee e le conseguenti modalità operative, da tre elementi.

– Il primo è dato dalle lezioni di teologia. Don Luigi ne farà sei entro dicembre, preparate per iscritto, e seguite da appositi incontri di riflessione comune sulle stesse. Incomincia con una lezione che vuole dare significato e inquadrare il nostro lavoro: il disegno divino della salvezza.

– Il secondo elemento è dato dalla settimana invernale a Fiesole. Due osservazioni: oltre cento i partecipanti, due pullman. Sarà l’ultima esperienza fatta insieme ai più giovani della parrocchia. In futuro i giovani faranno la settimana sociale tra Natale e Capodanno e il Gruppo farà attività proprie – ma sempre aperte – durante l’estate. L’altra osservazione è questa: per la prima volta abbiamo avuto il dono di maestri insigni: mons. Maggiolini, don Divo Barsotti (ritorneranno da lui, anni dopo, i giovani in una settimana sociale) e padre Benedetto Calati, camaldolese. Queste presenze esterne, che si alterneranno in diversi momenti della vita del Gruppo, servivano certamente a dare linfa nuova e a dimostrare l’unicità del messaggio di salvezza, esposto in modi diversi, ma anche a dare a don Luigi occasioni di confronto su questa esperienza nuova. Non gli era facile trovare in diocesi persone disponibili a ragionare per un confronto serio. In quell’epoca era in contatto anche con mons. Bartoletti, segretario della CEI e vescovo di Lucca: era programmata una sua presenza al Gruppo, ma gli impegni di lavoro non la consentirono.

– E poi il terzo elemento della fine del ’68. Forse un elemento “minore” nella complessa vita del Gruppo. Don Luigi ci indirizza il 4 dicembre una lettera sull’Azione Cattolica, come tentativo di rivitalizzarla in parrocchia con l’inserimento dei giovani del Gruppo, come tentativo di dimostrare in diocesi che le sue iniziative non sottraevano le persone alla comunione con il Vescovo e le altre comunità. Il tentativo non ebbe successo, anche se in quei tempi l’Azione Cattolica si avviava a fare le scelte di impegno spirituale (linea, per così dire, Bachelet) e meno di impegno civico (linea di Gedda, anche se questi termini non sono esatti). Eravamo allergici alle iscrizioni, ad impegnarci per altri che non conoscevamo: conoscenza e amicizia erano per noi elementi importantissimi. Di quella lettera non se ne fece niente e don Luigi non vi tornò più sopra.

Dopo Fiesole si riprende con le “solite” attività, ma con qualche caratterizzazione nuova.

Innanzitutto ci sono gli incontri del venerdì sera: discussioni anche sull’impegno in parrocchia (catechesi, bollettino), ma il tema si sposta sui rapporti chiesa-mondo; si sviluppano i gruppetti in relazione all’impegno professionale, e particolarmente quello degli insegnanti.

Poi, fin da gennaio, si incomincia a preparare la settimana teologica del Gruppo, che si terrà ad Erba: tutti insieme si incomincia a ragionare sull’impostazione da dare.

A gennaio, c’è la prima di quattro lettere di don Luigi, di alto livello, per la nostra vita spirituale, non in chiave organizzativa, ma capaci di dare senso alla nostra vita. Siamo ancora giovani di fronte alle scelte più importanti e decisive della nostra vita; don Luigi ci dà il senso della nostra vita, senza ambiguità e alla luce del sole: la nostra vita ha senso solo in Cristo.

La prima lettera, del 25 gennaio, è per non perdere il senso dell’incontro a Badia Fiesolana e si ricollega all’esperienza degli Esercizi dell’agosto scorso, a Desio, sull’Eucaristia. Di fronte al Verbo incarnato assumiamo l’atteggiamento della fedeltà nella contemplazione della Parola di Dio. In questa, come nelle altre di quest’anno, don Luigi ci sottolinea l’atteggiamento orante di fronte alla Parola, non ci parla ancora dello studio della Parola. Ci invita a contemplare e a pregare, per dare, con serietà, il senso ai nostri rapporti con la famiglia, il lavoro, lo studio, la vita politica, le relazioni con gli amici. Questa fedeltà ci darà il criterio per la scelta dello stato di vita, problema che angustia non pochi; darà equilibrio interiore alla nostra vita. L’animo di don Luigi è inquieto per la discontinuità della nostra vita spirituale; pur senza essere il direttore spirituale di tutti, don Luigi parla con tutti, chiama quelli che non vanno da lui spontaneamente, intuisce dai silenzi di qualcuno, “prega, cercando di vedere ognuno di noi nel volto di Dio”.

Ritiri, revisioni e lettere, in questi mesi impegnano tutti ad una verifica attenta sulla propria vita spirituale e, in particolare, alla preghiera. Vanno in questo senso i ritiri di febbraio, marzo e maggio, la revisione di vita sul tema della fraternità del 27 aprile, le lettere di don Luigi del 15 marzo e del 4 maggio. La prima affronta il tema del silenzio, come condizione previa della preghiera, <<per capire “la meditazione”, quale incontro insostituibile con Colui che è la vita nostra>>.

In maggio amplifica il tema e sottolinea come il silenzio “ci mette alla presenza santa e amante del nostro Dio”, come “la sua Presenza è in noi”, ci sollecita, vuole essere accolta, e prima ancora cercata con serietà, vincendo ogni pigrizia, superficialità ed autosufficienza. Tra queste due forme di colloquio alto e impegnativo, ci sono altri momenti di riflessione: un ritiro del 23 marzo, in sostituzione di padre Benedetto Calati, predicato da don Luigi sulla preghiera (di cui è rimasta traccia abbondante sul bollettino parrocchiale), preceduto da un incontro per tutti i giovani della parrocchia a Gazzada. Ad alimentare il dialogo tra noi e in risposta alla prima lettera, ci sono interventi scritti di Alino e Roberto. In una revisione di vita, a fine aprile, viene affrontato il tema della fraternità, sul quale da un po’ di tempo si dibatte e dal quale don Luigi trarrà lo spunto per l’ultima lettera dell’anno (13 giugno, sulla fraternità).

Tra maggio e giugno altri quattro incontri con persone di alto livello in sala San Giovanni: il 4 viene don Pino Colombo sul tema del pluralismo teologico nella Chiesa; l’11 viene padre Perico s.j. a parlare sulla Humanae vitae, lettera enciclica di Paolo VI in tema di “Procreazione responsabile e limitazione delle nascite; il 25 si conclude con padre Benedetto Calati nel giorno di Pentecoste; il 15 giugno ritorna Nando Fabro, direttore de “Il Gallo” di Genova, sul tema cruciale “La contestazione tra profetismo e involuzione”.

A giugno, di solito, l’anno si avvia a conclusione. Invece, proprio in giugno, don Luigi inizia una serie di letture bibliche sul vangelo di Giovanni, che continueranno anche nei mesi successivi.

La lettera del 13 giugno sulla fraternità è stata stampata, per il contenuto e l’ampiezza, una lettera non come risposta ad un bisogno momentaneo. Tema sempre cruciale, che sette anni dopo padre Malatesta s.j. riprende nel ritiro dell’Immacolata del 1976. Una lettera lunga, “graffiante” e illuminante: “si è amici e fratelli nella misura della nostra reale conversione a Cristo e a tutte le sue esigenze. Non c’è possibilità di sperimentare l’amicizia senza la totale conversione, che è l’accoglienza della morte e della risurrezione del Signore nella propria esistenza”.

Prende poi lo spunto dalla lettera ai Galati, per “penetrare a fondo sul mistero della nostra amicizia come comportamento, perché sia prolungamento dell’amicizia di Cristo”.

In quegli anni il Gruppo non interrompe le sue attività durante l’estate. Nel luglio ’69 ci sono due incontri, in due domeniche pomeriggio, sul vangelo di Giovanni.

E poi viene la prima settimana teologica del Gruppo, a San Salvatore, una settimana vera, dal 14 al 20 settembre, solo per il Gruppo e per coloro che avevano mostrato uno spiccato interesse a frequentarlo con regolarità e serietà.

È l’unico incontro estivo che abbiamo realizzato a settembre; di solito a settembre si apriva il nuovo anno. Così don Luigi ha più tempo per preparare i sussidi. Ce ne sono di tre tipi: in un fascicoletto, dopo aver ridetto chi siamo (10 punti per definirci) e perché facciamo questa settimana teologica (altri 8 punti), individua le prospettive pratiche (8 punti) e le prospettive dottrinali (solo 6 punti!). Segue il programma dettagliato. Per ogni giorno è indicato il capitolo della lettera agli Efesini che verrà illustrato da uno di noi, il titolo della lectio teologica e gli argomenti dei lavori di gruppo (due o tre gruppetti), nonché l’argomento dell’omelia. Un altro fascicolo comprende il materiale di documentazione e di riflessione per i gruppi di studio.

Infine in un terzo fascicolo ci sono i ciclostilati delle lezioni teologiche: la prima è di 61 pagine.

Un lavoro enorme, che solo don Luigi poteva fare!

Il bollettino parrocchiale di ottobre ne riferisce in due pagine, ricordando che i presenti erano una trentina, che un momento fondamentale di questa esperienza è stata la preghiera personale, che appare sempre più evidente l’apertura del Gruppo al servizio delle numerose necessità della parrocchia.

– 4° anno – 1969-70

Il quarto anno della vita del Gruppo (1969-1970) può essere definito una fase di assestamento, da una settimana teologica all’altra, attraverso momenti anche travagliati.

Si ritorna a Lodi “dopo la splendida esperienza di San Salvatore”: viene resa nota una bozza di programma che sarà discussa all’inizio di ottobre. Forse proprio perché si registra un momento di soddisfazione e di maturità, Riccardo, nell’inviare questa bozza e invitare a discuterla, si esprime con grande decisione e franchezza: “non verrà dato spazio agli interventi generici o a quelli destinati a rimettere in discussione i motivi di fondo della vita del Gruppo (non essendo quella la sede appropriata)”. Il che vuol dire che nella stesura dei programmi si verificavano interventi generici o che tendevano a rimettere tutto in discussione.

La bozza inizia con il precisare che “il Gruppo è una esperienza intrinsecamente religiosa; il suo fondamento poggia su queste tre realtà concentriche: Parola di Dio – Chiesa – Mondo. Tale fondamento ha una rigorosa giustificazione teologica: la dinamica del disegno di Dio. Momenti fondamentali per tutti, nel corso dell’anno, saranno le letture bibliche nel vangelo di Giovanni e il corso di teologia sulla Chiesa, comunione visibile, per il quale don Luigi prepara consuete corpose dispense. Accanto a queste due dimensioni se ne evidenziano altre due, una di impegno ecclesiale, cioè servizio della Chiesa nella concretezza di una comunità locale; ed una “politica” con l’intento di acquisire “una sensibilità nuova di fronte al mondo, che ci permette di coglierne i problemi, i movimenti e gli orientamenti”. Si propongono otto gruppi di lavoro: se ne costituiscono subito sei; ad essi aderiscono 34 persone (nominate per ciascun gruppo nel “Comunicare” del 15 ottobre). C’è un responsabile. Per il gruppo teologico si intravede la costituzione di un gruppetto di cinque persone, che stanno a Codogno.

Uno di questi gruppi produce una rassegna di riviste; ne escono tre numeri allegati ai “Comunicare”. Sono riassunti di articoli apparsi su riviste impegnate: Études, Civiltà Cattolica, I Quaderni, Testimonianze, Aggiornamenti Sociali, Il Mulino, Il Gallo. Vi collaborano in particolare Claudio Vitelli e Claudio Minojetti, Alberto Raimondi e Riccardo.

All’inizio di novembre Roberto e Domenico fanno una scelta importante e traducono il nostro parlare di povertà e di umiltà in un gesto concreto: vanno ad abitare in un vecchio e piccolo miniappartamento al Pratello. Il Pratello era un grande cortile di abitazioni sempre più fatiscenti, ancora abitato negli anni ’70 e che si apriva su quella strada, che sarebbe poi diventata via Cavezzali.

Letture bibliche, lezioni di teologia e ritiri scandiscono il periodo fino al tempo natalizio, in cui vi sono due avvenimenti degni di nota. Il primo è l’ordinazione sacerdotale di Luciano Jannaccone, avvenuta a S. Lorenzo, il 12 dicembre: lasciata Lodi da tre anni, aveva concluso gli studi necessari a Roma; tuttavia, dopo due anni vissuti a Roma, una approfondita riflessione lo induceva a chiedere – e a ottenere – all’autorità ecclesiastica competente la riduzione allo stato laicale. Quell’anno, il 1969, era stato vissuto, al Gruppo, con una particolare attenzione alle scelte per gli stati di vita e le differenti maturazioni che si profilavano erano sostenute dalla preghiera di tutti. Il 21 giugno si erano sposati Antonio e Margherita; il 26 ottobre, festa di Cristo Re nella liturgia ambrosiana, Riccardo fa la sua definitiva consacrazione all’Istituto Secolare “Cristo Re”.

Il secondo avvenimento è la settimana sociale del Gruppo a Genova dal 3 al 6 gennaio (mentre gli studenti della parrocchia erano stati, a fine dicembre, a Siena), aperta anche ad altri giovani lavoratori della parrocchia. Il tema era “Il cristiano di oggi in un mondo che cambia”, sulla base di un numero monografico de “Il Gallo”, di qualche mese prima. Alla mattina, conversazioni di redattori della rivista (il cambiamento in atto nel mondo; verso dove tende tale cambiamento; il cristiano in questo cambiamento); al pomeriggio, gruppi di studio sul cambiamento in atto nell’attuale contesto sociale (autunno sindacale) e nell’attuale contesto politico.

48 partecipanti: stimolati dalle lezioni e dalle discussioni, ci si trova poi a Lodi per trarre le conclusioni della settimana sociale.

Forse si erano manifestati desideri ed aspirazioni troppo diversi. Si ritiene necessario ribadire che al Gruppo sono irrinunciabili le seguenti dimensioni: biblica, teologica, ascetica, apostolica e politica. Sono emersi, invece, “discordanti pareri e differenziate proposte soprattutto a proposito della dimensione politica”. Le prospettive operative appaiono ancora assai generiche. Si procede quindi con le lezioni di teologia e con l’esegesi del vangelo di Giovanni: dopo le discussioni, l’impegno, e il primo impegno per noi consiste nel riflettere con serietà sulla Parola di Dio. E per quest’anno, vista la mancanza di chiarezza, non si parlerà più della dimensione politica: già da marzo si pensa alla settimana teologica di agosto.

Le discussioni hanno forse lasciato un segno negativo, se don Luigi il 5 aprile 1970, vigilia dell’anniversario della sua ordinazione, ci scrive una breve lettera in cui ci confida la sua amarezza nei nostri confronti:

“La mia amarezza per il Gruppo è questa: ognuno pensa troppo a se stesso, mentre si parla molto di comunione e di dialogo; pochissimi accettano gli altri e sono aperti alla presenza degli altri; pochissimi studiano seriamente teologia e forse anche per questo si chiacchiera troppo, si generano nervosismi; troppi non ‘hanno tempo di partecipare’ alla vita del Gruppo, perché non è nei canoni a loro graditi… Ogni fatto che rivela scarsa comunione è epifania di rifiuto della conversione a Cristo. Queste righe nascono dall’amore e per questo non le ho addolcite: sono costate molto più a me scriverle che a voi leggerle. Farete bene a leggerle senza fare troppi commenti. È meglio pregare e fare! Vi saluto, vi attendo e vi benedico.”

Anche Riccardo, quello stesso mese, nota che “troppi di noi restano assenti dagli incontri del Gruppo senza plausibili motivazioni” e conclude la lettera dicendo che “sarà opportuno che ciascuno di noi – nella preghiera – verifichi la propria posizione”.

Forse per evitare altre tensioni, quest’anno non ci sono sessioni pubbliche che ci facciano riflettere sul tema già affrontato altre volte: fede – mondo.

Gli incontri teologici si concludono a Viboldone, con una conversazione con la Madre Badessa sul tema “teologia e vita spirituale”.

Si prepara, con la consueta minuziosa attenzione, la settimana teologica che si terrà a Villazzano di Trento dal 23 al 29 agosto; non ha un titolo particolare, ma è accompagnata da un fascicoletto – documento base – “Il movimento della Parola di Dio durante la settimana teologica”, con i temi di fondo dei vari momenti della stessa: questi saranno sviluppati oltre che da don Luigi, anche da Ermanno, Roberto, Bobi, Domenico, don Egidio (coadiutore a S. Lorenzo da un anno), Fabrizio, Annamaria, Alino, Pietro, Alberto, Mario (che concluderà gli studi di teologia prima dell’ordinazione sacerdotale, per un anno, presso don Luigi), Gigi. È stata una analisi del vangelo di Giovanni. La Parola ci ha interpellati, esigendo anche da noi una risposta. Il tema della sequela si innesta con quello del servizio, perché credendo abbiamo la vita (Gv. 20,31)

– 5° anno – 1970-71

Ogni settimana teologica o biblica ha lasciato tracce nei partecipanti, impressioni subito registrate nell’incontro comunitario dell’ultima sera, propositi per le attività dei mesi successivi o per il prossimo incontro estivo.

Così anche nel settembre 1970 si cercano gli effetti più positivi della settimana di Villazzano, al fine di non disperdere quel patrimonio.

Gli aspetti più positivi appaiono questi: 1. la molteplicità delle voci che si sono alternate a guidare i diversi momenti della settimana teologica. Il che vuol dire che il lavoro continuo fatto da don Luigi durante l’anno aveva messo alcuni di noi in grado di essere “maestri”, sia pure ad un livello inferiore.  2. L’attenzione sull’evangelista Giovanni ci aveva coinvolti e convinti che l’ascolto della Parola non poteva restare un fatto culturale e doveva invece dare vita, non poteva restare staccato dall’Eucaristia.  3. L’ascolto della Parola doveva tradursi in un servizio, perché ogni comunità ecclesiale o è di servi o è meglio che si sciolga.

Tutto il settembre 1970 è occupato dalla riflessione sulle conclusioni della settimana teologica, prima di riprendere le attività in ottobre. Come al solito, il dibattito è ampio e le conclusioni non sono immediate.

In breve tempo si puntualizzano le caratteristiche delle lezioni teologiche e delle lezioni bibliche. Poi si tratterà di capire meglio come procedere per le sessioni pubbliche e per il servizio.

Nei “Comunicare” e nel bollettino parrocchiale, tra settembre e ottobre, compaiono le stesse considerazioni e gli stessi progetti, così sintetizzabili. Premesso che lo studio teologico richiede una partecipazione attiva e responsabile da parte di tutti, le lectio bibliche (cap. 12-19 di Gv.) saranno affidate a noi, con l’avvertenza di ridurre al minimo la parte di esegesi e di tenere la lezione in modo da favorire le riflessioni personali e la meditazione comunitaria. Le lectio teologiche verteranno sulla cristologia e sulla ecclesiologia prima in Giovanni e poi in Luca e Matteo. Per ogni incontro (biblico e teologico) dovrà essere preparata una dispensa. Vale la pena ricordare che don Luigi preparò scrupolosamente le sue dispense, che si concludevano con una serie di interrogativi sulla situazione del Gruppo in quel momento.

Quanto alle sessioni pubbliche, si riconferma che non devono essere semplici conferenze, ma occasioni per entrare in dialogo con i problemi del mondo e con la storia. Si deve creare lo spazio per un confronto, all’interno del Gruppo, tra le diverse persone impegnate nella vita professionale e pubblica, con tutto ciò che questo comporta.

Quanto al servizio, una importante decisione viene presa nell’incontro del 21 settembre, attraverso una votazione palese a significare la portata e la ricaduta delle stesse. Il Gruppo in quanto tale, non singole persone, assumeva come suo servizio prioritario alla comunità parrocchiale l’annuncio della Parola. È una scelta coerente con la vita del Gruppo ai suoi inizi, è una scelta impellente e ineludibile alla luce di quanto avevamo maturato nell’ascolto dei mesi precedenti, è un fatto nuovo perché prima solo alcuni portavano da soli questa responsabilità. Ora l’elaborazione, l’approfondimento e il confronto del piano catechetico troverà nel Gruppo la sua sede naturale. Negli incontri del Gruppo si affronteranno i problemi delle diverse catechesi giovanili. Un primo incontro ad hoc avviene l’8 dicembre. Il che non vuol dire che solo i componenti del Gruppo sono i catechisti della parrocchia.

Intanto sul versante delle sessioni pubbliche, in collaborazione con il Convegno Uomini, viene organizzato un incontro con il presidente provinciale delle ACLI milanesi, Praderi, per una riflessione sul tema “Le ACLI a Vallombrosa”, il 30 novembre. È un momento critico in cui le ACLI dichiarano finita la stagione del collateralismo nei confronti della Democrazia Cristiana. È stata una vicenda complessa, che ha avuto conseguenze sulla vita politica del paese e all’interno delle nostre comunità cristiane.

Nel gennaio 1970 la settimana sociale era stata a Genova e aveva consentito di entrare in contatto con la redazione della rivista “Il Gallo”. Anche per il 1971 si pensa di fare una esperienza nuova, quella di conoscere nuovi modi di impegno ecclesiale. Si pensa di andare a Friburgo: l’appuntamento, da gennaio è rimandato a marzo.

Le giornate previste per Friburgo, dal 2 al 5 gennaio, sono quindi occupate dall’approfondimento del tema del “servizio”, in parte a Lodi e in parte a Desio. Queste giornate sono precedute da una lettera di don Luigi in cui, dopo aver ringraziato il Signore per il dono della fraternità in Cristo, riconosce che la nostra è una esperienza privilegiata, per il dono elargitoci della sua Parola, che ci invita a riflettere, a ricercare, a contemplare, che ci affratella. Di fronte a così grande offerta di Dio, non si può non corrispondere con il nostro “sì”, in assoluta fedeltà e serietà, al servizio della stessa Parola nella comunità ecclesiale, e quindi in atteggiamento di apertura. In quattro giornate piene di incontri, ci mettiamo in meditazione sulla lettera di don Luigi e a riflettere sul tipo e modo di servizio nella catechesi giovanile parrocchiale.

Su questo punto fermo, oggetto di votazioni (21 settembre) e di approfondimenti (2-5 gennaio), si innesta l’esperienza di Friburgo: vogliamo vedere esperienze diverse, per un confronto e per coglierne i lati positivi, che si sono mantenuti e sviluppati in anni di attività. Andiamo dunque a Friburgo (18-21 marzo) sostanzialmente per tre motivi: conoscere l’esperienza di padre Loew che ha fondato una comunità i cui appartenenti vivono in piccoli gruppi di cinque-sei persone, che riconoscono come loro vocazione specifica una presenza attiva nel mondo del lavoro, entro il quale portano l’annuncio evangelico, che faccia sorgere altri analoghi gruppetti. Il secondo motivo è dato dalla presenza a Friburgo di un centro di studi catechistici, da cui si possono ricevere spunti interessanti per il nostro lavoro. Questa è una vera e propria scuola teologica (École de la foi) fondata dalle esigenze delle comunità presenti a Friburgo. Infine per vedere da vicino l’esperienza dei Piccoli Fratelli e delle Piccole Sorelle di De Foucauld).

35 persone a Friburgo, dunque, divise in tre gruppi per seguire da vicino queste tre esperienze e con momenti unitari di riflessione e di preghiera.

L’esperienza di Friburgo è così importante da condizionare la vita del Gruppo, almeno nei suoi aspetti organizzativi, nei mesi seguenti. Fanno molto riflettere soprattutto i contatti avuti con il Movimento Operaio Pietro e Paolo, la cui comunità è articolate in piccoli gruppi i cui componenti hanno una missione nell’ambiente di lavoro; si confrontano, attraverso le revisioni di vita, in un reciproco scambio condiviso, pregano. È immediato il confronto con la nostra esperienza: appare necessario a molti modificare subito l’assetto organizzativo del Gruppo, articolando l’attività secondo il metodo delle équipes. Siamo tornati solo da quindici giorni, il fermento è grande e Riccardo sente la necessità di ricordare che le modifiche strutturali serie possono nascere solo da una salda coscienza interiore e che le velleità si devono purificare, attraverso un processo di responsabile volontà operativa.  Don Luigi intanto – è Pasqua e in settimana festeggia il suo 25° di ordinazione sacerdotale – approfondisce il tema dell’ORA di Cristo in S. Giovanni con una omelia scritta per il venerdì santo e avvia la preparazione della settimana teologica di agosto a San Salvatore, che sarà proprio su quel tema.

Sui “Comunicare” di aprile, maggio e giugno il post-Friburgo occupa uno spazio rilevante, attraverso proposte di singoli e puntualizzazioni scritte di Riccardo.

Il 18 aprile, rilevato che la costituzione delle équipes può migliorare i nostri rapporti reciproci (che, nonostante i richiami di don Luigi sulla fraternità, restano non soddisfacenti), si propone la formazione delle équipes per lo studio teologico, per la revisione di vita e la correzione fraterna. Infatti si ritiene importante unificare il momento dello studio teologico con quello della condivisione. Si ritiene che altre équipes si potrebbero sviluppare a partire, per esempio, dall’impegno apostolico, piuttosto che dallo studio teologico, comune a tutti.

Dal “Comunicare” di maggio (17 maggio) si capisce che si sono già costituite due équipes e altre tre potrebbero formarsi in breve tempo; Riccardo insiste ancora sulla necessità della chiarezza in vista di un incontro a breve (motivazioni, scopi, criteri, vita di gruppo e/o vita di équipes) e con preoccupazione arriva a scrivere: <<per sperimentare occorre avere un “minimum” di convergenze sul che cosa si vuole fare!… Altrimenti è il caos e non ci si capisce più!! La qual cosa spesso succede nei nostri dibattiti, dove, anziché ricercare con pazienza ed umiltà i punti che ci uniscono, ciascuno fa la “sua sintesi dottrinale” e alla fine tutti restano come prima … in più arrabbiati per non essersi capiti>>.

A giugno risultano costituite altre sette équipes: tutti coloro che lo desiderano possono essere coinvolti, nessuno escluso. Ci si affida molto all’iniziativa personale e alla spontaneità, anche se c’è il rischio di chiusure. Per ora è troppo presto tentare un bilancio e la sperimentazione, finora, può considerarsi positiva.

Don Luigi, salvo interventi verbali di cui non è rimasta traccia, su questo argomento tace: e quando tace, è in posizione riflessiva, certo non entusiasta. A maggio ci scrive una lettera, “nell’esercizio del mio ministero presbiterale”, per ricordare il significato della nostra esperienza: ascolto della Parola nello Spirito; il Gruppo esige uno stato di continua conversione, che è stare faccia a faccia con il Cristo sulla croce, nella sua ORA; il Gruppo è servizio della Parola; vanno superate le difficoltà esistenti, legate alle differenze tra le persone; infine, rivolge a tutti l’invito alla direzione spirituale.

L’avvenimento più importante dell’estate è, in ogni caso, l’ordinazione sacerdotale di Mario, che ha trascorso l’ultimo anno della sua preparazione frequentando il Gruppo in tutte le sue articolazioni.

Si torna quindi a San Salvatore (dal 15 al 21 agosto) a meditare <<sull’ora di Cristo in S. Giovanni, ricavandone tutta la fecondità esistenziale per la fede personale e per la vocazione-missione di ciascuno nella chiesa e nel mondo>>.

– 6° anno – 1971-72

Il sesto anno della vita del Gruppo è caratterizzato dall’inizio delle sessioni pubbliche con i docenti della Gregoriana, che saranno chiamati per circa 25 anni, a testimonianza di un rapporto di stima nei confronti di don Luigi e della loro volontà di contribuire alla crescita di una singolare esperienza ecclesiale conosciuta ed apprezzata. Con alcuni di costoro si svilupperanno rapporti di maggiore intensità che vedremo nel corso degli anni futuri. Don Luigi non amava “propagandare” le proprie esperienze pastorali, per una serie di motivi che si possono ricondurre a questi: una innata timidezza, un senso di profonda umiltà e di obbedienza a restare nei limiti assegnati dal Vescovo, il timore di un eccessivo impegno al di fuori della diocesi (era già sollecitato come predicatore di esercizi spirituali e a confronti circa esperienze pastorali), il peso di una parrocchia impegnativa e ancora in ricerca di un proprio assetto. Tuttavia il Gruppo era conosciuto perché i suoi componenti ne parlavano (anche se non sono mai usciti manifesti per le strade cittadine a presentare le iniziative), perché i relatori delle sessioni pubbliche, a loro volta ritornati nelle proprie sedi, ne parlavano. Inoltre Riccardo, sollecitato dalla redazione della “Rivista del clero italiano”, nella primavera del 1972 scrisse un articolo per illustrare le caratteristiche del Gruppo.

Si riparte dunque dopo la settimana teologica di San Salvatore: don Luigi ha impostato le sue lezioni e meditazioni sul tema del rapporto tra i discepoli e il Messia e sulla sequela conseguente. È un momento importante che costringe ciascuno, e il Gruppo nel suo insieme, ad una seria verifica. Sotto questo stimolo incomincia il sesto anno. Seguono due mesi (settembre e ottobre) per riflettere sul programma. Sembrerebbe troppo, due mesi! In realtà per molti anni è stato così. Nell’articolo citato, a proposito, Riccardo si esprime così: “È infatti una caratteristica del Gruppo, all’inizio di ogni anno, mettersi in crisi e porre sotto una rigorosa verifica la sua vita e le sue iniziative… rischio di problematicismo… passato il momento del travaglio della ricerca… la vita del Gruppo esce fuori sempre più essenzializzata attorno a poche cose…. L’ultima verifica, durata ben due mesi di estenuanti discussioni…”. Sì, perché in primavera l’esperienza di Friburgo aveva suscitato interesse, entusiasmo, nuove decisioni, coinvolgimenti di molti in modo più attivo, e forse anche un po’ di confusione, già rilevata alla fine dello scorso anno da Riccardo. Ora bisognava riordinare i programmi, senza spegnere entusiasmi, ma ridefinire priorità e scartare – per il Gruppo, non per i singoli – quello che non gli era proprio. Andava, inoltre, riconsiderata la scelta del “servizio”, quella cioè di impegnarsi, come Gruppo, nella catechesi parrocchiale; ripensamento non tanto nella realtà in sé che veniva confermata, quanto nelle sue articolazioni coinvolgenti, almeno in forme di interesse partecipato, tutti i componenti del Gruppo. E si riparte proprio dalla catechesi con una serie di incontri di rielaborazione che interessano il Gruppo e anche tutta la comunità parrocchiale. Una lunga relazione di Riccardo (12 pagine) introduce i lavori del 26 settembre, affrontando le tre attuali dimensioni del Gruppo: la fraternità, da rendere più trasparente; lo studio teologico, da rendere più personalizzato; il servizio, da rendere più operativo.

Spesso, nei nostri incontri, si coglie indifferenza, passività invece di uno spirito di fraternità che deve essere una dimensione permanente del nostro essere. L’esperienza delle équipes non ha migliorato questo aspetto, che risulta ancora carente. Lo studio teologico, che è una nostra tipica dimensione, deve condurre alla scoperta del Figlio di Dio e della sua sequela, non può cioè restare un fatto di erudizione culturale; esso deve tradursi in atto di fede matura, in incontro con il Verbo nella contemplazione e nel servizio. A tal fine, visto l’aumentato numero delle persone e ricordata la necessità di un impegno costante e continuo, si propongono tre livelli di riflessione teologica, anche per superare le difficoltà rimaste nell’ultimo anno e non superate con la costituzione delle équipes. Il primo livello potrebbe avere come tema la Parola di Dio, il secondo la ricerca di Gesù, il terzo l’approfondimento scientifico sulla cristologia. In questo caso le équipes potrebbero avere una loro utilità sul piano della fraternità di verifica e condivisione dello studio e del servizio. Per il servizio, si ribadiva che la linea dell’impegno nella catechesi parrocchiale va proseguita con serietà.

A conclusione si profilano incontri di fraternità (uno al mese), uno di teologia (uno al mese, contemporaneo per i tre livelli), oltre agli incontri di équipes e alle sessioni pubbliche. Alla fine di questa lunga prolusione, Riccardo accenna alla responsabilità organizzativa del Gruppo che non può cadere sulle spalle di una sola persona, ma deve evolvere in forme collegiali.

Si parte quindi con questa articolazione e a dicembre abbiamo un momento importante con la venuta di padre Grasso, teologo docente alla Gregoriana, che tiene il ritiro di Avvento il 19 dicembre. È una presenza importante, perché padre Grasso sarà il primo di una lunga serie di gesuiti a venire al Gruppo. Don Luigi aveva contatti con il Biblico e la Gregoriana. Con una certa frequenza si recava a Roma e tornava ricco ed entusiasta dei colloqui avuti. Portava con sé libri e dispense; ricordiamo anche i testi preparatori del Concilio, già nel 1962. E insieme se ne discuteva. Ci faceva apprezzare la bellezza e le intuizioni nuove dei teologi più affermati: bastavano poche righe per introdurci in nuovi spazi di pensiero e di intuizioni di servizio ecclesiale. Padre Grasso, il primo ad aver visto l’esperienza di Lodi, confermerà agli altri docenti che l’esperienza di don Fioretti era interessante e che valeva la pena venire a Lodi.

Intanto i tre gruppi di teologia si trovano sotto la guida di Roberto (la persona e l’opera di Gesù nel Nuovo Testamento) tutti i sabati in oratorio; uno con Riccardo (cristologia giovannea); uno con don Luigi (vangelo di Matteo); mentre la équipes, la cui funzionalità resta incerta e nebulosa, sono – a fine 1971 – una o due al massimo. I sussidi non mancano; ogni mese ci si trova per un incontro di fraternità in cui si possono avanzare proposte di miglioramento (senza ricominciare da Adamo ed Eva); tuttavia si avverte il bisogno di condividere di più il cammino, affinché questo non si limiti ad un passivo ascolto di una catechesi specializzata. Già in febbraio Riccardo aveva notato una “scarsa partecipazione”, e poi ancora in aprile aveva osservato che la vita del Gruppo andava “avanti stancamente”.

Ritorna il desiderio di vedere altre esperienze: il fermento postconciliare ha sollevato nella Chiesa, non solo italiana, esperienze nuove. Noi eravamo convinti di partecipare ad un progetto innovativo; si leggevano riviste, si incontravano altre persone desiderose di rinnovati impegni ecclesiali, con caratterizzazioni spinte sul tema dell’incontro ecumenico, del servizio ai più poveri, del servizio civile sostitutivo del servizio militare.

Così nella primavera ’72 dobbiamo rilevare come, a questo momento di stanchezza, si risponde in due maniere. La prima è offerta da lettere ed omelie scritte da don Luigi e la seconda è data dalla tre giorni di San Salvatore dal 23 al 25 aprile.

Per il ritiro del 19 dicembre don Luigi ci lascia scritta la sua omelia e ci ricorda alcune caratteristiche della ricerca teologica, per la quale dovremo essere più oranti, restare con più tempo in meditazione-contemplazione di fronte all’Eucaristia, essere più sereni per “superare un ipercriticismo assurdo che rende impossibile la convivenza ecclesiale”. Inoltre il nostro servizio deve essere più generoso, più comunionale, più competente. Quanto alla sottolineatura sull’ipercriticismo, don Luigi si riferisce alle discussioni, spesso inconcludenti – e lo aveva già rilevato anche Riccardo -, che lo scorso anno erano seguite dopo la tre giorni di Friburgo.

Ancora un’altra omelia scritta per l’incontro di fraternità del 30 gennaio: sono ormai passate le “tante polemiche non chiarificatrici”, ci ritroviamo in un momento di fraternità che richiede conversione, apertura degli uni agli altri, condivisione di beni (“scambio di ciò che leggiamo, di ciò che troviamo, di esperienze di fede, di preoccupazioni… correzione fraterna fatta con carità delicata”).

In preparazione della Pasqua ci manda una lettera che ha per oggetto il sacramento della penitenza, l’esame di coscienza, la direzione spirituale, nonché lo studio della teologia.

La due giorni di San Salvatore di aprile si apre con un momento di ritiro spirituale e poi affronta tre temi vitali per la nostra esperienza: il servizio che ciascuno rende nella comunità cristiana, il nostro impegno di ricerca del Signore attraverso lo studio teologico, la nostra partecipazione al mistero di Cristo nella liturgia.

Le sessioni pubbliche sono concentrate alla fine dell’anno. Dopo il ritiro di Pentecoste, predicato da don Piloni del Seminario di Crema, a giugno viene prima il prof. Zaninelli della Cattolica a parlare della Octogesima adveniens, e poi il padre Mollat il 17 e 18 giugno. Questa è stata una presenza assolutamente eccezionale per l’alto valore del docente, una delle figure più significative dell’Università Gregoriana, che ci ha parlato sul tema “Il Cristo, sorgente dello Spirito Santo per gli uomini, secondo la dottrina del vangelo di S. Giovanni”. Conversando poi con il padre Mollat, nascono nuove piste di lavoro e di approfondimento; il padre Mollat si impegna a sollecitare suoi colleghi della Gregoriana a venire al Gruppo.

Sul numero estivo del bollettino parrocchiale numerose pagine sono dedicate a questo incontro e all’annuncio della prossima sessione pubblica con il padre Alfaro.

La settimana teologica non si effettua d’estate – c’è solo la proposta di una vacanza a Valnontey -: viene rinviata all’inizio di novembre.

– 7° anno – 1972-73

L’incontro con padre Mollat ha ridato nuovo slancio alla vita del Gruppo: si avverte una nuova volontà e le decisioni circa l’impegno nei confronti della Parola di Dio non sono più fatti isolati, tanto è vero che don Luigi, all’inizio del nuovo anno pastorale, in occasione della festa patronale di S. Lorenzo, avanza un nuovo progetto e lo realizza all’inizio di ottobre. Lancia e realizza una “settimana biblica” parrocchiale, proiettando su tutta la parrocchia i temi che erano stati affrontati dal Gruppo negli anni precedenti. Come quel gruppo di giovani aveva risposto bene alle proposte, così ora coinvolge altre categorie di parrocchiani per un iniziale accostamento alla Sacra Scrittura. I temi sono: che cosa è la Bibbia, come si legge, a che cosa serve. Chiama a parlare, alle mamme, ai lavoratori del Convegno, agli universitari e agli studenti, esperti quali don Bruno Maggioni, don Romeo Cavedo, don Carlo Ghidelli, don Antonio Piloni. Il lavoro trova una notevole rispondenza soprattutto nei lavoratori del Convegno, negli universitari (sostanzialmente, il Gruppo) e negli studenti. Questa seminagione è destinata ad avere un seguito proprio in questo anno.

Pure in ottobre nuova sessione pubblica: una presenza preziosa, direttamente collegata a quella del padre Mollat. Si potrebbe così dire: il discorso di padre Mollat che parla di Spirito Santo nel vangelo di Giovanni è per chi ha già fatto un certo percorso, ma per molti che sono in crisi di fede, molte persone anche di quelle che vengono a Messa alla domenica, ci vuole qualcosa di diverso. Ecco allora un altro docente della Gregoriana, il padre Alfaro, che ci parla dell’atto di fede, che cosa è, come coinvolge l’uomo. Prendendo lo spunto da questa presenza, ricordo due impegni collegati. Quando veniva qualcuno a parlare nelle sessioni pubbliche, vi era un momento organizzativo che cadeva sulle spalle del Gruppo: preparazione degli inviti e loro spedizione ad un certo numero di persone che ritenevamo interessate, qualche volta presentazione dell’argomento su “Il Cittadino”, organizzazione di pranzo-cena-pernottamento, trasporto da e verso aeroporti o Stazione Centrale di Milano. Don Luigi poteva sempre contare su qualcuno disponibile, dotato di mezzo proprio, Qualche problema c’era con i ritardi dell’aereo, per l’identificazione del relatore se non l’avevamo mai visto prima. Poi tutto si risolveva sempre per il meglio, in un clima cordiale. Solo una volta ci fu un episodio “anomalo”, in occasione del ritorno di padre Alfaro a Linate, quando la macchina di Riccardo ebbe una gomma bucata. Panico, ritardo, ma poi tutto si risolse con una cena a Linate, in attesa di un altro aereo. È un episodio curioso, che si è verificato solo una volta.

In occasione della venuta di padre Alfaro, don Luigi incomincia a preparare le sessioni pubbliche con la diffusione di dispense, fascicoletti: sono articoli del relatore, o dello stesso argomento del tema, che vengono fotocopiati e diffusi. Anche questo fa parte del grande peso che don Luigi si era assunto in questa organizzazione. E questi fascicoletti li distribuiva e li lasciava nelle chiese, in oratorio, e li dava in occasione di incontri personali.

Due settimane dopo la sessione pubblica di padre Alfaro, a Pianazze in provincia di Piacenza, ci sono gli Esercizi Spirituali sul tema “La sequela di Cristo nel vangelo di Giovanni”, valutati molto positivamente per il clima di attenzione, preghiera e riflessione.

Così si può ripartire per una normale attività, senza che questa possa essere interpretata come ordinaria amministrazione. Qualche volta – nota Riccardo all’inizio di novembre – le troppe parole non generano comunione, le troppe iniziative diventano motivo di dispersione; allora è bene recuperare l’essenziale. Il programma ordinario si fonda sulle lezioni di teologia (esegesi di Matteo) e sull’ora di adorazione del giovedì sera in oratorio. Questa è una iniziativa che è partita dal Gruppo, e che poi si è estesa con invito libero a tutti i parrocchiani. Proprio perché gli impegni per molti di noi sono tanti, assillanti e sembrano non lasciare spazio alla preghiera, questa viene riproposta con forza. Riccardo ci ricorda le parole di Balthasar: ogni azione che non ha radici nella contemplazione è condannata in partenza alla sterilità.

Le sessioni pubbliche, dopo quella con il padre Alfaro, saranno concentrate nei mesi prossimi.

In questi mesi don Luigi ci lancia due messaggi. Il primo è all’omelia scritta per il ritiro di Avvento: per stare alla presenza di Dio, sono necessarie alcune condizioni: la disponibilità, la povertà, il rifiuto di situazioni ambigue, la ricerca del Signore con amore. Il secondo è in una lettera di febbraio, in cui riprende i temi di una recente conversazione: il dialogo tra di noi, lo studio della Parola e il suo servizio attraverso il lavoro teologico e il lavoro spirituale.

In febbraio Riccardo lascia la guida del Gruppo e subentra Alino. Riccardo, adesso Alino e poi altri – lo vedremo in seguito -, chi erano: presidenti, segretari? Premesso che il ruolo fondamentale era di don Luigi, alle altre figure di responsabili stavano altre grandi responsabilità. L’organizzazione, certo, ma anche l’animazione, il collegamento tra gli amici del Gruppo, tra il Gruppo e il resto della parrocchia, il colloquio aperto con tutti per cogliere la necessità di nuove attività, per modificare le esistenti, per rinforzare la fraternità, per stimolare e stare vicino a coloro che erano in difficoltà; soprattutto in rapporto e in colloquio speciale con don Luigi. Si incominciava a cogliere un certo diradarsi delle frequenze da parte degli sposati e da parte di chi era in Seminario o già prete. In diversi momenti della vita del Gruppo abbiamo avvertito il problema, e il collegamento, in qualche fase, restava un filo sottile (il “Comunicare”, qualche telefonate o un veloce incontro); ma credo che la preghiera tra di noi, soprattutto quando qualcuno aveva difficoltà a venire, non sia mai mancata. E questo ci ha consentito di durare 40 anni, e oltre. Ci eravamo detti che non eravamo noi a costituirci in gruppo, ma il Signore che ci chiamava. Se ci guardiamo indietro, non possiamo non dire: era vero!

Di queste assenze Alino si preoccupa in aprile e in luglio, quando propone a tutti di mettere per iscritto le difficoltà incontrate nella fedeltà alle iniziative del Gruppo.

Subentra Alino, dicevo: dopo oltre sei anni (e quali tormentati anni!) è bene che Riccardo respiri un po’, per modo di dire, perché va ad animare il Convegno Uomini in piazza San Lorenzo. Quell’impegno del Gruppo di sostenere le catechesi parrocchiali si avvia ad essere reale e don Luigi può citare con soddisfazione che nei confronti dei più giovani, studenti non facenti parte del Gruppo, si stanno impegnando Franco e Domenico. Mariarosa ed Annamaria, oltre ad Alino.

In marzo, due incontri di apertura: viene chiamato Ranci Ortigosa a parlare sul tema “Coscienza cristiana e scontro di classe nella società italiana attuale”. Inoltre il Gruppo è invitato a partecipare ad una due giorni degli uomini del Convegno a Luino. É un iniziare a mescolarsi! Come pure al campo scuola dei ragazzi delle medie e delle superiori <<i membri del Gruppo sono chiamati ad una seria responsabilità nella conduzione delle vacanze>>. Per quelli del Gruppo, il campo scuola non è una vacanza! In realtà, sempre i più anziani hanno fatto da guida ai più giovani negli aspetti organizzativi, ma anche negli altri, per esemplarità di comportamento, testimonianza di serietà in un dialogo aperto e costruttivo.

Ci avviamo alla fine dell’anno con due momenti di eccezionale importanza: la sessione pubblica con il padre Martini e la settimana teologica a Luino.

La presenza del padre Martini è stata per noi di grande aiuto; figura di alto riferimento, per la serietà degli studi, l’intelligenza pastorale di vescovo, la profondità del biblista, lo abbiamo conosciuto nel maggio del 1973 e siamo andati a trovarlo nel gennaio del 2007 a Gerusalemme: un lungo e fecondo cammino di incontri con noi e con don Luigi in particolare.

Padre Martini viene il 30 e il 31 maggio, ci tiene tre incontri sul tema “Il Gesù storico e il Gesù della fede”, preparati da qualche opuscolo ciclostilato diffuso da don Luigi. Padre Martini è colpito dall’attenzione e dall’entusiasmo con cui i giovani del Gruppo seguono le sue lezioni e pongono interrogativi e riflessioni. È un rapporto lungo con il card. Martini. Qui vogliamo solo ricordare che quando venne a metà degli anni novanta per la festa di S. Bassiano in Duomo, don Luigi andò in sacrestia dopo la Messa a salutarlo. La prima cosa che gli disse fu: “Come va il Gruppo?”. Ed erano un po’ di anni che non si vedevano.

La settimana teologica di Luino in agosto, sul tema del “Discorso della montagna”, è impostata sul modello di quella di Villazzano del 1970: ogni giorno, per quattro giornate piene, una meditazione, una omelia e due lezioni. Don Luigi riserva a sé le omelie e una lezione; il resto è distribuito a noi: Giancarlo, Alino, Mari, Ermanno, Franco, Annamaria, Mariarosa, Amelia, Pietro e Roberto.

– 8° anno – 1973-74

Prima ancora degli incontri per la consueta programmazione, si incomincia subito con una sessione pubblica di grande rilievo: è con noi, il 15 e 16 settembre, il padre De La Potterie s.j., insigne biblista che tornerà ancora a Lodi; questa volta ci parla del cap. 10 del vangelo di Giovanni, della parabola delle pecore, del pastore e della porta. Stabilisce uno speciale rapporto con don Luigi, già avviato negli incontri avuti a Roma intesi a sviluppare le relazioni con i docenti del Biblico e della Gregoriana. Un altro specialista di San Giovanni, come padre Mollat e come padre Malatesta, che verrà da noi a metà degli anni ’70. L’impressione che ne ricavavano questi illustri specialisti è conservata in un biglietto che padre Mollat fa pervenire a don Luigi tramite il padre Latourelle: “Le sono molto riconoscente del suo fedele ed amichevole ricordo… Sono stato felicissimo delle buone notizie che egli mi ha dato del suo incontro con Lei, con i giovani, con la sua parrocchia così vivente e dinamica”:

Il programma è pronto a metà ottobre e il 21 si riprende con la lezione di teologia sul vangelo di Matteo. Anche questa volta c’è una serie di incontri di preparazione, con diverse proposte; si ritorna a parlare di piccoli gruppi per favorire lo studio della teologia. In realtà l’assetto organizzativo si modifica, perché Domenico e Franco a settembre entrano in Seminario; i gruppi di catechesi da loro guidati subiranno cambiamenti. Ma la partecipazione agli incontri domenicali è, nel complesso, assicurata: anche Ermanno, che è già in Seminario, è attivo nel formulare proposte.

Del programma del Gruppo parla don Luigi nel bollettino di ottobre, tutto dedicato alla vita pastorale della parrocchia. Il Gruppo era importante per don Luigi e per la parrocchia. Sembrerebbe che il Gruppo occupasse tantissimo tempo e tantissima attenzione. È vero. Ma in parrocchia non c’era solo il Gruppo: su quaranta pagine di programma pastorale, il Gruppo occupa solo tre pagine; a tante altre attività don Luigi dedicava attenzione, coadiuvato da don Egidio Uccellini in oratorio e da don Miro Pulicelli. In quel programma don Luigi osservava che lo studio della teologia veniva tradotto in un impegno per molti, <<la fatica della catechesi settimanale in qualcuno dei gruppi (giovanili o adulti) della parrocchia>>. A conclusione ricordava che “il Gruppo è aperto a tutti coloro che ne accettano l’esperienza globale e faticosa”.

Il secondo impegno di rilievo, dopo la sessione pubblica con il padre De La Potterie, è costituito dagli Esercizi Spirituali a Leggiuno dall’1 al 4 novembre. Li tiene il padre Di Pinto s.j., docente al Biblico, che prima di partire per Leggiuno celebra una Messa vespertina in S. Lorenzo. Tema è il discepolo del Signore, che si collega alla settimana teologica di Luino e all’argomento del corso di teologia domenicale sul vangelo di Matteo. Agli Esercizi don Luigi ci prepara con una lettera, sul silenzio assoluto da tenere a Leggiuno; saranno ben sei le lettere che riceveremo questo anno.

I frutti del Concilio nel rinnovamento liturgico continuano a farsi sempre più evidenti: il tradizionale “breviario”, libro della preghiera dei monaci poi esteso ai sacerdoti e ai religiosi, viene sostituito dal nuovo testo “La liturgia delle Ore”, pubblicato in latino nel 1971 e poi tradotto nelle varie lingue. Si diffonde rapidamente la preghiera delle Lodi e dei Vespri. Non è facile capire questa nuova preghiera e in particolare cogliere la ricchezza e la bellezza del salmi, distribuiti nel ciclo delle quattro settimane. Allora ecco due sessioni pubbliche in gennaio di Barbaglio sul tema dei salmi. A gennaio facciamo anche un ritiro, dal quale origina la seconda lettera di don Luigi di quest’anno. È una lettera … pesante, scritta con la consueta delicatezza, ma pesante perché entra nel vivo di una problematica vissuta in quell’anno. Abbiamo già visto come vi erano già state tensioni, ai tempi della “contestazione”, quando qualcuno voleva impegnare il Gruppo anche su problematiche e verso un impegno socio-politico accentuato. Abbiamo visto poi che l’esperienza di Friburgo aveva generato una serie di gruppetti per lo studio e la condivisione: ma erano più la confusione e la critica non propositiva, che una crescita di vera fraternità. Anche la ricerca di altre esperienze straniere, che pare ben vista da qualcuno desideroso di conoscerle di più, negli anni passati non aveva convinto don Luigi e, sulle prime, aveva fatto nascere malumore. Poi questi motivi di tensione si erano attenuati. Ne sorgeva uno nuovo: nel fervore delle iniziative a favore degli emarginati, avevano richiamato la nostra attenzione le situazioni di povertà, in Italia e nel terzo mondo, nonché i disagi dei portatori di handicap. Alcuni di noi si erano impegnati con volontà e dedizione.

Tuttavia a don Luigi questo impegno di alcuni di noi appariva non equilibrato con i principi ispiratori della vita del Gruppo. Don Luigi scrive nella festa della conversione di S. Paolo, parla di missione e di servizio, di edificazione della chiesa che per Paolo era l’annuncio del vangelo e il servizio ai poveri. Parla di una serie di equivoci: andare ai poveri e agli altri per un istinto naturale, per una certa soddisfazione, per una certa moda, invece di andare perché chiamati a conversione da Cristo, convertirsi fin nelle midolla del nostro essere, servire il Cristo negli altri. Il servizio non lo inventiamo noi, lo riceviamo dal Signore; non è mettere in piedi qualche iniziativa, ma una dimensione di fondo della vita; andiamo ai poveri perché chiamati dal Padre in Cristo a portare l’annuncio della liberazione. Molti poi sacrificano il servizio all’idolo della professione; converrà anche dissipare l’equivoco di una politicizzazione ad oltranza del servizio. Il servizio è al centro della comunità ecclesiale, perché è il risultato dell’accoglienza della Parola e della celebrazione dell’Eucaristia.

In primavera, oltre alle consuete attività (esegesi sul vangelo di Matteo, ritiri, ora di adorazione settimanale), ci sono incontri di rilievo: la sessione pubblica del padre Latourelle che, il 2 e il 3 di marzo, ci parla dell’autenticità storica dei vangeli; e il ritiro quaresimale, introdotto da una lettera di don Luigi, tenuto in Seminario dal padre Neuenheuser, preside dell’istituto liturgico S. Anselmo di Roma. In aprile don Luigi ci esprime preoccupazioni per la necessità di riorganizzare la struttura di catechesi in oratorio: gli sembra di notare in noi un calo spirituale e che il ritenere il volontariato elemento chiave per un servizio ecclesiale possa diventare rischio o sinonimo di disimpegno. A questa lettera del 4 aprile allega copia di un articolo della Civiltà Cattolica dal titolo “La tentazione del nuovo cristianesimo”: equivoci che nascono dall’interno della chiesa, deviazioni di pensiero, abbandoni del sacerdozio, motivi di sofferenza per Paolo VI, e necessità di riordinare le idee. Sono le settimane che precedono il referendum sul divorzio: avverrà il 12 maggio e gli elettori non abrogano la legge istitutiva del divorzio, approvata dal Parlamento nel 1970.

Una mattina di primavera viene a Lodi il grande teologo von Balthasar, con cui don Luigi e Roberto avevano già allacciato rapporti. Visita breve in una conversazione per chi di noi si era potuto liberare all’ultimo momento: era un grande dono che veniva a coronare una serie di incontri di altissimo livello teologico e spirituale. Di questa visita resta una scheda di presentazione dell’istituto secolare da lui fondato: eravamo sempre alla ricerca dei modi migliori in cui coloro che non avevano scelto ancora uno stato di vita potevano essere illuminati anche da esperienze straniere. Inoltre dalla conversazione avuta a Lodi, don Roberto ricaverà elementi per la pubblicazione di un articolo.

In maggio un’altra sessione pubblica: il padre Zedda sull’escatologia matteana; ne è annunciata anche una del prof. Melchiorre su “speranza cristiana e speranza marxista”, che invece si terrà a dicembre.

Ancora tre note per questo ottavo anno del Gruppo. La prima è una lettera di don Luigi da Lourdes; è una lettera scritta il 7 maggio ad amici, con una straordinaria limpidezza ed apertura. L’uomo di studio, ma anche il pastore pronto a richiamare le sue pecore (v. lettera di gennaio), si apre a confidenze inimmaginabili. Ci dà un esempio di fraternità, in una “giornata che è certamente una tappa importante nella mia storia personale sento il desiderio di comunicare con voi che potete capire. Ho fatto la Via Crucis perché ieri sera ero pervaso da un senso di peccato: troppo poco ricerco il Signore; troppo poco ricerco la sua Parola; troppo poco guardo <Colui che abbiamo trafitto>; troppo poco sto sotto la croce a ricevere <l’acqua e il sangue>; troppo poco sto sotto la croce per aprirmi all’effusione dello Spirito.

Durante tutta la Via Crucis sono stato preso, come in un torchio, dal mistero dell’obbedienza (qualcosa del genere era incominciato in me nell’incontro con Balthasar a Lodi, nel mio studio: <nessuno che sia cristiano può minimamente sfuggire all’obbedienza>, egli disse…

La Chiesa sotto la croce appare quello che è: il frutto dell’obbedienza alla volontà del Padre. Noi siamo salvati e fecondi (cioè siamo la Chiesa) solo se nel silenzio dialogale diciamo il nostro <Sì, Padre!>…

Ho pregato per ciascuno di voi, fissandovi negli occhi dal profondo della grotta di Lourdes: ho pregato perché la ricerca della Parola divenisse in voi, in ciascuno di voi (uomini e donne) passione personale e comunitaria, amore violento fino al sacrificio; ho pregato perché la ricerca della Parola nelle Scritture, fermento della preghiera, vi facesse trovare il volto dell’Obbediente, vi colpisse il profondo della coscienza dove ognuno è se stesso e inizia il dialogo nella sincerità, vi spingesse nell’umiltà al dono di voi stessi senza reticenze e resistenze, senza calcoli e diffidenza, senza timori e dilazioni. Ho pregato così, in alterna vicenda, dalla mattina alle 6 e 10 al mezzogiorno circa, perché non potevo non pregare.

Ho ripreso l’itinerario nel pomeriggio… Fu un pomeriggio straordinario. All’inizio dell’itinerario non percepivo nessuno presente: come se non fossero esistiti, perché mi sembrava d’aver altro da fare. Anzi, ero piuttosto infastidito da espressioni ingenue di preghiera, da esteriorismi dissipanti, che mi sembravano folklore…

Lentamente quegli <altri>-non- interessanti mi apparvero fratelli: gente lontana per esperienza di vita, gente lacerata nelle membra. Sentii una parola del Signore rivelarsi con una imperiosità sconcertante: <Quando due o tre di voi saranno riuniti nel nome mio, io sarò con loro>. Fin che io ero con me stesso, la mia preghiera era un monologo. Quando ascoltai la sua Parola tutti i presenti divennero in qualche modo miei interlocutori: ricevevo da loro la testimonianza della loro fede semplice (ed è Parola eloquente!), guardavo i malati che silenziosi portavano la loro croce. La Croce che avevo contemplato nei simboli ed avevo ricevuto nel Segno al mattino, nella basilica sotterranea di Lourdes mi si è svelata nella <carne> degli ammalati (e ce n’era di ogni genere) …

Nel freddo di quella basilica ho risentito un senso nuovo nella parola della sequela: <Chi mi vuol seguire, rinneghi se stesso, prende la sua croce e mi segua>. Quegli ammalati, umili e fiduciosi, trascinati dai barellieri, e immersi nel Rosario di un popolo immenso, mi son parsi <la sequela di Cristo>. Ed ho avuto vergogna: a me fu data tanta parola di Dio che era appello personale e privilegiato, ma in me non c’è stata tanta generosità quanta ne vedevo in quegli ammalati che offrivano la loro condizione per la Chiesa e per la salvezza del mondo. Noi riceviamo la chiamata, ma restiamo nella nostra comodità (materiale, affettiva e spirituale), rifiutando, magari, la missione. Quegli ammalati, nel dolore, han fatto del silenzio la contemplazione ristoratrice ed han donato se stessi per gli altri.

Frasi, queste, che ci danno una dimensione forse diversa di quel don Luigi che negli anni della giovinezza avevamo come parroco e guida del Gruppo, soprattutto ripensando a come lo abbiamo visto negli ultimi due anni di vita.

Il secondo avvenimento è la consacrazione diaconale di Roberto il 29 giugno: lo stesso pomeriggio battezzerà in S. Lorenzo la figlia di Lalla, sposatasi nel 1972 (è il secondo matrimonio di una del Gruppo!).

Il terzo avvenimento è la settimana teologica del Getsemani a Casale Corte Cerro dal 27 al 31 agosto, sul tema della sequela nella Chiesa.

– 9° anno – 1974-75

L’inizio del nono anno di attività (1974-1975) sembra non presentare innovazioni né momenti di straordinarietà: si profila un anno tranquillo di ordinari incontri e di ripetizione di attività. Il Gruppo sembra ormai essersi stabilizzato. C’è chi partecipa assiduamente, c’è chi partecipa in modo saltuario; ogni tanto c’è qualche faccia nuova; qualcuno riappare dopo un po’ di assenze.

La prima nota scritta è una lettera di don Luigi del 2 settembre: prelude al solito incontro di programmazione e ce ne espone le linee principali, unitamente ad alcuni prospetti parrocchiali. La conclusione suona un po’ diversa: “Preghiamo perché il Signore sviluppi i germi di rinnovata fraternità che sono emersi al Getsemani. Preghiamo perché il cuore non si stanchi, il filo non si spezzi e la luce non ci manchi”. Si intravede un accenno di possibili innovazioni, in questo sviluppo della fraternità.

Ad ottobre, dopo incontri e colloqui, sono confermate le linee del programma: lo studio teologico sul vangelo di Matteo, l’ora di adorazione settimanale, i ritiri e le sessioni pubbliche. Queste dovranno avere due ambiti: il primo è una <<ricerca sulla Chiesa, ambito in cui si esprime quella fede personale>> di cui ci hanno parlato i maestri invitati negli scorsi anni; il secondo abbraccia il problema del rapporto chiesa-mondo nella nostra coscienza e per il quale Mari avanza una serie di proposte scritte da approfondire.

Nelle cosiddette “vacanze dei morti” ci sono gli Esercizi a Leggiuno, sul discepolato nel vangelo di Luca, predicati da mons. Bergamini di Modena e ai quali don Luigi ci prepara con un’altra lettera.

Ce ne saranno sei, di lettere di don Luigi, quest’anno, a sottolineare l’importanza del momento che attraversiamo.

L’unica sessione pubblica di quest’anno è in dicembre, il 15: viene il prof. Melchiorre della Cattolica a parlare sul tema “speranza marxista e speranza cristiana”; era un incontro già programmato per il mese di maggio e poi rinviato. È l’unica sessione pubblica: segno di un certo disagio e difficoltà di scegliere i temi. Se ne discute ancora, ma soprattutto per l’ambito chiesa-mondo non si giunge a nessuna determinazione concreta.

A dicembre, un avvenimento atteso, l’ordinazione sacerdotale di don Roberto, sabato 21 dicembre. È un avvenimento che riempie tutti di gioia, che poi sarà sempre ricordato, al quale ci prepariamo con una più intensa e raccolta preghiera di ringraziamento.

Il giorno dopo don Roberto celebrerà la prima Messa presso il Carmelo di Piacenza. Lì si trovava suor Germana, che aveva lasciato la parrocchia di S. Lorenzo per entrare nel Carmelo di Verona il 1° ottobre 1963; poi era stata a Vicenza, ove il 6 giugno 1968 aveva fatto la professione solenne; e infine a Piacenza, da dove, qualche anno dopo, sarebbe uscita – con il consenso dei superiori – per assumere altre funzioni nella diocesi di Milano e, poi, in particolare quella della segreteria del card. Martini. In quella veste l’avremmo ancora rivista a Gerusalemme nel gennaio del 2007.

Don Luigi, all’inizio del 1975, ci ricorda più volte questa figura, sia in prossimità del 6 giugno, sia per ricordare il suo singolare carisma, donato alla Chiesa.

Di carismi, infatti, si parlerà molto in questi primi mesi del 1975. L’esperienza del Gruppo è in atto da nove anni, e ci sono motivi per una riflessione più di fondo che non quella dovuta alla programmazione annuale. È diffusa la sensazione che bisogna fare un bilancio: il peso delle lezioni teologiche e della preparazione dei sussidi è tutto sulle spalle di don Luigi, la composizione e la frequentazione del Gruppo subisce trasformazioni (gli sposati hanno figli piccoli, quattro di noi sono in Seminario, due sono già ordinati sacerdoti), Alino avverte con una punta di rammarico in novembre che “l’entusiasmo va affievolendosi gradualmente col dimenticarsi delle esperienze fatte”…, che si incomincia a pensare alla inutilità degli incontri: per questo la nostra fedeltà va rafforzata. A dicembre Alino, che ha presente l’esperienza del Gruppo e della Scuola della Fede, ricorda il rischio di accantonare il messaggio con un “roba vecchia!”, l’atteggiamento di indifferenza con “cose sapute e risapute”, possibile di fronte alla predicazione dell’Avvento. Invita a reagire, ma ancora in marzo ricorda che non pochi degli amici che erano con noi all’inizio ci hanno abbandonato. Il suo non è un messaggio di pessimismo o di rinuncia: è un invito continuo (un Comunicare ogni mese!), un richiamo alla fedeltà verso gli impegni presi, pur nella consapevolezza che è necessaria una ristrutturazione del Gruppo.

E alla fine don Luigi rompe gli indugi e invia a tutti una lunga lettera: sollecitato da molti a fare un bilancio del Gruppo, ci offre una riflessione sul passato e sul futuro.

Siamo stati insieme per la “nostra comune ricerca di Cristo: … questa deve restare assolutamente primaria nel nostro futuro”. Dopo Friburgo, in quei giorni difficili, ci siamo definiti “ascoltatori della Parola, per servirla” e lo Spirito ha fatto emergere una molteplicità di carismi. Abbiamo ricercato Cristo nella Chiesa attraverso le Scritture e per questa scelta non pochi ci hanno lasciato. Ci siamo impegnati nella preghiera, l’adorazione settimanale, la meditazione personale, la direzione spirituale e gli Esercizi Spirituali nel silenzio. E qui don Luigi fa un bilancio della sua presenza presbiterale, una speciale missione in mezzo a noi: “scrutare quali erano i carismi di ciascuno, promuoverli e metterli in comunione perché servissero alla Chiesa”. Alcuni si sono ritirati dall’impegno nel Gruppo e se “questo fu causato dai miei difetti, io domando perdono”.

Carismi diversi nel Gruppo, che sono una ricchezza, e che ci procurano momenti di difficoltà, che evidenziano il mistero della Chiesa: “una moltitudine di carismi diversi, ma tutti in profonda comunione con quel Signore che li ha donati nella sua ORA”.  “Il Gruppo ora si presenta come una fraternità di carismi, richiamata al suo radicalismo dalla vita monastica di suor Germana”; per questi motivi gli “sembra di dover riformulare il Gruppo come <fraternità di carismi nella Chiesa e per la Chiesa>”: tra le due definizioni non c’è contrasto, perché non c’è carisma se non nell’ascolto della Parola. Ci ispireremo alle Scritture, i carismi diventeranno illuminazione, ci sottoporremo a verifiche, ci daremo un aiuto vicendevole, anche mediante la condivisione discreta dei beni spirituali e materiali, superando ogni forma di estraneità spirituale, in costante comunione di preghiera: vi potrà essere una comunità orante con la nuova Liturgia delle Ore, nuovo “grande capolavoro di spiritualità liturgica”. “La certezza che preti e laici del nostro Gruppo celebrano la grande preghiera della Chiesa, dà a tutti la gioia di essere assieme davanti al Signore”. Superando ogni forma di pigrizia, tutti potranno contribuire a “realizzare concretamente questa fraternitas di carismi”.

Prima di definire le iniziative concrete del nostro futuro, sarà necessaria una profonda riflessione personale e comunitaria, che ci impegnerà nei prossimi mesi.

E a proposito della comunione di preghiera, così ci scrive a pag. 14 di questa lettera del 27 febbraio 1975: “Il Signore sa come io per tanti anni abbia portato davanti a Lui i vostri problemi, le vostre scelte, le vostre decisioni. Egli sa benissimo quanto voi siate stati presenti nelle mie conversazioni (umilissime) con Lui. Se un po’ di bene ho fatto a voi, è proprio perché sempre vi ho avuti presenti nella preghiera, anche quando le circostanze e le situazioni mi rendevano piuttosto <duro>”. È un tono confidenziale che abbiamo già udito nella lettera del 7 maggio scorso da Lourdes.

Mentre incomincia la riflessione su questa lettera – e sarà una riflessione più ampia rispetto a quelle seguenti ad altre lettere – si avvicina la Pasqua e don Luigi ci ricorda (con lettera del 19 marzo 1975) l’adorazione, la revisione di vita, la povertà e l’impegno verso i giovani della Scuola della Fede, quasi a completare e a suggerire piste concrete dopo la lettera del 27 febbraio.

Ad aprile Alino osserva che stiamo vivendo un passaggio assolutamente nuovo della nostra storia: non è la solita crisi, e la risposta incomincia a prendere forma attraverso incontri a gruppetti. Quando arriveranno le risposte scritte, saranno pubblicate su Comunicare in vista dell’incontro del 6 giugno, che don Luigi ci ricorda essere anniversario della professione solenne di suor Germana. Anche questo carisma della vocazione monastica – ci aveva scritto – in febbraio – deve essere tenuto presente nel Gruppo e dal Gruppo.

Intanto in questa primavera c’è un interessante contributo di Claudio Vitelli, che ci tiene tre incontri sulle parabole del Regno nel vangelo di Matteo.

Il Comunicare di sedici pagine del 5 maggio contiene le risposte scritte, di persone singole o che insieme hanno riflettuto. La nuova strada della “fraternità di carismi” incomincia a farsi luce e non vi sono risposte contrastanti e nemmeno tiepide. Vi è tuttavia la preoccupazione di calare la nuova linea in schemi organizzativi, nuovi o tradizionali rinnovati, in modo che questa sia percepita. I seminaristi (Ermanno, Zu, Domenico e Franco) provano a vedere gli strumenti per rendere visibile questa fraternità di carismi nei nostri momenti tradizionali dell’ascolto della Parola, della fraternità (i ritiri minimi serali e le famiglie come centri di accoglienza) e del servizio; Antonio e Margherita riflettono sul ruolo delle famiglie nel Gruppo (e fanno qualche osservazione anche a nome di Alberto e Milena, terza famiglia del Gruppo dal 31 agosto 1974); il Bobi, da Milano, raccomanda di tenere ferma la lectio mensile di don Luigi; Carla Dedè, sul tema della fraternità, come pure Grazia, Giancarlo e Alino, sottolineano la continuità tra le due formula caratterizzanti la vita del Gruppo e, alla luce dei cambiamenti delle persone che lo frequentano, cercano gli strumenti più idonei per vivere la fraternità dei carismi.

Alla fine di maggio, nuova lettera di don Luigi, “prima di recarmi a Roma alla <memoria degli Apostoli>”. Vale qui la pena ricordare come don Luigi amasse recarsi a Roma, all’Annunziata a Firenze, a Lourdes e poi a Gerusalemme. Non erano solo viaggi, erano occasioni di incontri, erano momenti speciali di preghiera: tutti noi ricordiamo quanto amasse andare all’Annunziata solo per pregare. Eravamo giovanissimi o più maturi, ma questo suo andare per pregare ci faceva riflettere. Dunque nuova lettera, anche con contenuti nuovi. L’età della maturità porta con sé tentazioni sul modo di vivere la famiglia, la professione, la vita pastorale; sono pagine “senza peli sulla lingua”: la fraternità dei carismi è un modo per vincere queste tentazioni. Sottolinea la fraternità orante, con la recita seria della Liturgia delle Ore.

Dopo l’incontro del 6 giugno, don Luigi in luglio, in un’altra lettera, rilancia il tema, delinea una sintesi degli interventi e comunica il programma della settimana teologica. Apre con un ulteriore momento di “durezza”, ma è di serietà, che era e resta l’unica strada possibile: “prima di decidere sulle forme concrete da dare alla nostra fraternità di carismi” – che quindi appare unanimemente condivisa – “è grave dovere di ciascuno di voi di decidere sulla dimensione ecclesiale da dare alla propria vita personale (pensiero, amore e azione)”. Chi non lo volesse fare “è pregato di abbandonare la nostra strada”. Dagli interventi di questi mesi si confermano i momenti della “riflessione teologica, con la marcata accentuazione di ordine biblico”, dei ritiri spirituali, degli Esercizi, della problematica chiesa-mondo, dell’importanza del “Comunicare”.

Infine l’annuncio della settimana teologica, a Vercurago dal 26 al 30 agosto, sul tema della Chiesa.

– 10° anno – 1975-76

Due argomenti importanti erano rimasti in sospeso lo scorso anno: le sessioni pubbliche – o altre iniziative – per affrontare il tema “chiesa-mondo” e la realizzazione della “fraternità dei carismi” annunciata da don Luigi in febbraio, e poi da noi approfondita con interventi orali e scritti. Vedremo come, nel corso di questo decimo anno, tali tematiche troveranno risonanza o realizzazione.

Negli ultimi mesi del 1975 don Luigi è impegnato a ristrutturare i locali adiacenti alla chiesa di S. Agnese, al primo piano. È stata finora realizzata la Sala San Giovanni, al piano terreno, nella ex sacrestia, in cui è stato collocato l’affresco della crocifissione che si trovava nel vano sottostante il campanile. Sono lavori impegnativi, perché da decenni – o secoli? – non si era mai messo mano; la distribuzione degli spazi (un ampio corridoio lungo tutta la fiancata destra della chiesa) è poco soddisfacente. In ogni caso si riesce a recuperare un piccolo appartamento per il custode, ventidue stanzette (box) con letti, due sale comuni, una cucina con servizi, nonché un altro locale al piano terreno. Il tutto a disposizione dei vari gruppi parrocchiali: noi ci consideravamo i primi destinatari di tutta quell’operazione, perché quasi ogni settimana eravamo lì. In realtà in questa Casa dell’Annunciazione don Luigi concentrerà tutti i ritiri delle varie scuole per giovani e adolescenti e i loro momenti formativi più importanti realizzati a Lodi.

Inoltre nel Comunicare di ottobre Alino ci invita a pregare per la Scuola della Fede, che si trova in un momento difficile.

Sullo sfondo di questi problemi riprendiamo le nostre attività già in ottobre; il Comunicare di Alino sottolinea due elementi: l’importanza della preghiera e, di conseguenza, dei momenti di ritiro spirituale per concentrare la nostra attenzione sul Signore, e una proposta per lo studio del tema “Fede e impegno politico”, che è una traduzione più esatta della formulazione sbrigativa chiesa-mondo. È uno schema molto ampio e ricco di bibliografia, che viene sopravanzato da due fattori altrettanto importanti che ci impegnano: la ormai imminente apertura della Casa dell’Annunciazione (il sedersi attorno ad un tavolo! Una cena calda invece di freddi panini! Uno spazio più ampio per conversare!) e gli Esercizi Spirituali a Vercurago. Questi saranno predicati dal padre Malatesta, con il quale conserveremo – per lungo tempo – uno specialissimo rapporto anche se i momenti di incontri sono stati pochi: novembre 1975, maggio e dicembre 1976, estate 1988, inizio 1997 ed ottobre 1997. Un rapporto straordinario sul quale avremo occasione di ritornare. A fine febbraio, così ci scrive don Luigi: “Sono stato ultimamente a Roma… alla Gregoriana … un tempo notevole con il padre Malatesta. Vi ricorda tutti con molta amicizia e con grande interesse”.

In tema di fraternità dei carismi la documentazione scritta non consente di dire che si siano fatti passi avanti nel senso di modifiche organizzative o strutturali. Vi sono puntualizzazioni da parte di don Luigi, che mantengono in noi viva l’attenzione. Nella lettera di invito agli Esercizi sottolinea che la presenza a Vercurago “potrà essere la strada per il recupero di quella fraternità di carismi che dovrebbe diventare il nostro progetto. Sarà faticoso avviarne la realizzazione, ma credo che il Signore ce lo chieda”. Promette un suo intervento in merito nell’ultimo giorno di Esercizi. Viene poi e parla su questo argomento a tutti: ne segue una conversazione “coram populo” tra lui e padre Malatesta, il quale tanto viene convinto che un anno dopo verrà per il ritiro dell’Avvento con una meditazione sulla fraternità. A giugno poi manda una lettera per invitare il Gruppo e la Scuola della Fede al ritiro di Pentecoste e così, tra l’altro, si esprime: “Per il Gruppo attendo che traduca in atto (non solo nei desideri) la fraternità dei carismi, prendendo decisioni realistiche che siano coinvolgimenti delle singole persone per un apporto positivo e non soltanto attendismo di chissà quali sviluppi: la fraternità la dovremo costruire noi e non cadrà dall’alto!”. Nell’invito (6 luglio 1976) alla settimana teologica di Santa Caterina Valfurva sul tema della Chiesa, così si esprime: “Credo anche decisivo un serio lavoro di rinnovamento del senso della Chiesa, se vogliamo giungere nei fatti alla scoperta reale della fraternità dei carismi… Mi amareggia profondamente la privatizzazione dei carismi: …sposati …presbiteri …consacrati nel mondo… è venuto il tempo di uscire dalle parole per passare ai fatti, è questione di serietà”.

Prima di ricordare come viene sviluppato il tema “Fede e impegno politico” attraverso una serie di sessioni pubbliche straordinarie, varrà la pena dire qualcosa sulla vita ordinaria del Gruppo in questo anno.

Innanzitutto la piena disponibilità della cucina della Casa dell’Annunciazione a partire dall’8 febbraio 1976 e, a partire dal 13 marzo, giorno del ritiro “grande” (sabato e domenica) di Quaresima, ci si incomincia anche a dormire. Alino, nei suoi “Comunicare” insiste per una assunzione maggiore di responsabilità da parte di tutti. Insieme a don Luigi ha la sensazione di un rilassamento generale, di una certa estraneità tra di noi, di una diminuita frequenza (diserzione!) alla Messa quotidiana delle 18; ma proprio quest’anno si registra – nell’attività ordinaria – un nostro ruolo più incisivo: per lezioni e ritiri si alternano Franco, Graziella, Ermanno, Fabrizio, Roberto, Riccardo, Maria Rosa (alcuni di noi coinvolgono anche altri del proprio gruppetto con cui studiano il tema della Chiesa), nonché don Giuseppe Ponzoni che diventa sacerdote il 26 giugno 1976.

A febbraio viene annunciato il prossimo ingresso di Gigi in Seminario e il matrimonio di Amelia con Piero Corso il 14 febbraio 1976. È il quarto matrimonio!

Con le sessioni pubbliche primaverili si affronta il tema “Fede e impegno politico”, secondo le specializzazioni che i relatori della Gregoriana disponibili possono offrire. Il Vescovo diocesano mons. Oggioni, informato dei temi che si intendono discutere nelle sessioni pubbliche, chiede di aprirle a tutti in un servizio alla diocesi e offre il Seminario come sede più capiente.

C’è in noi ancora qualche resistenza e diffidenza per le critiche che sentivamo ancora nei confronti delle nostre attività. Ma non potevamo rifiutare un invito del Vescovo. Tuttavia varrà la pena segnalare, a fine di queste lezioni, un particolare rilevato nel mese di luglio.

Nel numero appena precedente la domenica 7 marzo, “Il Cittadino” pubblica l’elenco di tutte le iniziative previste, senza dire che erano un servizio del Gruppo alla diocesi. Non era necessario, si potrà dire. Però la “dimenticanza” viene notata. Allora si incomincia, il 7 marzo con due lezioni del padre Giacomo Martina s.j. che trattano “la presenza dei cattolici nella vita pubblica italiana dal risorgimento al centro-sinistra: riflessioni di uno storico”. Dopo quindici giorni viene il padre Giuseppe De Rosa s.j., redattore della Civiltà Cattolica, a parlare su due temi: “Evoluzione dottrinale e politica del Partito Comunista Italiano” e “Fede cristiana e scelta socialista”. Dopo altri quindici giorni, il 4 aprile è la volta del padre Wetter s.j., anche lui docente alla Gregoriana, che ci parla del tema “Marxismo e ateismo”. Si concluderà in maggio (il 27, giorno dell’Ascensione) con il padre Martini sul tema “Fede e impegno politico nella Sacra Scrittura”. La sera precedente, tuttavia, in Sala San Giovanni ci parla sul tema “La resurrezione di Gesù Cristo oggi” e ci dice, tra l’altro, che il padre Malatesta “si sta preparando con grande gioia” a venire da noi a predicarci il ritiro di Pentecoste. Questo ritiro prevede tre meditazioni: è conservata quella con il titolo “Aiuto fraterno reciproco nella comunione con Gesù. Riflessione sulla lavanda dei piedi: Gv. 13,1-20”.

Di queste sessioni pubbliche in Seminario circolano tra di noi i testi delle lezioni o articoli preparati sugli stessi argomenti (padre Martina, padre De Rosa, padre Wetter e padre Martini): ma “Il Cittadino” non riferisce più niente. Solo in luglio riporta con evidenza una lettera di Antonio Achille (lodigiano, trapiantato a Roma con incarichi di responsabilità nell’Azione Cattolica) che, avendo letto un ciclostilato con il testo della lezione di padre Martina, critica il modo in cui è presentata l’azione dei cattolici italiani nella vita sociale e politica del paese. Ma non era stato presentato in precedenza il contenuto degli incontri del padre Martina! Qualcuno di noi dice che non vi è stata obiettività nel riferire questa sessioni pubbliche.

Ma le nostre attività estive continuano con gli incontri domenicali (anche in luglio!) e con la settimana teologica a Santa Caterina Valfurva (padre Dhanis s.j. sul tema della Lumen Gentium, dal 21 al 25 agosto). Sul modo in cui si è arrivati a scegliere il tema, vale la pena ripercorrere il percorso, perché erano sul tappeto due proposte. La prima, portata avanti dal gruppetto che si occupava del tema “Fede e impegno politico”, consisteva nel riproporre questo tema anche alla settimana teologica. Poiché tuttavia il tema era stato ampiamente trattato nelle sessioni, questo gruppetto (Antonio, Alino, don Luigi, Riccardo) propose la Lumen Gentium.

La seconda proposta (gruppetto di Grazia, Carla P., Carmela, Graziella, Pietro, Maria Rosa, Piergiorgio, Umberto) nasceva dall’esigenza di conoscere e di approfondire il discorso sui carismi e quindi pensava che alla settimana teologica si poteva fare uno studio approfondito del carisma del matrimonio.

Vinse “naturalmente” la prima proposta, anche perché era disponibile il padre Dhanis che si era specializzato nella Lumen Gentium.

Alla settimana teologica, Gianfri annuncia il suo prossimo matrimonio – il 9 settembre – con Giancarlo Volpari.

– 11° anno – 1976-77

La settimana teologica di S. Caterina Valfurva (una casa infelice, per chi la ricorda, addossata alla chiesa, all’inizio del paese, con i muri a vista in cemento non rifiniti, fredda!) ha visto le lezioni del p. Dahnis sulla Lumen Gentium. E proprio la Lumen Gentium sarà l’argomento centrale degli incontri del Gruppo nel suo undicesimo anno, 1976-1977.

Anche quest’anno si incomincia con una lettera di don Luigi (21 settembre) che inquadra e riordina tutte le attività del Gruppo, alla luce delle sue sollecitazioni dello scorso anno in tema di fraternità dei carismi. Incomincia con il ringraziare il Signore per la nostra esperienza, ci invita ad un esame di coscienza per superare ogni pigrizia e resistenza per riprendere il cammino con slancio rinnovato, al servizio della Parola nella comunità cristiana. E in tema di carismi così si esprime: <<Ciascun carisma è della Chiesa, per la Chiesa, nella Chiesa. Non abbiamo il diritto di privatizzarli minimamente…>>. È un linguaggio duro: <<tutto ciò che abbiamo ricevuto era “dono” entrato, attraverso noi, nella Chiesa di Dio e come tale non può essere privatizzato>>. Anzi è necessario trovare il modo di irradiare quei contenuti che ci sono stati offerti.

Seguono i consueti incontri per la programmazione delle attività. Ogni volta si cerca di approfondire il tema della fraternità dei carismi. Tra incontri di programmazione e incontri per dibattere quell’argomento, ci si vedrà almeno sei volte tra settembre ed aprile.

Dopo una lezione sull’Apocalisse, per la quale non appare chiaro il collegamento con un prima e un dopo, dal 30 ottobre al 4 novembre si va a Vercurago agli Esercizi predicati dal p. Dumeige. Nella lettera di invito don Luigi ricorda la necessità di un silenzio totale, unito alla piena disponibilità in funzione della decisione. Insiste ancora sulla fraternità dei carismi, che sia resa più visibile e fondata sulla conversione interiore. A dicembre abbiamo il ritiro grande di Avvento con il p. Malatesta. Il tema è la fraternità, clima di vita dei discepoli del Signore, diviso in due parti: il mistero della fraternità cristiana e il volto concreto della fraternità cristiana. Sono meditazioni che cadono su un ambito molto dibattuto e che ci fanno pensare, pregare e riflettere; in breve tempo vengono stampate e distribuite; saranno oggetto di riflessioni comunitarie in più di un incontro.

A gennaio un’importante modifica organizzativa: si costituiscono le équipes, i cui responsabili formano il Consiglio, del quale è segretario Pietro, poiché Alino assume altri impegni nella comunità parrocchiale. Don Luigi sottolinea come il Consiglio deve essere uno strumento di fraternità e le équipes il luogo dove si vive la fraternità e dello studio comunitario della Parola di Dio. Quarantasei persone suddivise in cinque équipes, i cui responsabili (Mariarosa, Pietro, Titti, Mari, Graziella) con tutti gli altri si impegnano a presentare al Gruppo un capitolo della Lumen Gentium. È un impegno faticoso, ma che riesce a coinvolgere molti e viene portato a termine nel giro di un anno: dal febbraio ’77 al febbraio ’78 tutti riferiranno al Gruppo in uno o più incontri di sintesi. A conclusione della lettera del 3 gennaio 1977 con cui è presentata questa modifica organizzativa, don Luigi torna a <<dire una parola fraterna ai preti e agli sposati del Gruppo. Non lasciatevi prendere dalla tentazione delle tante cose da fare, fino a dimenticare ciò che vi può alimentare in una maturazione costante: il clima di fraternità del Gruppo ha bisogno della vostra presenza visibile ed interessata, fino all’entusiasmo>>. A gennaio era atteso il p. Vanhoje, ma non può venire. In occasione della settimana per l’unità delle Chiese viene il p. Dupré, sottosegretario. È un segno che il Gruppo è attento alle vicende della Chiesa e, su di un punto così cruciale, non vuole far mancare presenza e interessamenti. Stampata la meditazione di p. Malatesta, ci si ritrova il 6 gennaio per esprimere le risonanze che ha destato nel nostro animo. Numerosi interventi orali e poi anche scritti, inviati a tutti in febbraio, di parte di Domenico, Graziella, Carla, Gigi e Mari. A febbraio il ritiro di Quaresima predicato da don Roberto (non più assiduo ai nostri incontri, perché assegnato come coadiutore a Codogno, presso l’Oratorio maschile) e la visita pastorale di mons. Oggioni (pochi mesi prima del trasferimento alla sede episcopale di Bergamo). In marzo, oltre ai consueti incontri sulla Lumen Gentium, abbiamo il ritiro grande di Quaresima predicato dal p. Dahnis, la partecipazione ad alcuni incontri presso il Convegno su tematiche sociali (il diritto di famiglia, trasformazioni nella società italiana, evoluzione della CISL) e una sessione pubblica straordinaria con il p. Beyer sugli stati di vita.

Dopo il dibattito del 6 gennaio sulla meditazione del p. Malatesta sulla fraternità, la discussione riprende il 3 e il 9 aprile con numerosi interventi riportati sul Comunicare di aprile: Fabrizio, Graziella, Mari, Margherita, Domenico, Gigi, Tina, Chiara, Alino, Costanza, Pietro. Per maggio sono programmati tre incontri al Convegno del p. Brunetta del Centro S. Fedele sull’aborto, sulla droga e sulla società violenta. Sono incontri molto affollati e seguiti da ampi dibattiti. Nel mese di maggio va segnalato un incontro a Triuggio tra alcuni di noi (Mariarosa, Grazia, Riccardo, Mari, Chiara e Pietro) e un gruppo di Cinisello Balsamo impegnato a trovare una strada nuova come gruppo ecclesiale in una parrocchia senza essere capiti dal parroco.

Ci si avvia all’estate; non ci saranno né Esercizi, né Settimana Teologica. I motivi non sono espliciti. Lo scorso anno era stata trattata la Lumen Gentium, che ora è in via di approfondimento dalle équipes con un buon impegno da parte di tutti. Poiché non se n’era parlato per tempo, pare che pochi abbiano giornate libere a fine agosto. Inoltre don Luigi non è riuscito e non riesce a trovare qualche persona qualificata per predicare gli Esercizi e consiglia di recarsi singolarmente o a gruppetti presso case appositamente dedicate. Un gruppetto di noi va a Lentate sul Seveso. Don Luigi intanto è in fase di completo ripensamento dell’itinerario formativo dei giovani e pensa che la Settimana Teologica potrebbe affrontare tematiche utili al lavoro pastorale nei mesi seguenti.

Intanto il 25 giugno una nuova ordinazione sacerdotale: è don Ermanno che era stato con noi quasi dall’inizio del Gruppo, anche se originario della parrocchia di Villanova Sillaro.

Dai Comunicare e dalle lettere conservate, sembra che don Luigi non abbia tenuto lezioni particolari e che, dopo aver ribadito con forza e toni quasi accorati il tema della fraternità dei carismi, si sia messo alla finestra ad attendere che il gran dibattito seguito faccia scaturire un impegno preciso in quel senso. Restano tuttavia due suoi manoscritti, intitolati entrambi “Il Gruppo” – Studio di teologia 1976-1977. L’uno è l’Antico Testamento come vicenda storica e l’altro è l’Antico Testamento come comunità ecclesiale. Sembra che queste lezioni non siano mai state fatte né dattiloscritte. Come mai? Chi lo ha conosciuto sa che don Luigi studiava e scriveva in vista di lezioni future, senza finalità precisate. Questo tema era del resto parallelo a quello della Lumen Gentium e forse pensava di utilizzarlo in futuro. Noi studiavamo perché dovevamo tenere qualche incontro o lezione. Don Luigi studiava e scriveva perché per lui era un dovere approfondire la Parola di Dio che gli si era manifestata.

– 12° anno – 1977-78

Sono sempre le lettere di don Luigi a caratterizzare i tornanti più aspri della vita del Gruppo. Aveva lanciato la proposta della fraternità dei carismi, come nuova definizione del Gruppo, ma su questa non aveva ottenuto proposte convinte né in un senso né in un altro. Le attività erano, per la verità, proseguite e anche in modo innovativo, con la piena partecipazione delle équipes che avevano studiato e riferivano circa i capitoli della Lumen Gentium. Ma don Luigi aveva colto nuove difficoltà, forse anche dal fatto che per l’estate non gli era giunto un forte e comune appello, con conseguente disponibilità, per la Settimana Teologica o gli Esercizi. C’è una strana situazione: quasi che mentre si continuano le attività, don Luigi parla al vuoto, nessuno – o quasi – lo ascolta. Ed ecco allora che, alla ripresa autunnale, si interroga: il Signore vuole che si continui o che si chiuda l’attività del Gruppo? È per lui un momento difficile, in cui la situazione non gli sembra per niente chiara: ci sono troppe assenze, alcuni non hanno nessun tipo di impegno nella Chiesa, altri tengono come nascosti i propri carismi (in precedenza li aveva definiti come privatizzati), avverte in altri una certa allergia alla sua persona. Le perplessità le ha superate nella preghiera: il Gruppo non può interrompersi perché per alcuni è importantissimo, perché la sua interruzione comporterebbe la sospensione degli studi teologici avviati, perché la Chiesa ha bisogno di rendere visibile la sua comunione attraverso la fraternità.

Si può andare avanti, ma in modo nuovo non in senso sociologico, ma in una esistenza di fede che assume la povertà non nelle parole ma nei fatti. Lo specifico del Gruppo resta la fraternità dei carismi da promuovere nella nostra interiorità perché si traduca in molteplicità di relazioni interpersonali. Per far crescere questa fraternità dei carismi, don Luigi dice: ascesi personale, preghiera comune, studio teologico <<come strade dell’incontro con il fratello che dona lo Spirito>>.

Proprio perché non ha una grande vita organizzativa, il Gruppo va scelto quasi quotidianamente e sorretto da una interiorità lucida, attiva, operante. Il Gruppo non è il luogo per il tempo libero, ma il cuore di ogni altra esperienza. In sua assenza, il Gruppo dovrà approfondire e discutere questa lettera.

Ci si avvia ad uno <<stato di “sospensione” del Gruppo circa la sua fisionomia>> (Comunicare del 3 marzo 1978).

Ma, a cavallo tra il ’77 e il ’78, non tutto è fermo né nel Gruppo, né intorno al Gruppo. Invece, proprio in questo periodo – tra la prima lettera di don Luigi del settembre 1977 e la seconda del 19 marzo 1978 – si registrano alcuni fatti importanti.

  1. Il più vicino a noi è dato dalla presentazione dell’itinerario formativo per i giovani della nostra parrocchia: sono le linee di fondo della catechesi giovanile attraverso i vangeli. Avranno così origine la Scuola di Cristianesimo (i primi due anni delle superiori) con il vangelo di Marco; la Scuola dei Discepoli (gli altri tre anni) con il vangelo di Matteo; la Scuola della Fede (gli universitari) con il vangelo di Giovanni. È la conclusione di una serie di studi e di confronti (tra cui quelli con p. Martini, non ancora arcivescovo di Milano): di questi ha lungamente parlato don Roberto nella pubblicazione uscita in parrocchia in occasione della morte di don Luigi. Alle persone del Gruppo disponibili don Luigi affida la responsabilità dei gruppi di catechesi giovanile. Solo in un secondo tempo, quando il gruppo degli universitari si ingrossa e si differenzia per età dei partecipanti, istituisce, per gli universitari dei primi due anni, la Scuola di Testimonianza con il vangelo di Luca.
  2. A settembre si tiene a Verona un importante convegno promosso dall’Università Cattolica, sul tema del laicato: ve n’è un breve accenno. Vi partecipano Riccardo, Franco (che è già diacono) e Antonio. Tanti altri avvenimenti, che allora ci passavano intorno e ci colpivano, non lasciavano nessun segno sui Comunicare. Così non si era detto niente – ma tra di noi ne parlavamo, eccome! – del convegno della Chiesa italiana dell’autunno del 1976 “Evangelizzazione e promozione umana”, che aveva come moderatori il prof. Lazzati, p. Sorge s.j., e mons. Bartoletti segretario della CEI, deceduto proprio nell’imminenza del convegno. Don Luigi aveva stretti rapporti con mons. Bartoletti, nella cui diocesi (Lucca) era stato più volte a predicare e a parlare. A proposito di mons. Bartoletti, don Luigi scriverà nella successiva lettera del 10 marzo 1978 <<la scomparsa di mons. Bartoletti è stata per me lo spegnersi di una luce che ho accolto dalle mani del Padre, cercando di capire che cosa poteva significare per il futuro l’assenza di una personalità fraterna, tanto stimolante nella “sequela Christi”>>.
  3. E ancora tra gli avvenimenti che non trovano eco, nel 1978, la manifestazione più violenta delle Brigate Rosse con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e della sua scorta (16 marzo 1978); e poi, dopo, la morte di Paolo VI, l’elezione e la morte di Giovanni Paolo I, l’elezione di Giovanni Paolo II, l’approvazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza del mese di maggio. E, nel 1977, l’ingresso in diocesi di mons. Magnani.
  4. Una fase di “sospensione”, ma anche di attività tra la prima e la seconda lettera: c’è un’esperienza di preghiera fatta tra Natale e Capodanno da Mariarosa, Eugenio ed Emilio, che si sono recati a S. Mauro Torinese presso una comunità dei padri Somaschi. Varrà la pena dire qualcosa di Emilio, che ha fatto con noi un pezzo di strada: nativo della bassa lodigiana, dopo alcuni anni in Seminario è uscito e, dopo un periodo di lavoro e di studio, si è fatto monaco camaldolese. Fanno dunque una preziosa esperienza di preghiera e toccano con mano altre esperienze, tra cui il Cottolengo, nella diocesi di Torino retta allora dal card. Pellegrino. Ne danno un resoconto di tre pagine sul Comunicare del 10 gennaio.
  5. Proprio su questo Comunicare si definisce il nostro logo con il versetto degli Atti 2,42: “E tutti erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera”, con cui si apre ancora il nostro Comunicare dopo trent’anni.
  6. Le attività ordinarie del Gruppo sono scandite dal Comunicare, che in questi anni è firmato da “Il Consiglio del Gruppo”: le équipes sono in funzione e riferiscono regolarmente negli incontri domenicali; ma i momenti di unione e di fraternità a livello di tutto il Gruppo non sono soddisfacenti.

C’è una sessione pubblica l’11 e il 12 febbraio con il p. Vanni s.j. sulla passione in S. Giovanni, e un’altra il 2 e3 marzo con il p. Sabourin su ecclesiologia e passione secondo Matteo; il 18 marzo il ritiro grande di Pasqua, sera, mattina e pomeriggio.

Dopo sei mesi di solitudine e di silenzio, don Luigi torna a scriverci (19 marzo 1978): in questi mesi ha notato risposte di fraternità, ma anche reticenze radicate, assenze e anche reazioni risentite. Ma ci invita ad assumere con decisione questo suo scritto, facendone oggetto di preghiera personale e comunitaria.

Con l’esperienza dell’ascolto della Parola e del suo servizio ci siamo messi sulla strada per divenire vir ecclesiasticus nella virginitas cordis. È una strada difficile, perché quando nella maturità ci si immerge nel mondo, si incontra il “principe di questo mondo”. Lo stato crescente di virginitas cordis va in parallelo con la crescita della fedeltà al Cristo, e nel Gruppo si alimenta questa fedeltà sull’esempio del “sì” di Maria. Per dar volto alla virginitas cordis è necessario privilegiare la spiritualità dei consigli evangelici di obbedienza, castità e povertà. Per vivere la forma del vir ecclesiasticus dovrà essere continuamente rinnovata la fraternità dei carismi. Il Gruppo non ha una missione propria; solo nella promozione della fedeltà, nella fraternità dei carismi, sostiene la missione di ciascuno nella Chiesa.

Don Luigi si propone di intervenire con una nuova lettera nelle strutture del Gruppo, il suo inserimento nella Chiesa locale e qualche proposta di progetti.

Si apre nel Gruppo una nuova fase di riflessione, alla fine della quale ognuno dovrà rispondere. Ripensando ai consigli evangelici, di cui abbiamo appena letto, si decide di approfondire il tema della povertà.

Mentre si pensa alla povertà, che sarà il tema del prossimo anno, si conclude l’ecclesiologia della Lumen Gentium con una lezione di don Volta il 30 aprile,

A giugno l’ordinazione sacerdotale di don Domenico e di don Franco: tra i fedeli presenti in Duomo, il rettore della Cattolica prof. Lazzati.

Il 1° luglio il matrimonio di Graziella e Angelo: è il quarto matrimonio del Gruppo; e poi il 22 luglio è la volta di Carla e Piergiorgio.

Gli Esercizi sono stati decisi da molti mesi e sono predicati da don Roberto sulla Lettera ai Galati, dal 26 al 31 agosto al Getsemani di Casale Corte Cerro.

Nel 1976 era apparsa l’edizione italiana della TOB (Traduzione Ecumenica della Bibbia). Don Luigi, appena ne ha notizie, provvede a fare dei fascicoletti sulle introduzioni ai Sinottici e ai vangeli di Matteo e Giovanni.

Con la stessa presentazione grafica, e quindi presumibilmente nello stesso periodo, circolano i “Quaderni di teologia del Gruppo” con scritti di Schnackenburg, Feuillet e Martini.

– 13° anno – 1978 –79

Anche per questo anno è possibile trovare il filo conduttore che collega gli incontri di tutti e delle équipes, nonché dei ritiri spirituali. Il tema di fondo è dunque quello della povertà, sull’indicazione che don Luigi lo scorso anno aveva dato quando aveva additato la via dei consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza) come la strada maestra per la virginitas cordis.

Lo scorso anno era terminato lo studio sulla Lumen Gentium, e quindi sull’ecclesiologia, e si era accennato a seguire questa nuova pista.

Tuttavia la sollecitazione di don Luigi circa la fraternità dei carismi continuava a tenerci in tensione, perché ci interrogavamo sull’eventuale formula organizzativa da adottare in modo da vivere nel modo più efficace questo valore, con la presenza delle persone con stati di vita, impegno ecclesiale, professionale e sociale diversi, e talvolta molto diversi.

All’inizio di settembre – siamo nel 1978 (nei 33 giorni di pontificato di Giovanni Paolo I, di cui, come già detto, non c’è traccia nei nostri “Comunicare” rimasti dopo trent’anni) – ci ritroviamo per mettere a punto i temi di fondo del nuovo anno e le modalità organizzative.

All’inizio si constata – e non è la prima volta – che alcuni, pur dichiaratisi disponibili al Gruppo, non si fanno più vedere, anche senza spiegazioni; altri hanno motivi per diradare la frequenza: chi decide di partecipare, assuma questo impegno con estrema serietà o, lealmente, dica, per chiarezza, che ha fatto altre scelte. Si recupera il lavoro passato che viene guardato con positivo realismo: contatti personali, preghiera comune, lavoro di équipes, ritiri e discussioni positive. Sembrano infatti finite quelle interminabili discussioni degli anni precedenti, quando sembrava dover incominciare tutto daccapo e non concludere mai per un programma condiviso. Indubbiamente la maturità e l’esperienza vogliono pur dire qualcosa.

Così anche per quest’anno si sottolineano gli impegni dello studio teologico, della riflessione sapienziale sulla povertà, degli Esercizi, dei ritiri e della preghiera.

E qui vi è una nota di novità. Già negli ultimi due anni don Luigi aveva insistito sulla “Liturgia delle Ore” e sulla preghiera delle Lodi e dei Vespri, come impegno singolo e comunitario, secondo le linee che, come effetti del Concilio, stavano scendendo in tutte le comunità, anche mediante apposite pubblicazioni. Erano usciti i libri (copertina marrone, tanto per intenderci) comprendenti tutta la preghiera liturgica in un solo volume e, in tempo successivo, i quattro volumi (cosiddetti con la copertina verde) comprendenti tutte le letture di tutti i giorni.

L’insistenza è forte, ma anche l’accoglienza è pronta: si decide di dare spazio alle Lodi e ai Vespri. Chi non può trovarsi insieme, sa che gli amici – i fratelli del Gruppo – si trovano dopo la Messa delle 18 per il Vespro e alla mattina alle 7 in S. Agnese per uno spazio di preghiera con la recita delle Lodi. Questo impegno durerà per un po’ di tempo, più dell’anno in cui questo è stato lanciato, e costituirà un punto di riferimento anche per chi non poteva esserci, ma poteva pregare nello stesso momento e sugli stessi testi. Era un modo di intendere una speciale comunione che per qualche tempo ci ha significativamente accompagnati.

Tra settembre ed ottobre, tre incontri per programmare i prossimi mesi, con convinta partecipazione. Sul “Comunicare” di fine settembre sono riportati tredici interventi dell’incontro del 25 settembre.

Nel programma definitivo sono confermati gli impegni già annunciati con una nuova sottolineatura: lo spazio da riservare alla preghiera liturgica, sulla base di testi di meditazione che don Luigi si impegna a preparare per tutta la parrocchia, particolarmente nei tempi forti di Avvento e Quaresima. Si insiste anche sugli incontri feriali serali (si dà disponibilità di tre sere), oltre alla conferma degli Esercizi Spirituali di fine agosto.

Quando si dice degli impegni presi per tutto l’anno, a partire dal mese di ottobre, è doveroso precisare che non ci sono le date, gli argomenti e i relatori, così come siamo abituati a vedere e a fare negli ultimi anni. Sono indicazioni di temi e, volta per volta, vengono precisati date e relatori.

Da due anni all’inizio di novembre non ci sono più gli Esercizi Spirituali, regolarmente svoltisi per quattro anni dal 1972 al 1976. Infatti la giornata del 4 novembre non è più considerata festività, ma è giorno lavorativo; così pure l’Ascensione – giorno in cui avevamo tenuto alcune sessioni pubbliche – è spostata alla domenica successiva.

Sul “Comunicare” di novembre viene meglio precisato come verrà affrontato il tema della povertà, studiato prima nelle équipes, ciascuna delle quali riferirà poi a tutto il Gruppo. Vengono fornite a più riprese indicazioni bibliografiche e vengono dati a tutti sussidi ciclostilati e fotocopiati. Le équipes intanto si sono ridotte da cinque a quattro e, forse anche a seguito dell’esplicito invito a settembre di confermare la volontà di seguire gli incontri, le persone che compongono le équipes sono ridotte a 32, da 46 segnalate nel gennaio del 1977.

Allegato a questo “Comunicare” di novembre c’è l’unica lettera di don Luigi di quest’anno. Parla del tema della povertà e soprattutto dell’importanza della liturgia domenicale e della nostra preghiera con la Liturgia delle Ore. Continua l’appello alla fraternità dei carismi, ma in una luce più realista: “Perseguire la fraternità non è certamente fatto soltanto di ricerca, più o meno intellettuale, ma impegno continuo e costante di quella comunione che diventa condivisione cammin facendo, sotto la spinta dello Spirito. La vita ci porterà alla fraternità, se privilegeremo l’incontro sopra tutti gli altri impegni: l’incontro con i fratelli…”.

La settimana sociale degli adolescenti è a Roma: è il primo incontro con Giovanni Paolo II. In gennaio incominciano le relazioni delle équipes sulla povertà e continuano gli incontri al Convegno (questa volta è sul discorso di Solzenitcjin “Il mondo in frantumi”).

Il “Comunicare” di marzo annuncia il tempo quaresimale: non è il solito “Comunicare” con informazioni, programmi, avvisi, espressioni pur importanti della vita del Gruppo. Sempre in occasione dei tempi forti dell’anno liturgico, anche il “Comunicare” intende sottoporre alcune riflessioni di vita spirituale che segnano l’importanza dell’ora vissuta: così è per l’Avvento, la Quaresima, la Pasqua.

Intanto, un nuovo matrimonio: Rosanna si sposa il 18 aprile 1979 e andrà a vivere a Milano e poi a Viareggio.

Quest’anno è ricordato anche per la sessione pubblica di p. De La Potterie, che ritorna dopo qualche anno: ci parla in aprile sul tema “Dio Padre negli scritti di S. Giovanni”. Le relazioni vengono stampate in un fascicoletto.

Per la prima volta viene al Gruppo p. Klemens Stock, che ci seguirà in molti altri incontri: a Pentecoste ci tiene il ritiro sul tema della preghiera in S. Marco. Ancora il p. Stock ci terrà dal 24 al 28 agosto gli Esercizi Spirituali a Bienno.

A conclusione del lavoro di quest’anno vale la pena ricordare ancora due elementi: il primo è dato dall’impegno delle équipes che tra maggio e giugno riferiranno sugli studi fatti in tema di povertà nell’Antico Testamento, nei Vangeli, negli Atti degli Apostoli e nei testi delle Clarisse.

Il secondo è uno scritto di Grazia, che riferisce della lettura di un libro (“Il lungo cammino” di B. Zoffoli, l’insegnante bolognese che ha fatto un pellegrinaggio a piedi a Lourdes) dal quale è stata particolarmente colpita.

– 14° anno – 1979-80

Questo anno della vita del Gruppo è compreso tra una lettera di don Luigi del 14 settembre e gli Esercizi di fine agosto a Gazzada. La prima lettera, espressione delle sue riflessioni e delle sue preghiere dopo gli Esercizi, porta con sé “qualche proposta”, che troverà sviluppo nella stessa lettera e nel lavoro dei mesi successivi. Il primo punto è per la fraternità dei carismi: <<non basta la riflessione intellettuale per raggiungerla>> (anche se si è studiato bene e con impegno), la vita di fede richiede che <<si muoia a se stessi, si cambi radicalmente la vita>>. Gli altri punti riguardano più esplicitamente la vita del Gruppo: è <<il luogo nel quale, con rinnovato slancio, passa la formazione permanente nostra>>; però dobbiamo impegnarci di più negli incontri con metodicità e coinvolgimento personale. La nostra esperienza <<può coagularsi attorno alla Parola proclamata nella liturgia della domenica>>. Il nostro atteggiamento dovrebbe essere <<lasciarsi dischiudere alla fraternità dalla Parola che compie il nostro avvenimento (la conversione)>>. Si va quindi verso un programma incentrato su incontri settimanali sul tema della liturgia della Parola della domenica successiva, su revisioni di vita incentrate sul tema della povertà, e su sessioni pubbliche per continuare la riflessione su Dio nella rivelazione e nel mondo attuale.

Infatti ci saranno molti incontri di approfondimento di due temi: uno è quello della povertà, unitamente a quello dell’obbedienza (un altro dei consigli evangelici che lo scorso anno don Luigi ci aveva invitato ad approfondire) e l’altro è quello sulla natura e la vita del Gruppo. Dall’esterno questo ritornare con frequenza e interesse a discutere sulla natura del Gruppo dopo tredici anni di esistenza potrebbe suonare strano e segno di debolezza, quasi una manifestazione di insufficienza nel riconoscersi e nel prospettare quindi un impegno per sé e per gli altri. In realtà lo scavare ogni anno dentro la nostra esperienza ha consentito di continuarla nel realismo di una verifica fatta anche questa nella fedeltà alla Parola e nella concretezza delle nostre situazioni personali e del nostro cammino spirituale. Ogni passo in avanti doveva avvenire in consapevolezza e rinnovata adesione ad una maturazione interiore che partiva dalla nostra conversione per arrivare ad una <<concentrazione cristologica >> convinta e piena.

Il cammino era sì personale, ma avveniva anche nella condivisione dei passi avanti compiuti e dei momenti di stasi con gli amici che intendevano fare lo stesso cammino spirituale condiviso.

Il primo incontro è del 23 settembre: si intende concludere – ma poi si vede che non sarà possibile – il tema della povertà. Don Luigi ci invita a interrogarci su tre aspetti della povertà: verso Dio, verso il prossimo, verso i beni del mondo. Anche la revisione di vita del 22 ottobre è dedicata alla povertà. Sullo stesso tema don Luigi dedica una parte della lettera del 18 novembre (su cui dovremo ritornare): è ora di passare dalle parole ai fatti, tenendo presente che <<la povertà è contrassegno essenziale del cristiano e della beatitudine (è un bene irrinunciabile)>>; propone a tutti una forma di autotassazione da destinarsi ad una borsa di studio per il nostro Seminario e alla pubblicazione dei fascicoletti.

Arrivano contributi scritti sul tema, che sono riportati sul “Comunicare” del 18 novembre. La proposta dell’autotassazione riscuote un certo successo: ogni mese è registrato un contributo fino a raggiungere a maggio la somma di £. 1.870.000. Oltre al tema della povertà che – abbiamo visto – resta vivo per tutto l’anno, emerge anche quello dell’obbedienza, dopo il ritiro di don Luigi della domenica delle Palme del 30 marzo.

Il fondamento dell’obbedienza va fatto risalire esclusivamente a Cristo; l’obbedienza del discepolo non può essere che il prolungamento dell’obbedienza del Maestro, nella contemplazione della sua obbedienza al Padre. Ma a conclusione della revisione di vita si sono posti alcuni problemi: criteri intermedi tra il principio universale dell’obbedienza a Cristo e alla Chiesa e le situazioni particolari in cui ciascuno si trova, ruolo del Gruppo nella ricerca di questi, interrogativi conseguenti sulla natura del Gruppo anche nelle sue articolazioni organizzative.

Il tema dell’obbedienza viene quindi a cadere nel pieno del dibattito che si era aperto a settembre quando la lettera iniziale di don Luigi aveva fissato alcuni criteri (fraternità dei carismi, luogo della formazione permanente, coinvolgimento personale, ecc.) per la vita del Gruppo: in diversi scritti e incontri si fronteggeranno le espressioni coinvolgimento personale ed estraneità spirituale, a indicare le tensioni mai sopite che accompagnavano il nostro cammino, nel quale non si potevano non riconoscere notevoli e concreti passi in avanti.

Con la consueta schiettezza, a proposito dei ruoli di ciascuno nella vita del Gruppo, don Luigi nella già richiamata lettera del 18 novembre ricorda il suo ruolo di presbitero che è <<essenzialmente un riconoscitore di carismi e un centro di comunione, un operatore di comunione>>. Tuttavia la comunicazione presbiterale può essere bloccata dall’indifferenza o dal rifiuto. La sua interiorità presbiterale si apre sulla nostra interiorità a portare l’annuncio della buona novella. Se la comunicazione appare meno palese perché manca l’accoglienza esplicita, sorge una <<inquieta interrogazione>> sul perché della lontananza. Se c’è comunicazione fra interiorità, il Gruppo non sarà un peso da sopportare ma un ambito di perenne freschezza. Non ci può essere comunicazione se c’è frettolosità negli incontri e dei dialoghi, se al dialogo si sovrappongono il silenzio o le battute su problemi seri. Sono osservazioni serie, queste di don Luigi, che lo tengono in uno <<stato di provvisorietà>>, mentre si sente <<profondamente turbato e preoccupato>>. Ma non rinuncia a portare la buona novella e rilancia gli incontri per condividere e approfondire la liturgia della domenica successiva, che vengono fissati alla sera del lunedì. Se insieme accoglieremo la Parola di Dio, se insieme pregheremo, nessuna comunione potrà essere infranta. In questo modo <<ritroveremo il luogo ecclesiastico della nostra formazione permanente, con quel che questo può produrre di fraternità. Ho rinunciato a parlare di fraternità perché ho percepito un rifiuto, ma non ho rinunciato a perseguirla, pur lottando “in spe contra spem”>>.

C’è preoccupazione, ma c’è anche la gioia dell’andare avanti nella sua missione.

Naturalmente gli incontri comunitari in cui si approfondivano i temi della povertà e dell’obbedienza nonché della vita del Gruppo non sono gli unici. Ci sono i consueti ritiri mensili brevi e quelli prolungati dell’Avvento, della Pasqua e di Pentecoste (quest’ultimo predicato dal p. Di Pinto che avevamo conosciuto nel 1973), nonché le sessioni pubbliche. Queste saranno ben quattro: si incomincia con mons. Festorazzi, che ci sarà maestro in una settimana biblica più di dieci anni dopo, il 13 e 14 ottobre sul tema: “Il Dio vivente fedele alla promessa, e il Dio vivente Signore della storia”. A novembre terremo una sessione pubblica in Seminario con il p. Nocent (il 24 e il 25) sul tema: “L’esperienza di Dio nella liturgia cristiana”. L’8 e il 9 marzo è la volta del p. Ancilli sul tema “L’esperienza di Dio nei mistici”; e infine il 26 e 27 aprile torna il p. Stock sul vangelo di Matteo e sulla figura di Gesù nella storia e nella Chiesa.

Un anno problematico, con discussioni franche, ma anche un anno aperto agli approfondimenti, in grado di arricchire chi con regolarità seguiva la vita del Gruppo. Un anno positivo, anche se dal punto di vista organizzativo si constata che non ci sono più le équipes e che quindi il ruolo del Consiglio, così come impostato due anni fa, si è esaurito, anche se non ci sono più i martellanti incontri domenicali con lezioni di teologia e di esegesi biblica. Molto positiva è l’esperienza degli incontri del lunedì sera: dalla riflessione sulle liturgie domenicali alla condivisione fraterna, veri momenti di fraternità incarnata, soprattutto quando si potevano utilizzare le dispense preparate da don Luigi. Il numero dei partecipanti è ridotto, ma la decisione di continuare è forte e condivisa.

Un altro aspetto positivo, presente quest’anno a differenza del passato, è la partecipazione più attiva nella preparazione del “Comunicare”. Ci sono contributi di più persone che esprimono proprie idee o vogliono far conoscere testi che hanno più fatto meditare.

Preparata da un apposito incontro di preghiera, sosteniamo l’ordinazione sacerdotale di Gigi del 14 giugno: la ricordiamo in modo particolare perché l’immaginetta-ricordo distribuita per l’occasione reca l’immagine della crocifissione affrescata in Sala S. Giovanni.

Gli esercizi di quest’anno sono a fine agosto, a Gazzada: è con noi il p. Ferraro s.j. e il tema è quello dei Sacramenti.

– 15° anno – 1980-81

Si nota un cambiamento nella vita del Gruppo, forse più di uno, a partire dall’inizio degli anni 80, come si può constatare dalla documentazione conservata.

Innanzitutto si fanno più rare le lettere di don Luigi, soprattutto non sono più dense di pensiero e di sollecitudini. Ormai l’attenzione di don Luigi si è spostata sulla realizzazione del progetto dell’itinerario della formazione giovanile. Scuola di cristianesimo, dei discepoli e della fede sono realtà assodate, ma che richiedono continue attenzioni. Le età dei giovani della scuola della fede aumentano e non sembra possibile un confluire di questi nel Gruppo. Anche in questo gruppo ci sono vocazioni matrimoniali e sacerdotali: don Luigi è impegnato a seguirle con discrezione e con spirito pastorale attento. Dalla scuola della fede si sviluppano i germi del Gruppo Famiglie che avrà un suo percorso formativo stabile dal 1982. Diverse coppie vivono la fase del fidanzamento frequentando la scuola della fede (i primi matrimoni ci sono poi nel 79 e nell’80). Luca Maisano è in Seminario e sarà ordinato nel giugno del 1984.

Il tono del “Comunicare” è diverso dai primi anni: l’incalzare impetuoso di Riccardo circa il modo di essere nel Gruppo e la necessità della presenza, aveva lasciato posto alla sforzo di Alino per la concretezza del servizio nella catechesi giovanile parrocchiale, assecondando l’esigenza sempre più pressante di apertura del Gruppo attraverso le sessioni pubbliche. Ora è la volta di Pietro, attorniato da un gruppetto di noi che forma il Consiglio del Gruppo; sono i responsabili delle équipes, con due impegni: innanzitutto favorire lo studio personale dei temi proposti e la loro presentazione a tutto il Gruppo; e in secondo luogo avviare, in concreto, quella fraternità dei carismi su cui don Luigi aveva insistito nelle ultime lettere. Ci aveva detto di passare dalle parole ai fatti e, in questo quindicesimo anno, si vede una minore astrattezza. Sono finiti i tempi delle discussioni interminabili sui principi primi. Il passaggio ad una fase nuova in questo anno si può riconoscere in questi tre fatti:

  1. Nell’ultima pagina dell’ultimo “Comunicare” dello scorso anno (giugno 1980), a proposito del <<ritornare alla nostra decisione iniziale di rendere gli incontri momenti di fraternità “incarnata”>>, così si legge: <<Si è condivisa la proposta di Riccardo di accostarci a temi di “teologia spirituale” o attraverso un testo unico che tutti leggeranno, o affrontando un unico tema (don Luigi proponeva la preghiera) in testi o brani che i singoli potrebbero presentare e commentare a turno>>.

Tre mesi dopo c’è la proposta del testo di L. Bouyer “Introduzione alla vita spirituale”. Lo studieremo e ne riferiremo. Su questi temi ci accompagneranno anche scritti di autori conosciuti (Mollat, Stock), che consentiranno una condivisione e una revisione di vita, anche attraverso i ritiri mensili.

Questo libro viene letto e approfondito con studio singolo e comunitario: in ogni caso, quando poi se ne parlava tutti insieme, si toccavano argomenti di vita spirituale che impegnavano ad una reciproca apertura avviando nei fatti una fraternità aperta. Su questo libro si faranno otto incontri, da ottobre a giugno. Partecipa anche don Mario, che in questi anni è coadiutore in parrocchia.

  1. Altro fatto nuovo, o meglio ripreso dall’esperienza dello scorso anno e approfondito: la liturgia domenicale che diventa oggetto di studio, di riflessione comune e di preghiera. Non siamo ancora al metodo della lectio divina, ma la strada è aperta. Ci si impegna soprattutto, ma non solo, nei tempi forti dell’anno liturgico, utilizzando le dispense preparate da don Luigi. Anche qui registriamo nove incontri.
  2. E poi il “Comunicare” tende a cambiare stile: ora raccoglie di più le espressioni di voci diverse, non è più scritto solo da Pietro. Inoltre si dà spazio a riferire letture fatte che possono interessare altri amici del Gruppo. Così pure si riportano sintesi di incontri e di ritiri. Il “Comunicare” diventa uno strumento di maggiore partecipazione e di comunicazione tra tutti quelli che lo facevano, che lo ricevevano e lo leggevano.

Anche la fase iniziale è abbreviata e così il programma discusso il 21 settembre trova immediata esecuzione.

Il ritmo dei ritiri è legato agli impegni di don Luigi e non sempre le date stabilite per tempo possono essere mantenute; in ogni caso ci sono almeno due ritiri brevi (in ottobre e novembre) e due ritiri prolungati: in Quaresima dal pomeriggio del 14 marzo al pomeriggio del 15, e dopo Pasqua tutta la domenica 14 giugno.

Si tengono due sessioni pubbliche su temi che troveranno negli anni successivi una grande ricaduta. L’11 e il 23 ottobre torna il p. Di Pinto a parlare della comunità cristiana secondo il cap. 18 di Matteo. In proposito vale la pena ricordare che alle sessioni pubbliche sono invitati in particolare i catechisti e che l’itinerario formativo degli adolescenti (i tre anni delle superiori) è basato sul vangelo di Matteo. Invece con il p. Gilbert s.j. si torna a parlare dei Salmi: ci terrà quattro incontri tra l’1 e il 2 novembre; prende sempre più piede l’utilizzo della Liturgia delle Ore e quindi l’attenzione è sulla preghiera nei Salmi.

L’impegno nella vita spirituale è caratteristica di quest’anno del Gruppo: dall’ultima enciclica del Papa (Dives in misericordia) si coglie lo spunto per un atteggiamento di conversione, che è una costante attenzione del Gruppo fin dai suoi inizi. Sul “Comunicare” non si avverte l’eco delle polemiche e degli impegni che scuotevano la società italiana sul referendum circa l’abrogazione della legge che ha introdotto l’aborto in Italia nel 1978.

In aprile tutti noi ricordiamo il 35° anniversario di ordinazione sacerdotale di don Luigi: oltre ai momenti liturgici e di preghiera, in molti ci troviamo ad una cena alla mensa della Casa della Gioventù. A proposito di cene, si insisteva – giustamente – sull’importanza delle cene in comune, per una più completa reciproca conoscenza, per le parole e i discorsi non banali che si potevano fare.

Di lì a poco, tuttavia, muore la signora Annunciata, la mamma di don Luigi, che in molti abbiamo conosciuto e con la quale amavamo fare sempre due parole di saluto quando salivamo a casa di don Luigi.

L’estate termina con altri due matrimoni: Eugenio e Roberta (il 20 giugno), e Pietro ed Elena (il 19 settembre).

Gli Esercizi si tengono quest’anno, a chiudere questa intensa stagione trascorsa senza scosse e in continuità di impegno condiviso, dal 23 al 29 agosto, a Varese, per la predicazione del p. Bonato: affrontiamo per la prima volta un corso di Esercizi con la “prima settimana” secondo l’insegnamento originario di Sant’Ignazio di Loyola.

Anche quest’anno è proseguito l’impegno concreto assunto lo scorso anno quando si è affrontato il tema della povertà: dall’estate scorsa fino a gennaio del 1981 vengono raccolte £. 1.517.000 destinate in prevalenza ai sussidi pubblicati in parrocchia.

– 16° anno – 1981-82

Già lo avevamo visto lo scorso anno, ma è così quest’anno e lo sarà per un po’ di anni: le comunicazioni scritte tra di noi, sul foglio che dal 1967 si chiama “Comunicare”, scarseggiano.  Il foglio scritto è soprattutto per un momento di riflessione: per ricordare gli appuntamenti vale il promemoria verbale, certamente più efficace per il tipo di relazione che si instaura tra le persone; ma, per chi deve ricostruire le vicende di quegli anni, un po’ meno. Anche don Luigi ha rallentato i suo bollettini parrocchiali e ha avviato i foglietti domenicali ciclostilati con il calendario liturgico e gli avvenimenti più importanti della pastorale parrocchiale.

In ogni caso, purtroppo, gli archivi non sono per nulla pieni…: eufemismo per dire che di questi anni sono rimaste poche tracce scritte.

Don Luigi invece continua a scrivere e a riscrivere, per i ragazzi della Scuola di Cristianesimo e della Scuola dei Discepoli, una serie di sussidi sui vangeli. Per alcuni anni si occupa di Matteo e poi passa a Marco: saranno questi gli evangelisti sui cui testi ha scritto di più. Prima scriveva in tema di inquadramento generale, poi della struttura del vangelo e poi dei tratti più caratteristici. I vangeli sono studiati sotto diverse angolature: continuerà a scrivere fino a quando le forze fisiche lo sorreggono. Pubblicherà il libro “Matteo, il vangelo della comunità” nel 1999 e preparerà i testi per la lectio divina del vangelo di Matteo (opera non terminata e solo manoscritta).

La prima decisione organizzativa assunta all’inizio di questo nuovo anno è la ricostituzione di un Consiglio: a don Luigi, Pietro, don Roberto (che è collaboratore pastorale a Cornegliano Laudese) si affiancano Costanza (che da Codogno si è trasferita a Lodi) ed Eugenio. Viene rinnovato l’invito a tutti perché il foglio “Comunicare” sia l’espressione viva di un momento di comunione. Di fatto l’invito non è raccolto: i contributi scritti che circolano sono offerti soltanto dai componenti il Consiglio.

Sono sempre vivi i ricordi degli Esercizi Spirituali di agosto, predicati dal p. Bonato: sono tenuti presenti nella condivisione del cammino spirituale in occasione del ritiro del 20 dicembre in preparazione del Natale.

Lezioni, condivisioni spirituale e ritiri sono sul vangelo di Matteo: non c’è nessuna fretta di finirlo e ci si sofferma molto sulla prima parte. Circolano parecchi fascicoletti su Matteo. Anche se i capitoli del vangelo sono gli stessi, i commenti di don Luigi sono diversi, come si diceva prima. Sono fascicoli messi a disposizione della comunità e che vengono utilizzati anche dal Gruppo.

Il mese di gennaio viene vissuto nel ricordo del 20° anniversario dell’ingresso di don Luigi a S. Lorenzo: è occasione per tutti di un particolare ringraziamento al Signore per il dono della sua presenza e per la comunità generata. Per mantenere viva la comunità cristiana in tutte le sue articolazioni è richiesto, a chi più ha ricevuto in questi anni, un supplemento di impegno e di partecipazione.

A gennaio, per la prima volta, si parla delle situazioni di malattia di alcuni amici del Gruppo: è un modo di sentire e vivere una certa fraternità, cosicché dalle preoccupazioni quotidiane – e dalle sofferenze fisiche – si elevi più intensa la preghiera al Signore. Avremo occasione di riparlarne.

Questo anno si annuncia ricco di sessioni pubbliche. Ne sono previste quattro: a febbraio con il p. Valori, in marzo con il p. De La Potterie, in aprile con il p. Henrici in maggio con il p. Castelli. Gli incontri sono aperti a tutti, in particolare al Gruppo e alla Scuola della Fede; alcuni si terranno in Seminario, continuando la disponibilità ad offrire il nostro programma a tutti gli interessati senza chiusure. Del resto in questi anni, e per molti anni, don Luigi è anche responsabile per la Diocesi dell’Aggiornamento del Clero, e molti autorevoli docenti vengono al Gruppo e poi ritornano per l’aggiornamento al clero diocesano, o viceversa.

Il primo a venire è il p. Valori, il 13 febbraio, sabato sera, sul tema “Fede e laicismo attuale”. Poi ritorna con noi il p. De La Potterie, il 13 e 14 marzo, con due interventi, in Seminario al sabato sera e alla domenica mattina in Sala S. Giovanni, sul tema “La verità cristiana di fronte all’immanentismo moderno” e “Il cammino dell’interiorità cristiana”. Dopo Pasqua viene la sera del 17 aprile, in Seminario, il p. Peter Henrici, a parlare sul tema “Fede cristiana e cultura moderna attorno all’ottocento”. La serie è conclusa l’8 e il 9 maggio: viene il p. Enrico Castelli a parlare su “Cultura e inculturazione” e poi “Il volto dell’uomo nella letteratura contemporanea”. Questi incontri sono svolti in collaborazione con il Centro di Cultura Paolo VI, sorto nel 1978 in città ad opera del dott. Valerio Manfrini.

Ritiri con momenti di preghiera in comune, soprattutto in Avvento, Quaresima e a Pentecoste, incontri sul vangelo di Matteo, sessioni pubbliche: sembra tutto tranquillamente impostato nella vita del Gruppo. Ma la riflessione sulla vita e la struttura del Gruppo torna a farsi viva in primavera: per tanto tempo ci siamo trovati uniti nel Gruppo, ora siamo come “in missione” in campi diversi, con vocazioni e responsabilità diverse; il tempo libero si è assottigliato. Il problema è che <<si può avere una presenza notevole anche con una disponibilità di tempo limitata>>. Invece ci sentiamo stanchi, quasi senza carica e interessi e volontà di costruire una vera fraternità; indeterminatezza circa la propria identità nel popolo di Dio e nell’interno del Gruppo.

Per uscire da questa situazione di impasse e dallo stato di stanchezza, è necessario che all’interno del Gruppo ciascuno assuma una responsabilità precisa, magari attraverso forme di maggiore apertura in città e in Diocesi, oppure con un approfondimento di temi di spiritualità. Don Roberto e Costanza contribuiscono, con propri scritti sul “Comunicare” di aprile, ad avviare un superamento della situazione di stasi.

Anche nell’anno successivo questa discussione continuerà a coinvolgere non solo i componenti del Consiglio.

Ulteriore momento di riflessione e di preghiera è il ritiro di Pentecoste (sabato e domenica) con pernottamento alla Casa dell’Annunciazione. Don Luigi si rivolge agli amici del Gruppo e della Scuola della Fede per ricordare il silenzio totale e la necessità che ciascuno venga portando il proprio libro della Liturgia delle Ore. Non è che in Sala S. Giovanni non ci siano i libretti, ma questo impegno (almeno per le Lodi e i Vespri quotidiani) deve diventare per tutti un momento non gravoso, ma lieto, di incontro con il Signore, per mezzo della preghiera di tutta la Chiesa.

Gli Esercizi Spirituali si effettueranno dal 26 al 31 agosto alla Certosa di Pavia e saranno predicati dal p. Bosatra.

– 17° anno – 1982-83

Un anno senza iniziative particolari, di ordinaria amministrazione – si potrebbe dire – ma con alcune caratteristiche e sviluppi, senza sessioni pubbliche, e con pochi “Comunicare”.

Come molte altre volte, il “Comunicare” di settembre parte dall’esperienza estiva appena conclusa: un tempo erano le settimane teologiche, oggi sono gli Esercizi. Proprio questi, tenuti dal p. Bosatra alla Certosa di Pavia, saranno ripresi nel primo incontro dell’anno, per programmare le attività, ma anche per riflettere sull’esperienza. I contenuti e il rapporto avviato con il predicatore si sono rivelati ottimi e si pensa di ripetere l’esperienza, a Lodi, o in un nuovo corso di esercizi estivi.

Il tema è quello della preghiera e don Luigi avanza la proposta di una articolazione dei prossimi lavori che preveda un momento di esegesi sul vangelo (la lectio), seguito da uno spazio di riflessione-meditazione, e concluso da un momento-incontro di preghiera (l’oratio). È lo schema della lectio divina che viene ripreso dalla tradizione della Chiesa e tradotto in termini che anche i laici possano farla propria. Ed è significativo che don Luigi la proponga proprio al Gruppo, cioè a quella porzione della comunità parrocchiale per la quale più si è speso in termini di lezioni bibliche e di ritiri spirituali.

Con questo schema, distribuito in un arco di 30-40 giorni e con date definite, si pensa che anche coloro che hanno maggiori impegni (preti e sposati) possano essere più presenti.

Approfittando delle giornate non lavorative, dal 30 ottobre all’1 novembre c’è il tempo per un corso di Esercizi Spirituali a Bienno, con i giovani della Scuola della Fede, tenuto da don Roberto sul tema “Rivelazione del Padre nella preghiera di Gesù”.

Dopo incontri di Consiglio, di tutto il Gruppo e dopo le relative discussioni, si arriva alla conclusione sintetizzata in una lettera di novembre, scritta di fatto da don Luigi e da don Roberto.

Si dà l’avvio ad una sistematica lettura del vangelo di Matteo, attraverso le dispense che stanno per uscire, di tipo catechistico, con i risultati dell’esegesi, e per un aiuto alla riflessione e alla preghiera. Il testo non esonera dalla lettura approfondita del vangelo stesso. Don Luigi ricorda anche che ha preparato un altro tipo di dispensa, con un commento spirituale, per un corso di Esercizi Spirituali: anche queste sono a disposizione. Alla fine ripete un appello che gli era consueto: “senza il costante riferimento alle Sacre Scritture, si è soltanto degli egoisti che cercano evasioni”.

Don Roberto, invece, invita a riconsiderare quattro punti fondamentali per lo studio teologico, e cioè: il senso di questo studio (che sta nella conversione del cuore, nella illuminazione della vita, nella sequela Christi entro la propria vocazione, nell’espansione di questa come carisma nella Chiesa, comunità, fraternità), l’atteggiamento, il metodo e i programmi-strumenti circa il lavoro che si sta per avviare sul vangelo di Matteo.

Si avvia il programma che prevede, così come era stato proposto a settembre, l’alternarsi della lezione su Matteo e l’incontro di preghiera dopo due-tre settimane.

A dicembre don Roberto offre nel “Comunicare” una riflessione dei Padri della Chiesa sulla preghiera, mentre don Luigi ci fa gli auguri natalizi riportando l’omelia del card. Montini nella cattedrale di Milano del Natale 1962.

Nell’aprile del 1982 si era notata una certa stanchezza nella vita del Gruppo; l’argomento torna ancora sulle pagine del “Comunicare” a un anno di distanza: “sembra che ognuno vada un po’ per conto suo”; i rapporti tra le singole persone sono molto buoni. “È la struttura che non è amata, che lascia alquanto indifferenti, che non coinvolge in pieno. Come mai?”. Don Roberto dice che “da quando non facciamo più settimane teologiche si è affievolito l’interesse per la Parola di Dio studiata, ascoltata e pregata in comunità… Il Gruppo ha più bisogno di uno studio comune della Parola di Dio, in una settimana di fraternità… con … una maggiore possibilità a tutti di dialogare”. Bisognerà però aspettare ancora tre anni per una nuova, piena, esperienza di ascolto della Parola in un clima di fraternità.

Per ora continuano i momenti della preghiera, alternati alle lezioni sul vangelo di Matteo: tra maggio e giugno gli incontri di preghiera sul vangelo di Matteo si intensificano e si fanno settimanali, al venerdì sera. Gli Esercizi Spirituali sono già fissati da tempo, da prima cioè delle considerazioni esposte da don Roberto sul “Comunicare” di aprile, e si svolgono a Triuggio, dal 25 al 31 agosto, ancora predicati dal p. Bosatra.

– 18° anno – 1983-84

Del 18° anno della vita del Gruppo (1983-1984) rimangono solo cinque “Comunicare” da cui ricostruire le vicende più importanti di questo periodo. Tra qualche anno, vedremo, questi fogli di collegamento scritto diminuiranno ancora.

L’anno precedente si era chiuso con gli Esercizi Spirituali a Triuggio, predicati a fine agosto dal p. Bosatra.

A Triuggio, in quei giorni, Mari, cui era morto il papà in primavera, scrive una lettera agli amici del Gruppo per ringraziare della presenza e testimonianza offertele in quella dolorosa circostanza. Una vicenda, che è stata una esperienza particolare, in cui ha avvertito la presenza e la preghiera di tutti, che la induce a riprendere un tema che era molto sentito negli anni scorsi, soprattutto ad opera di Riccardo (1966) e don Luigi (dieci anni dopo con la fraternità dei carismi). Così dunque Mari si chiede: “Come mai non sia possibile tra noi rendere visibile quella fraternità che io ho sperimentato in molte circostanze, ma ancora recentemente in modo così vivo; …rendere visibile questa fraternità in modo più ordinario, più costante e in situazioni normali. Questa fraternità… mi pare sia un dono che… non va nascosto, ma difeso, trafficato, speso, investito e aumentato…”. “…si possono trovare i modi e le occasioni perché questa realtà si fortifichi, diventi più costante e più facilmente vivibile”.

Queste riflessioni ci servono per elaborare le proposte di questo anno, in un incontro il 18 settembre. In quella sede si manifesta che nella presente fase del Gruppo due realtà vanno assolutamente considerate prioritarie. Innanzitutto lo studio teologico deve dare un contenuto vero e saldo alla nostra fede di persone mature e adulte. In secondo luogo il Gruppo deve continuare ad aumentare i momenti e il senso del pregare insieme (“assidui… nella preghiera”: Atti 2,42). Lo studio teologico sarà ancora sulla Parola di Dio; agli incontri di studio dovranno far seguito incontri di preghiera: la Parola studiata, diventa così amata e pregata. Questo è il centro del Gruppo cui tutti potranno fare riferimento. Se c’è amore per la Parola, il suo studio non sarà arido e inefficace; diventa veramente il primato per la nostra vita.

Questo modo di porre in stretta relazione studio della Parola e preghiera sarà una costante che ci accompagnerà poi per anni, diventando il cuore delle attività del Gruppo, sia per quelle rivolte a coloro che con continuità partecipano, sia per coloro che saltuariamente partecipano alle sessioni pubbliche, sia per i più giovani che hanno con noi alcuni momenti di incontro e di condivisione.

In questo quadro di nuova sintesi, anche la proposta di don Roberto di ritornare alle settimane teologiche lasciando che ciascuno trovi gli Esercizi Spirituali presso le case e i predicatori attrezzati, dovrà essere approfondita circa le modalità e i temi.

Ad ottobre si è quindi pronti a ripartire con le catechesi sul vangelo di Matteo, da 4,17 in avanti (ogni settimana), e i ritiri (ogni due settimane, al venerdì sera). Sono già stati avviati – e continueranno – incontri di preghiera sui Salmi a cura di Fabrizio, mentre don Roberto continuerà gli incontri con due coppie di sposi (Eugenio e Roberta, Angelo e Graziella). Ci si pone il problema di trovare qualcuno di noi che possa affiancare don Luigi nel lavoro di catechesi.

Fino alla primavera gli incontri del Gruppo procedono con questo ritmo. In Quaresima viene mons. Inos Biffi e ci tiene due sessioni pubbliche: il 3 marzo sul tema “Il senso del tempo di Quaresima”, e il 14 aprile su “L’itinerario spirituale del cristiano nel tempo pasquale”. Il ritiro di Quaresima è predicato da don Luigi sul secondo capitolo della lettera ai Filippesi.

Per tutto l’anno don Luigi, aiutato da don Roberto per i ritiri, si impegna nelle catechesi sul vangelo di Matteo, per le quali prepara regolari dispense.

Intanto è sorta una nuova attività in parrocchia, importante e destinata a durare nel tempo. Fin dagli inizi delle sue attività pastorali a S. Lorenzo, don Luigi aveva avviato corsi per fidanzati, per coppie di sposi, per genitori. Ogni anno, o due, era un ricominciare da capo. Finalmente si accorge che molti giovani che hanno frequentato con regolarità la Scuola della Fede sono arrivati maturi al matrimonio. Dopo alcuni incontri nel 1982, a novembre del 1983 annuncia che è costituito il Gruppo delle Giovani Famiglie, di cui sono responsabili Pietro ed Elena. È evidente che tra poco Pietro dovrà lasciare la responsabilità organizzativa del Gruppo. Gruppo e Gruppo Giovani Famiglie saranno d’ora in poi ambedue perni importanti per le attività pastorali della parrocchia. Finora il Gruppo ha fatto ritiri ed altre iniziative con la Scuola della Fede; più avanti le farà con il Gruppo Famiglie che, con il passare del tempo, abbandona l’aggettivo “giovani”.

Ancora due attività da segnalare alla fine di questo 18° anno di vita del Gruppo. Si era già detto della positiva risonanza degli Esercizi predicati dal p. Bosatra e del desiderio di sentirlo ancora a Lodi. L’occasione si presenta con il realizzarsi di una iniziativa che era già nella testa di don Luigi e dalla primavera del 1985 avrà una continuità. Si tratta dei primi Esercizi Spirituali serali che si tengono in Sala S. Giovanni dal 15 al 19 maggio.

Invece il tradizionale appuntamento di agosto, questa volta, è completamente diverso. Si va a Gazzada dal 24 al 27 agosto per una “tre giorni”, dal tema “Discernere qual è la volontà di Dio” (dalla dispensa di p. Helewa). Ci saranno tre introduzioni alle giornate tenute da Giancarlo, Eugenio e Costanza, seguite da riflessione singola e comunitaria, che è discussione, che è dialogo spirituale. Sembra essere questo <<un momento veramente importante per ricostruire o approfondire quella “fraternità” che dovrebbe essere il clima di vita del Gruppo>>.

– 19° anno – 1984-85

Lo scorso anno era stato caratterizzato da un duplice impegno: studio del vangelo di Matteo e incontri di preghiera, attraverso i quali si veniva sviluppando un clima di fraternità, supportato da un dialogo, tra i partecipanti, in merito agli argomenti di vita spirituale che il testo poneva all’attenzione di tutti.  Anche l’estate era trascorsa in questa atmosfera; non era stata organizzata nessuna attività specifica e si attendeva di avere una nuova fase, ancora da capire e da approfondire.

A ottobre del 1984 si riparte con un rinnovato ringraziamento al Signore per il cammino compiuto in tanti anni.  Si decide di prendere in esame ancora un testo di p. Helewa (Insegnamenti evangelici sulla preghiera) che verrà presentato a turno da uno di noi.

Dal primo “Comunicare” di quest’anno, che è di dicembre, oltre a questa considerazioni iniziali (il ringraziamento al Signore e l’indicazione del testo da studiare) ci sono altri passaggi che è bene ricordare. Innanzitutto si fa una programmazione fino a febbraio, in modo che le persone incaricate di presentare il testo (Costanza, Mari e Francesca) abbiano il tempo di prepararsi. In secondo luogo, il tempo che viene riservato agli incontri (domenica mattina o sabato pomeriggio, con pranzo o cena insieme e continuazione successiva del dibattito): <<ampio spazio per stare insieme, in quanto tutti hanno rilevato l’esigenza di approfondire la fraternità sull’esempio della chiesa primitiva (Atti 2, 42-44) che nella commensalità e nella preghiera comune  costruiva la koinonia, la comunione: anche se tutti hanno molteplici impegni, non ha senso ridurre i nostri incontri a frettolosi rendez-vous che finiscono per essere inutili e fastidiosi. L’impegno che ci chiediamo reciprocamente è invece quello di trovare spazio per la fraternità concreta, per la gioia di stare insieme, di arricchirci a vicenda nello Spirito>>. Naturalmente agli incontri di studio si alterneranno incontri di preghiera, <<in modo da far diventare preghiera vissuta ciò che altrimenti rischia di essere soltanto un dato culturale>>.

In Quaresima due avvenimenti importanti. Gli Esercizi Spirituali serali nella prima settimana di Quaresima saranno predicati da don Roberto in Sala S. Giovanni, su un tema sapienziale. Lo scorso anno si era fatto un esperimento in maggio con p. Bosatra. Quest’anno l’invito è esteso a tutti – è un servizio alla città e alla diocesi -, e infatti la Sala S. Giovanni non basta a contenere l’afflusso delle persone e ci si trasferisce in S. Agnese: dalle 20.30 alle 22.30, da martedì 26 febbraio a venerdì 1° marzo. Pure in marzo, 23 e 24, nuova sessione pubblica di p. Stock, sabato sera e domenica mattina in Sala S. Giovanni: Passione, morte e resurrezione di Cristo nel vangelo di Marco.

I “Comunicare” di quest’anno sono soltanto tre, ma sono sufficienti a segnare che le lezioni sul testo prescelto all’inizio dell’anno continuano, di sabato e di domenica, alternandosi a incontri di preghiera: così dopo Francesca è la volta di Mariarosa, poi di Alino, Grazia e Pietro. Particolarmente vissuta è stata la Quaresima, per gli Esercizi serali di don Roberto e la sessione pubblica di p. Stock, ma anche il ritiro di Quaresima sul capitolo 5° di Giovanni (Il mistero di Cristo, pane di vita) e la presentazione del 2 aprile del testo di p. Helewa fatta da Mariarosa sul tema “Chiedere nel nome di Gesù, secondo Giovanni”.

Durante l’estate non ci sono attività proprie: la fase di riflessione continua e solo dal 1986 incomincerà un nuovo ciclo.

Un anno ordinario, sembra; in realtà un anno segnato dalla morte di Lalla. Era con noi dagli inizi: nata nel 1946, insegnava francese, si era sposata nel 1972 e nel 1974 aveva avuto una bambina (battezzata da don Roberto il giorno della sua ordinazione diaconale). Due anni dopo la terribile notizia scuote il Gruppo: Lalla ha un tumore maligno. Intervento chirurgico, chemioterapia, alti e bassi vissuti con il coraggio, il sorriso, la speranza. Poi, quasi improvvisamente, la notizia della sua morte il 2 maggio raggiunge in un attimo tutti e scioglie le apprensioni in lacrime.

È il primo impatto che abbiamo con la morte di uno di noi, non ancora quarantenne. Per nove anni ci chiedevamo l’un l’altro notizie della sua salute e avevamo provato a vivere nella fraternità nuovi tipi di rapporti anche con chi sapevamo essere segnato irreparabilmente da una malattia grave. Avevamo provato a tradurre la fraternità nella preghiera accorata, nella vicinanza affettuosa, nell’aiuto verso chi non ha più la salute integra.

In realtà anche altri erano con noi da anni, in condizioni di salute non integra, con segni di malattie che da tempo ne avevano segnato il corpo. Fabrizio, Chiara, Mariuccia ci erano di esempio quotidiano a ricordare il ringraziamento al Signore per ciò che sembrava ovvio, naturale, scontato – cioè la buona salute – e che non era sempre così, unitamente alla preghiera perché anche nelle condizioni più difficili la luce del Signore splendesse sempre su questi fratelli e, attraverso di loro, giungesse a noi come gradito e fraterno pungolo ad una valutazione più vera della vita.

Abbiamo passato poi, ciascuno di noi, momenti di prova per la morte dei nostri genitori, attraverso fasi più o meno lunghe di malattia. Altri momenti di prova, di preghiera, di fraternità sentita – e ce lo aveva ricordato Mari due anni prima – o anche – è il caso di dirlo – strane e inaspettate assenze. E per queste mancanze, ancora più rammarico e sofferenza, quando l’invocata fraternità non si realizzava, soverchiata dalle tante cose da fare. Fraternità desiderata, ma con quanti sforzi, e non sempre realizzata! E poi le nostre personali malattie: non i malesseri passeggeri soltanto, ma malattie vere e proprie, ricoveri ospedalieri, interventi chirurgici, occasioni che hanno evidenziato come la vicinanza non sia stata o sia solo l’espressione di un’amicizia, ma di una duratura fraternità, ancora condivisione di momenti difficili per il dono che lo Spirito aveva suscitato in noi.

– 20° anno – 1985-86

Anche se i “Comunicare” usciti quest’anno sono soltanto tre, questo è un anno in cui il cambiamento nella vita del Gruppo si avverte per diversi motivi. Veramente non c’è mai stato un anno tranquillo e senza novità o trasformazioni. Quest’anno, però, è l’anno in cui iniziano le settimane bibliche a fine agosto.

L’anno inizia con una lettera di don Luigi, che da un po’ di tempo non ci scriveva più. Guarda al Gruppo, dopo tanti anni di vita assieme, e vede la fraternità e il servizio <<operanti in un intreccio di rapporti… indelebili… capaci di fermentare il futuro… talvolta poco visibili, ma innegabili>>. Poiché il Gruppo ha contribuito a segnare la nostra fede, <<farla crescere, incarnarla in una missione… dovremo… ringraziare il Signore… dicendo la volontà di rinnovare il nostro cammino>>. Poi ci indica alcune prospettive: va trovato un successore a Pietro (impegnato con il Gruppo Giovani Famiglie e con la catechesi in oratorio), si potrebbe affrontare lo studio del vangelo di Luca, va ripensata la settimana estiva che sia tempo di studio teologico e di Esercizi Spirituali. Ricorda infine i lutti recenti, la mamma di Gianfri per la singolare testimonianza di preghiere e di servizio in parrocchia, e ancora Lalla per il coraggio e la serenità con cui ha affrontato la sua lunga malattia. Chiede infine una preghiera per don Mario che ha iniziato il suo servizio di parroco a Colturano. È il primo dei preti del Gruppo a diventare parroco.

Così nell’ottobre del 1985 Giancarlo subentra a Pietro, ed è coadiuvato da Mariarosa e don Roberto. Vengono stabiliti, nello stesso incontro di puntualizzazione del 6 ottobre, due punti fermi molto importanti per la vita del Gruppo.

Il primo riguarda il tema del vangelo di Luca, con l’obiettivo di “un certo rigore esegetico (che non diventi però eccessivamente specialistico)” e di “rendere preghiera quotidiana quanto viene studiato, così da proseguire l’esperienza di condivisione spirituale”. Lo scorso anno gli incontri erano stati tenuti tutti da noi, lasciando a don Luigi la predicazione dei ritiri; così anche quest’anno viene annunciato che “ciascuno di noi studierà e presenterà singole sezioni del vangelo, con l’umiltà, ma anche coi risultati di cui ci siamo scoperti capaci”. Questa consapevolezza è un fatto nuovo: d’ora in avanti, nella vita del Gruppo, il fatto che ciascuno di noi tenga le lezioni, cioè presenti il frutto dei propri studi, è un fatto normale, non più straordinario. Certo nella preparazione i consigli e le biblioteche di don Luigi e di don Roberto sono indispensabili!

Il secondo punto riguarda i settori della vita del Gruppo in cui ciascuno si può impegnare: sessioni pubbliche (preparazione, inviti, fascicoli da preparare), Esercizi Spirituali, richieste di interventi di servizio alla Parola (incontri di formazione biblica, di preghiera sui Salmi), opportunità di rivedere tutto il materiale prodotto dal Gruppo, disponibilità nei confronti degli adulti della parrocchia (anche perché Pietro ed Eugenio hanno richiesto un “aiuto” del Gruppo alle Giovani Famiglie).

Infine viene presentato il calendario per i primi due mesi di attività.

Alla fine di novembre (30 novembre e 1° dicembre) c’è una sessione pubblica di p. Emilio Rasco s.j. sul tema “La struttura del vangelo di Luca”.

A gennaio 1986, l’ultimo “Comunicare” dell’anno. Forse ne è stato fatto un altro per annunciare le attività estive, ma non ne è rimasta traccia.

Già a gennaio ci sono notizie importanti: la prima è che la riflessione sul periodo estivo si è conclusa e che le decisioni sono state prese. Incominciano le settimane bibliche che ci accompagneranno per un quindicennio! Si riconosce che “l’assenza, durante la scorsa estate, di un programma preciso e comune abbia, per così dire, impoverito la vita di tutto il Gruppo, privandolo di un appuntamento peraltro tradizionale e significativo”. Allora, questa prossima estate, “approfondimenti del lavoro su Luca” e “apertura ad extra”. “Questa settimana potrebbe diventare una vera e propria sessione pubblica, cui invitare amici, conoscenti, persone che un tempo hanno frequentato il Gruppo”, “che comprenda momenti di riflessione teologica e momenti più meditativi e di preghiera”.

La seconda “notizia” importante è che viene steso un programma per quattro mesi: sembrano andare di pari passo programmazione prolungata e diradarsi dei “Comunicare”, ma non sarà sempre così.

In questi quattro mesi sono compresi gli Esercizi Spirituali serali e una sessione pubblica.

Ritorna il p. Bosatra dal 10 al 14 marzo. È rimasta traccia delle sue meditazioni sui testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, nonché dello schema dell’esame di coscienza secondo S. Ignazio in cinque punti.

Subito dopo, il 15 e il 16 marzo viene il p. Vanhoye a parlare della ecclesiologia in S. Paolo.

Per quanto riguarda il lavoro su Luca, si può immaginare che si sia arrivati fino a Lc. 9,50, poiché il programma dell’anno successivo sarà il viaggio di Gesù verso Gerusalemme da Lc. 9,51 in poi.

E prima della settimana biblica, segnaliamo ancora un matrimonio: quello di Titti con Antonio l’11 giugno del 1986.

Infine la prima settimana biblica a Bienno dal 25 al 28 agosto. È prevista la presenza di p. Rasco, che aveva favorevolmente tenuto la sessione pubblica a novembre sul vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli; all’ultimo momento – sei giorni prima – per motivi di salute è costretto a rinunciare. Ricerca affannosa di un sostituto da parte di don Luigi. Si trova don Augusto Barbi del Seminario di Verona, che farà molto bene e verrà chiamato anche l’anno successivo.

A questa settimana vengono altri che non sono del Gruppo, proprio come si voleva: persone più giovani e persone più anziane. E si stabilisce con tutti un ottimo clima di condivisione della Parola, clima che sarà caratteristico di tutte le settimane bibliche.

– 21° anno – 1986-87

Il primo “Comunicare” di quest’anno è del 30 ottobre. Ma il lungo tempo passato dalla fine della settimana biblica è stato utile per consolidare alcuni punti già avviati o raggiunti lo scorso anno. I punti più importanti sembrano la continuazione del lavoro su Luca e la settimana biblica. Ormai è avviata la consuetudine che le lezioni su testi di Sacra Scrittura verranno tenute da noi, secondo un programma preciso fissato all’inizio dell’anno. È segno di maturità: quel servizio alla Parola, di cui da tanti anni si parla, si traduce ora anche nel servizio all’interno del Gruppo e non solo nel percorso formativo dei giovani della nostra parrocchia. Anche le sessioni pubbliche e i ritiri verteranno sugli stessi testi. È segnalata una sessione pubblica di don Tremolada per il pomeriggio di sabato 8 novembre, sul tema “Il grande viaggio di Luca”. I ritiri mensili, per i quali si alterneranno don Luigi e don Roberto, avranno come tema “Lo Spirito Santo in Luca”.

A conclusione della prima settimana biblica, nell’ultima serata, si è fatto il consueto incontro di valutazione: si è giudicata molto positiva l’esperienza e si pensa di ripeterla. Si è trovato molto interessante il clima stabilito intorno alla predicazione della Parola di Dio nel vangelo di Luca; anche la compresenza di persone di età, formazione e cammino spirituale diversi è stata utile, auspicando che quel clima, in incontri di quel tipo, possa ripetersi a Lodi.

Quindi i primi punti con cui si avvia il nuovo anno sono:

  1. continuazione dello studio sul vangelo di Luca (da 9,51 a 19,28, ossia il grande viaggio a Gerusalemme);
  2. nuova edizione della settimana biblica a fine agosto 1987.

Altri elementi emergono dal primo “Comunicare” di quest’anno:

  1. il Gruppo potrebbe gestire l’incontro di preghiera mensile che si tiene in parrocchia il primo lunedì del mese, inizialmente rivolto ai catechisti, ma in realtà aperto ad adulti, collaboratori o non della pastorale parrocchiale. Sarebbe un ottimo servizio alla Parola nella nostra parrocchia.
  2. Va stilato un elenco di persone da invitare alle sessioni pubbliche o ad altre attività, aperte e promosse dal Gruppo. Dopo 20 anni non c’è ancora un elenco del genere! Segno che la struttura organizzativa è ancora gracile.
  3. Alla fine c’è un annuncio: <<si è – finalmente – intrapresa l’opera di catalogazione di tutto il materiale (fascicoli, dispense ed altro) giacente… don Luigi sa dove…>>. In realtà questo materiale è talmente vasto che l’opera, spesse volte iniziata, non si è mai conclusa. Don Luigi produceva fascicoli e dispense con alacrità, ma quasi mai metteva una data e il motivo. Spesso i titoli delle “collane” di fascicoli erano i più vari e indirizzati ai diversi gruppi della parrocchia. Un contributo importante a tale classificazione lo darà il p. Malatesta nel suo soggiorno primaverile del 1997.

Le attività incominciano, dunque, con la sessione pubblica dell’8 novembre di don Tremolada, e poi si alterneranno ritiri e lezioni. Queste lezioni saranno tenute a turno da ciascuno di noi: le prime sono di Giancarlo, Costanza, Mari e Mariarosa. Con questo iniziale programma si arriva al grande ritiro di Quaresima, tenuto il 7 e l’8 marzo da don Roberto. Gli Esercizi Spirituali di Quaresima si tengono in S. Agnese in marzo.

A gennaio l’ultimo “Comunicare” di quest’anno: esce il 23 gennaio, all’indomani della festa di S. Bassiano. È un altro “Comunicare” interessante per tre motivi:

  1. c’è una riflessione di Mari, che era andata alle celebrazioni di S. Bassiano in Duomo e aveva ascoltato l’omelia di mons. Nicora e il tradizionale omaggio al patrono del sindaco: ha colto il richiamo a concepire e vivere l’esperienza religiosa… profondamente connessa con tutte le altre espressioni della vita sociale… A tutti, a tutti insieme, nel rispetto di ogni posizione personale, è richiesto di contribuire, secondo i propri convincimenti e con i propri mezzi, alla costruzione di quella che il prof. Lazzati chiamava la città dell’uomo.
  2. Lo spunto fornito da Mari affronta il rapporto tra il nostro essere cristiani e il nostro essere cittadini. Si consiglia di leggere uno degli ultimi testi del prof. Lazzati, “La città dell’uomo”. Si dà atto ora che questo è un argomento importantissimo per la vita di ciascuno e che merita un confronto tra di noi, anche con contributi scritti.

Poiché questo è l’ultimo “Comunicare” dell’anno, non abbiamo memoria che questo approfondimento sia avvenuto. In un certo modo con questa attestazione si dà una testimonianza al prof. Lazzati deceduto il 18 maggio 1986. Era venuto solo una volta tra noi, nel gennaio 1967, pur essendo vicinissimo. Ma alla sua testimonianza e al suo magistero molti ci siamo ispirati, e non solo quelli dell’Istituto Secolare da lui fondato.

  1. Infine, con una nota di fine ironia si annuncia che il giorno di S. Bassiano don Luigi è stato insignito del titolo di “monsignore”, a conclusione dei lavori del Sinodo diocesano, di cui è stato apprezzato moderatore. La veste talare, violacea e con fascia, la porterà poche volte, sotto il soprabito nero quando era per la strada, nei giorni di Natale, Pasqua e Pentecoste. Ma, in questi giorni, sempre con dignità e rispetto.

Il lavoro su Luca prosegue come da programma e si annuncia la seconda settimana biblica, a Bienno, tenuta ancora da don Augusto Barbi, sul tema “La Chiesa negli Atti degli Apostoli”. Sono previste complessivamente sette lezioni. Nelle norme tecniche è scritto: <<Per esplicito consenso di S.E. Mons. Vescovo, la settimana biblica è aperta a tutti coloro che desiderano intervenire, senza preclusioni a causa dei confini parrocchiali>>. È una dimostrazione che il Gruppo è al servizio non solo della comunità parrocchiale e che il clima nei confronti di don Luigi, delle sue attività e del Gruppo, è cambiato. Non più interrogativi più o meno malevoli, ma apprezzamento, ascolto di quanto proposto e qualche tentativo di ripetere altrove le stesse esperienze.

Il clima è effettivamente cambiato, in città e in diocesi: non più gli interrogativi fatui e invidiosi, ma, anche per le continue offerte di servizio, serie e precise, si aprono prospettive nuove. Si esce fuori dai confini parrocchiali: lo vedremo l’anno successivo con il Giobbe. E poi ancora, per un decennio, si nota una collaborazione feconda per organizzare incontri insieme. È attivo in quegli anni il Centro Paolo VI, prima diretto da Valerio Manfrini e poi da Angelo Bianchi; si collabora con la FUCI, il MEIC, il Pallavicino, per promuovere insieme diversi incontri. Anche alle iniziative del Gruppo la presenza è libera e aperta a tutti.

Lo stesso Vescovo, Mons. Magnani, dimostra di apprezzare le iniziative messe in atto nella parrocchia di S. Lorenzo.

– 22° anno – 1987-88

Anche questo ventiduesimo è un anno straordinario, caratterizzato da nuovi eccezionali eventi che avranno un seguito vitale negli anni successivi e nella vita del Gruppo. A bene osservare il succedersi degli anni, quasi ogni anno vi è stato un evento o una evoluzione evidente verso nuove attività o nuove modalità, organizzative o anche solo di contenuto. Questo 22° anno dunque ci porta, seguendo i “Comunicare” (anche questa volta molto scarsi: solo tre): l’incontro con Carlo Rivolta per il Giobbe al Teatro alle Vigne, l’avvio della Scuola di Teologia e l’incontro con p. Malatesta dopo undici anni di lontananza. Diremo subito di questi tre eventi e poi della vita ordinaria del Gruppo, ordinaria ma densa di impegni coinvolgenti sempre di più.

Carlo Rivolta, attore e regista, già direttore artistico del Teatro Fraschini di Pavia e del Teatro alle Vigne di Lodi, aveva frequentato il Liceo Verri e quindi era rimasto in contatto con molti di noi. Quando don Luigi in quegli anni pensa che la Parola, oltre che letta e ascoltata, possa trovare altre espressioni per essere comunicata, ci si rivolge all’espressione artistica e teatrale in primis. Seguono una serie di contatti per cui il tema del dolore dell’innocente può trovare espressione teatrale nel testo di Giobbe. Così don Roberto ne cura una versione che può essere interpretata da Carlo Rivolta, e don Luigi contatta a Roma p. Alonso Schökel per una sessione pubblica al Teatro alle Vigne sul tema del dolore innocente. Tutta l’operazione riesce ad andare in porto nel mese di ottobre. Mercoledì 21 Carlo Rivolta per la prima volta ci legge un testo biblico, con musica ed effetti scenici efficaci e sobri. Grande successo, teatro pieno (500 posti) per lui e per p. Alonso, che sabato sera (24 ottobre) tiene una conferenza sul dolore. Sul Cittadino del 6 novembre c’è una cronaca dell’iniziativa svolta alle Vigne, in collaborazione tra Teatro alle Vigne, Gruppo, Centro Paolo VI e Pallavicino. Dopo la lettura del testo ad opera di Rivolta, don Roberto ha parlato per dire i criteri adottati per la versione teatrale e le linee culturali e teologiche del testo. Il titolo della relazione del p. Schökel di sabato 24 è stato “Giustizia di Dio e dolore innocente nel libro di Giobbe”.

Il giorno dopo in Sala S. Giovanni p. Alonso parla a noi sull’episodio di Caino e Abele. Il p. Alonso verrà altre volte, e così pure Carlo Rivolta molte altre volte ci leggerà testi biblici con la sua maestria di attore e regista. Anzi la coppia Vignolo-Rivolta sarà chiamata in tutta Italia a ripetere il Giobbe e altri testi, di cui parleremo nei prossimi anni.

La seconda novità: l’avvio della Scuola di Teologia. Così don Luigi la presenta alla parrocchia: <<È venuto il tempo nel quale i laici per essere nel mondo con il senso della loro missione, approfondiscono “teologicamente”, cioè scientificamente, nella comunità cristiana la loro fede, la loro stessa appartenenza al Cristo nell’appartenenza viva e attiva, nella Chiesa… La comunità cristiana non può dispensarsi dal compiere questo servizio di una “Scuola di Teologia per laici”, senza pensare a burocratici riconoscimenti, ma soltanto in funzione della piena maturità cristiana… È l’esigenza di una autentica maturità cristiana, è un servizio alla maturazione dei cristiani>>.

È sempre una attività del Gruppo, ma con una sua programmazione, persone dedicate e struttura organizzativa propria. Programma rigorosamente stabilito con date e relatori, impegno a preparare la dispensa delle lezioni da offrire all’incontro successivo, persone responsabili per questa organizzazione che ha una formula nuova: prima lezione alle 18.30 in Sala S. Giovanni, seguita dalla cena in comune e dalla seconda lezione. Già in breve tempo questa struttura diventa stabile e ora la Scuola di Teologia ha raggiunto i venti anni di vita. Il primo anno è dedicato ad un corso di teologia fondamentale (il primo corso): si alternano, in dieci incontri da ottobre a maggio, come docenti Margaritti, Perrone, Tononi, Collo, Ghiberti e lo stesso don Roberto, che dal 1985 è docente di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale a Milano: per questo motivo gli sarà facile invitare suoi colleghi o altri docenti conosciuti in occasione di contatti accademici. Poiché vengono fornite le dispense delle lezioni, viene fissata una quota per l’iscrizione alla Scuola di Teologia. È l’unico caso in cui, oltre alle Settimane Bibliche o simili, viene richiesto ai partecipanti un contributo economico. Inoltre per la cucina della Casa dell’Annunciazione si deve provvedere a un serio frigorifero per garantire la continuità degli incontri: e la cassa … ne soffre.

Terzo evento straordinario: una domenica pomeriggio (forse era giugno, ma se ne parla nel “Comunicare” di novembre) si sparge la notizia che in Casa dell’Annunciazione c’è p. Malatesta. Chi può va a salutarlo, perché il ricordo che aveva lasciato negli Esercizi e nei ritiri era di una persona straordinaria per profondità di dottrina, delicatezza del tratto, chiarezza di parola e capacità di persuasione. Ci dirà: mi trovavo presso miei parenti in Svizzera e oggi pomeriggio sono venuto a salutare don Fioretti e il suo Gruppo. Ci racconta che cosa ha fatto in questi anni (ci eravamo lasciati nel dicembre del 1976), del suo desiderio dei primi anni di vita di farsi gesuita, di farsi missionario, di farsi gesuita missionario in Cina. Quando alla fine degli anni 70 qualcosa si è mosso nella Repubblica Popolare Cinese, ha potuto dedicarsi al suo progetto, studiando la lingua, incominciando viaggi in Cina e contattando anziani padri della Compagnia, diocesi, seminari, vescovi. Ci fa una panoramica della situazione, allacciando uno speciale rapporto con Antonio che già si interessava della Chiesa all’interno della Cina. Ci chiede di pregare, di interessarsi a quanto succede ai cristiani cinesi che forse stanno uscendo dalla dura persecuzione comunista. Ci promette di ritornare, anche se ora si trova lontano, a San Francisco, a dirigere un centro studi, intitolato a Matteo Ricci, sui rapporti culturali tra la Cina e l’occidente.

La vita ordinaria del Gruppo prosegue sui binari già tracciati negli anni precedenti. In primo piano lo studio della Parola e il suo servizio: verranno studiati gli ultimi tre capitoli del vangelo di Luca; ciascuno di noi presenterà, a turno, una sezione dei capitoli 22 e 23, mentre si pensa di affidare a un docente esterno il capitolo 24. Si alternano quindi, da novembre ad aprile, Francesca, Grazia, Antonio, Alino, Chiara e don Roberto. C’è un tempo lasciato libero tra una lezione e l’altra, in modo che ci sia la possibilità di momenti di condivisione e di preghiera. Un gruppetto di noi si ritrova settimanalmente per pregare, con la disponibilità di Fabrizio. Si pensa di tenere i ritiri minimi insieme al Gruppo delle Giovani Famiglie, mentre il ritiro di Avvento si terrà la domenica 13 dicembre, dalla mattina al tardo pomeriggio, e sarà predicato da don Roberto.

Sul numero di giugno di “Comunicare” si annuncia la sessione pubblica del 4 e 5, in cui il p. Stock ci parlerà di come si legge un vangelo sinottico, e la conclusione dello studio sul vangelo di Luca, sul cap. 24, tenuta l’11 giugno dalla prof.ssa Pellegrini, docente di Sacra Scrittura presso l’Istituto Pastorale di corso Venezia a Milano. In questo stesso numero, ad opera di Antonio, sono riportate notizie che parlano degli incontri del p. Malatesta a Pechino e a Shanghai con capi politici e responsabili religiosi.

È tempo di pensare alla settimana biblica, a raccogliere le adesioni, a preparare le dispense. Si era pensato ai primi undici capitoli della Genesi. E così è: docente è don Pierluigi Ferrari di Crema. Sono previste otto lezioni dal 26 (venerdì) al 29 agosto (lunedì) e viene preparata in anticipo una dispensa con gli schemi delle lezioni.

Occorre dire che queste settimane bibliche sono coinvolgenti per molte persone, anche anziane e con diverse esperienze. Ricordiamo che a questa settimana biblica parteciperà per l’ultima volta la mamma di Mariuccia, deceduta dopo qualche mese. E della settimana biblica si parla tutto l’anno, sui “Comunicare” e nelle nostre conversazioni. È una iniziativa ben riuscita, anche perché l’interesse lentamente si diffonde e partecipano anche persone provenienti da altre parrocchie.

– 23° anno – 1988-89

Nel corso dello scorso anno le attività si sono intensificate, per la regolarità degli incontri di studio sul Nuovo Testamento, la settimana biblica, che nell’agosto 88 si è fatta per la terza volta, l’avvio della Scuola di Teologia. Come conseguenza immediata notiamo che all’inizio dell’anno il dibattito sul che cosa fare e come fare occupa un po’ più di tempo. Non siamo più come ai primi anni, e come Riccardo aveva scritto su La Rivista del Clero nel 1972, però il dibattito è approfondito. Forse quando don Luigi teneva le lezioni era difficile proporre altri programmi: si potrebbe dire – un po’ ingenerosamente nei suoi confronti – che ribatteva sempre e aveva sempre ragione lui. In realtà, dopo, ripensava le osservazioni: in ogni caso “ci pregava su” e poi qualche linea organizzativa poteva cambiare. Ora la settimana biblica non la tiene don Luigi e gli incontri domenicali li teniamo noi, ad un livello inferiore, certo, ma frutto di un nostro “servizio alla Parola”, e per questo forse più condiviso.

A questo inizio di anno il dibattito occupa tre incontri: il 2 e il 12 settembre e poi il 13 ottobre. È finito lo studio del vangelo di Luca (dopo tre anni) e vorremmo far precedere lo studio di un nuovo testo da una lezione di un docente esterno. Si decide per la Lettera di Paolo ai Tessalonicesi e, sulla base di uno schema presentato da don Roberto, la lettera viene suddivisa in otto parti: viene, seduta stante, stilato il programma fino a giugno. È la prima volta che ciò avviene e si cercherà poi tutti gli anni di essere così tempestivi. Dopo la lezione introduttiva di don Roberto, il 30 ottobre, ogni mese ci sarà una lezione da parte di Costanza, Grazia, Antonio, Giancarlo, Mariarosa, Francesca, Carla e Mari. Per la prima volta questi incontri vengono fissati alla domenica pomeriggio: fino allo scorso anno si alternavano sabati e domeniche.

Nel programma non si parla di ritiri brevi e probabilmente don Luigi, visto che il Gruppo ha assunto una sua sicurezza ed autonomia, si dedica agli altri gruppi della parrocchia. Si fissano i ritiri grandi per l’Avvento, il tempo pasquale e postpasquale; ma, un anno dopo, facendo un bilancio, si vede che i ritiri domenicali non si sono tenuti per mancanza di sacerdoti disponibili.

Alla fine del “Comunicare” di ottobre, Giancarlo, che lo firma unitamente a don Luigi, don Roberto e Mariarosa, rinnova l’invito a rimpinguare la “cassa” del Gruppo. Le spese da sostenere sono per le sessioni pubbliche (viaggi e compensi dei relatori), per gli Esercizi di Quaresima e per la Scuola di Teologia (anche se questa incomincia ad avere una sua propria autonomia finanziaria); poi ci potranno essere gli impegni ci carità verso situazioni di bisogno o per sovvenire ad alcune attività della parrocchia (come qualche anno fa avevamo fatto per le pubblicazioni di fascicoli e dispense).

In questo 23° anno del Gruppo la Scuola di Teologia è al suo secondo anno: alcuni di noi si impegnano in questa attività. L’impegno è notevole, vi si dedica in particolare Alino. Viene sviluppato il secondo corso di teologia fondamentale, con nuovi incontri tenuti da Tononi, Maggioni e Ubbiati. Non tiene lezioni don Roberto che, dall’inizio dell’89 è in Terra Santa a proseguire i suoi studi di Sacra Scrittura, in vista dell’ultimazione della tesi, che avverrà dopo un po’ di anni e dopo un significativo impegno accademico.

Prosegue pure regolarmente la predicazione del Esercizi Spirituali serali in Quaresima a S. Agnese.

Dalla Terra Santa, nella primavera dell’89, don Roberto manda un interessante resoconto della vita fatta al villaggio di Newe Shalom, che il p. Bruno Hussar, domenicano, anima in una convivenza ammirabile di famiglie arabe ed ebree.

Pure dalla Terra Santa rilascia una intervista al Cittadino del 22 aprile, in occasione di una nuova venuta di p. Schökel al Teatro alle Vigne, per spiegare il significato di queste presenze pubbliche e delle collaborazioni che le animano. Il p. Schökel, sabato 22 aprile, parlerà alle Vigne sul tema “Il simbolismo sponsale nella Bibbia”, e il giorno dopo in Sala S. Giovanni su “Le nozze del Re: il salmo 45”.

A conclusione delle nostre attività c’è la quarta settimana biblica, a Luino, predicata da mons. Festorazzi dal 25 al 28 agosto. Il tema è “Aspetti del messianismo nei profeti di Israele”: viene fatto un fascicolo in preparazione della stessa. Il titolo della “collana” è: strumenti per il lavoro biblico. Sono previste – e si faranno – sei lezioni. I partecipanti non sono fissi: non si scende mai sotto i 40, e il 26 e 27 agosto (sabato e domenica) siamo in 48. Dopo ogni lezione, o almeno una volta al giorno, ci siamo divisi in tre gruppi di lavoro per l’approfondimento comunitario, e le osservazioni sono riportate poi al relatore nell’incontro successivo. Nell’ultima serata si tiene l’assemblea finale con le osservazioni generali e con le proposte per la “biblica” successiva: si andrà a Capiago dal 24 al 28 agosto.

Prima della settimana biblica, a luglio ci sono due novità. Torna a scriverci don Luigi; ricorda l’impegno del Gruppo per lo studio e la riflessione sulla Parola di Dio: ma un solo incontro mensile è troppo poco e bisogna comunicare i nostri programmi ad una cerchia più vasta di persone. Don Luigi pensa a chi viene alle sessioni pubbliche, alla Scuola di Teologia, alle settimane bibliche. Invita ad approfondire l’altra caratteristica del Gruppo, la fraternità, attraverso forme di condivisione nel servizio alla Parola.

Inoltre il “Comunicare” del 21 luglio è firmato da Antonio, che subentra così a Giancarlo e ricorda la necessità di un maggiore impegno di tutti perché sono aumentate le attività promosse e sostenute dal Gruppo, soprattutto in vista della ripresa autunnale.

– 24° anno – 1989-90

Subito dopo la settimana biblica di Luino, la quarta, in cui mons. Festorazzi ci aveva guidato a cogliere nei profeti l’annuncio del Messia, si incomincia il nuovo anno e si parla della prossima settimana biblica. Sì, perché trovare una casa libera per la fine di agosto era sempre difficoltoso e poi perché, per la ricchezza degli argomenti trattati e per il clima vissuto, la settimana biblica era da molti ritenuta l’attività più importante e più arricchente. Andremo dunque a Capiago: per il tema e il relatore si vedrà.

Questo 24° anno si presenta con una ricca attività ordinaria, documentata da nove numeri di “Comunicare” e da una prospettiva di presenza e di apertura verso nuovi ambiti ecclesiali, senza nulla mutare né riguardo alla prima originale prospettiva di “uditori della Parola per servirla”, né riguardo alla seconda definita “fraternità dei carismi” e vissuta nella quotidiana condivisione, più che in elaborazioni dotte e teologicamente corrette. Attività ordinarie numerose e ricche di contenuto. Si incomincia dalla fase di preparazione: solo alla fine di ottobre si parte per il ciclo di incontri biblici. Ma non ci sono solo gli incontri biblici domenicali: i motivi di incontri devono essere accresciuti, così come è scritto sul primo “Comunicare” di settembre: “Don Luigi ci ha raccomandato di intensificare gli incontri, perché il vedersi una sola volta al mese può rallentare lo slancio di qualcuno, e lo sfilacciarsi dei rapporti priva il gruppo di quella ‘fraternità dei carismi’ che era stato ed è uno dei punti qualificanti”. Le nuove attività che impegnano con regolarità il Gruppo esigono un’assunzione di responsabilità più diffusa e partecipata. Sempre sul primo numero di settembre del “Comunicare” una intera pagina è dedicata a riassumere i contenuti e lo svolgimento complessivo dell’ultima settimana biblica.

Il testo base degli incontri domenicali è l’articolo di Sicre-Diaz, la spiritualità dei profeti, che fa parte del volume “La spiritualità dell’Antico Testamento”. Preceduto da una introduzione di don Roberto a fine ottobre, il tema verrà affrontato poi da Grazia, Antonio, Mari, Mariarosa e Costanza in sei incontri. Avevamo programmato anche lo svolgimento dei ritiri brevi serali, dopo le lezioni bibliche: ma ne terremo solo due in gennaio e febbraio, a cura di don Luigi e di don Gigi.

Dai dettagli del “Comunicare” si evidenzia che la consuetudine della cena, con cui concludere gli incontri domenicali, è più tardiva: quest’anno ne faremo solo due. Non si era colto ancora il loro valore per una maggiore coesione e condivisione più aperta, o forse la struttura organizzativa non era ancora adeguata. Tra le attività ordinarie, perché ormai entrate nella consuetudine, ma altamente impegnative per il Gruppo e in particolare per quelli che più vi si dedicavano, mettiamo anche la Scuola di Teologia e gli Esercizi Spirituali serali di Quaresima.

La Scuola di Teologia ormai ha una struttura quasi parallela al Gruppo, conta su un certo numero di iscritti che pagano una quota di partecipazione. Ci sono i fascicoli con i testi delle lezioni che vengono registrati e stesi, ci sono gli inviti per ogni serata. Incominciano ad essere vere e proprie sessioni pubbliche speciali: i partecipanti non sono solo della parrocchia e nemmeno solo della città. La voce si è diffusa senza propagandare l’iniziativa. A questo terzo anno (è il primo corso di cristologia) si alterneranno come docenti, oltre a don Roberto, anche Sacchi e Barbi, per un totale di otto lezioni.

Gli Esercizi Spirituali di Quaresima sono tenuti da p. Spidlik in S. Agnese nelle sere del 7, 8 e 9 marzo sul tema “Invito alla preghiera contemplativa”. Originario della Cecoslovacchia, aveva in grande considerazione la cultura, la spiritualità e la liturgia della Chiesa di rito greco. Verrà creato poi cardinale da Giovanni Paolo II nel 2003.

In tema di vita spirituale, il corso di Esercizi di dicembre (dal 7 al 10 a Capiago) tenuto dal salesiano p. Zevini per la Scuola della Fede e la Scuola di Testimonianza, è aperto anche al Gruppo. A proposito di Scuola di Testimonianza, va detto che questa esiste da alcuni anni e caratterizza il percorso formativo degli universitari nei primi anni ed ha come oggetto di catechesi il vangelo di Luca. Infatti la Scuola della Fede raggruppava ormai giovani maturi, sul finire dell’università e l’inizio della professione, con situazioni quindi molto diverse dai giovani che uscivano dalle scuole medie superiori e quindi dalla Scuola dei Discepoli. Dunque, nuovo impegno per don Luigi, pur ben coadiuvato in oratorio da don Domenico che, dopo Lodivecchio e S. Rocco in Borgo, è dal 1988 a S. Lorenzo, ove si fermerà fino al 1997.

Dopo aver ricordato le cosiddette attività “ordinarie” del Gruppo in questo 24° anno di vita, vediamo ora come, attraverso le pagine del “Comunicare”, si sia sviluppata quella “apertura verso nuovi ambiti ecclesiali” di cui si diceva all’inizio. È una apertura verso gli ambiti parrocchiali, cittadini-diocesani, ecclesiali nella sua complessità e come riflesso di un rapporto volutamente rinnovato di unità con il Papa.

Verso la parrocchia il Gruppo, che si è sempre definito come gruppo parrocchiale, aveva dimostrato disponibilità e spirito di servizio; lo stretto rapporto con don Luigi parroco, la nascita e la vita del Gruppo in S. Lorenzo, rendevano naturale, ovvio e libero questo rapporto. A ciò si aggiungeva la conoscenza che don Luigi aveva di noi, anche al di fuori di un rapporto di direzione spirituale, e quindi si accettava come naturale il fatto che don Luigi si aprisse, anzi si confidasse, con noi, su qualsiasi iniziativa di tipo pastorale; dopo una riflessione comune, a gruppetti o singolarmente, seduti di fronte alla sua scrivania, o passeggiando lungo il portico del Convegno, finivamo per condividere e accettare le proposte di un nostro impegno che ci sottoponeva. Le accettavamo perché le inquadravamo in un progetto pastorale di cui ci rendeva partecipi, in un atteggiamento di reciproca fiducia.

Ora, 1989, c’è un fatto nuovo: si è concluso lo scorso anno il 13° Sinodo della diocesi, tra le cui conclusioni c’è il dovere per tutte le parrocchie di costituire i consigli pastorali e i consigli degli affari economici secondo nuove indicazioni.

Più volte è richiamato questo fatto e anche il giorno delle elezioni, il 22 aprile, per “una assunzione di responsabilità e per una condivisione di servizio”. In rappresentanza del Gruppo in consiglio pastorale entra Antonio, che assumerà le funzioni di moderatore per circa un decennio. Anche altre notizie parrocchiali vengono riportate sul “Comunicare”, perché possono interessare una cerchia più vasta di persone: abbiamo sollecitato alla comunità parrocchiale una raccolta per l’acquisto e la distribuzione di bibbie in Russia (allora Unione Sovietica, e quindi la spedizione era difficile). Con la parrocchia abbiamo partecipato ad un pellegrinaggio a Roma per la mostra di icone russe (erano le prime che potevano venire in occidente!).

Ancora più accentuato l’impegno di apertura nei confronti della città e della diocesi. Gli inviti alle iniziative pubbliche si fanno sempre più estesi e si stampano manifesti; prosegue con indubbio successo il tipo di collaborazione avviato ed espresso con il Giobbe al Teatro alle Vigne nell’ottobre dell’87. Torna p. Alonso Schökel a presentare il Cantico dei Cantici, sabato 12 maggio 1990 in S. Agnese: l’iniziativa è promossa, oltre che dal Gruppo, anche dal Centro Paolo VI, dal Pallavicino, dalla FUCI (di cui è assistente don Franco). Chiesa piena: è possibile poi avere dal p. Alonso il libro con la sua traduzione, appena stampato dalla casa editrice Piemme. La città di Lodi aveva già avuto occasione di ascoltare il Cantico dei Cantici nella chiesa della Maddalena il 26 settembre 1987, presentato dal Teatro alle Vigne in collaborazione con l’Ufficio Liturgico diocesano, ad opera della Cappella Musicale di Costanza (era l’anno del gemellaggio tra le città di Lodi e Costanza), nella traduzione di Cesare Angelini. E poi il 9 settembre del 1990 il Cantico dei Cantici viene presentato da don Roberto a Vaiano Cremasco e drammatizzato dalle voci di Carlo Rivolta ed Eleonora Brigliadori.

Ancora, il Gruppo partecipa con il Centro Paolo VI, la FUCI e il Pallavicino a presentare in S. Agnese “Si prova vita di Galileo” di Brecht, con Carlo Rivolta, sabato 5 aprile: è un testo non biblico, ma di grande impegno culturale e significativo per la convergenza di più movimenti ecclesiali consapevoli. Il Centro Paolo VI, l’anno successivo, pubblicherà il testo rappresentato per la prima volta in S. Agnese.

Queste convergenze inducono ad una serie di incontri dei quattro gruppi promotori di questi appuntamenti in S. Agnese per esaminare la possibilità di proseguire questa esperienza approfondendola ed estendendola. Ciò anche sulla scia del convegno di Lodivecchio promosso dall’Azione Cattolica diocesana il 9 febbraio, dal titolo “L’apporto ideale ed operativo dei cattolici alla società e alla cultura di oggi”, al quale Pietro svolge un’importante comunicazione. Di tutto ciò il “Comunicare” dà più volte notizie. Ma è soprattutto in vista di un maggiore “sentire cum ecclesia” che si accavallano sui nove “Comunicare” di quest’anno sollecitazioni e promemoria, inviti alla riflessione e alla preghiera su problematiche che interessano tutta la Chiesa.

Una delle due cene di quest’anno, quella di ottobre, è per il ritorno di don Roberto e di don Franco. Incontro tra amici, certo, ma anche il desiderio di ascoltare la loro esperienza in diretto contatto con altre realtà ecclesiali. Don Roberto è appena tornato da Gerusalemme e don Franco era stato in Messico e Guatemala per tre settimane, quasi un’anticipazione della sua presenza come “fidei domini” a Portoviejo in Ecuador dal 1994 al 1997. Sui “Comunicare” sono ricordate la giornata missionaria mondiale e la settimana per l’unità dei cristiani con la preghiera comune in S. Lorenzo. Il 1989 è stato l’anno della caduta del muro di Berlino e dell’incontro del Papa con Gorbaciov. Era questa un’occasione per riflettere e per pregare per la Chiesa perseguitata nei paesi comunisti (e non solo). Tra di noi circolano due fascicoli, tratti da editoriali della Civiltà Cattolica, che hanno come titolo “Il senso degli avvenimenti dell’Est europeo” e “La questione morale come questione politica”. Vengono riportati i viaggi del Papa, come occasione per avvicinare i paesi da lui visitati e conoscerli meglio. Non si riesce ad organizzare una sessione pubblica sulla “Sollecitudo rei socialis”, ma si tiene ugualmente un incontro in merito, l’8 ottobre, e l’Enciclica è presentata da Antonio.

In conclusione, quindi, molti spunti per sentirsi più uniti al Papa e alla Chiesa: forse non era molto attinente al lavoro biblico, ma era importante questa apertura come cristiani adulti.

Sul “Comunicare” ci sono altre segnalazioni, notizie, argomenti cioè di cui si parlava e che ci interessavano: dai richiami sulla liturgia ed alcune feste liturgiche particolari (Madonna del Rosario e Cristo Re, con memoria speciale per Riccardo e i suoi venti anni nell’Istituto Secolare Cristo Re), alla necessità di collaborare tutti per la buona riuscita delle tante iniziative anche dal punto di vista economico, ai richiami più volte espressi circa la fragilità della nostra salute fisica.

L’anno si chiude con la quinta settimana biblica di Capiago. Tema: i salmi, preghiera del popolo di Dio; relatori: Luciano Manicardi, monaco della comunità di Bose, e don Roberto. Dal 24 al 28 agosto ascolteremo undici lezioni.

Termina così un anno ricco di iniziative e fecondo di approfondimenti e di aperture.

– 25° anno – 1990-91

I numeri di “Comunicare dello scorso anno, con ampie considerazioni sugli avvenimenti più importanti attorno a noi, avevano consentito puntuali riflessioni e maggiore consapevolezza sul ruolo che, come singoli e come Gruppo, avevamo in un mondo che sembrava, e che era, in rapida trasformazione. Avevamo visto già, all’inizio della nostra vita di Gruppo, le profonde trasformazioni operate dal Concilio all’interno della Chiesa e di questa nei rapporti con il mondo. Ora, con la caduta del muro di Berlino e il crollo dei regimi comunisti dell’Est Europa, si profilavano nuovi scenari che – per ora – ci facevano solo riflettere. A tutti i cristiani era richiesta in quei momenti una particolare attenzione, perché la solidarietà che si poteva manifestare verso persone e situazioni non restasse solo una pia intenzione. Ma si rendesse visibile in gesti concreti, sollecitati come singoli da nuovi servizi possibili.

Questi sommovimenti avevano prodotto, indirettamente, in noi considerazioni diverse in merito all’apertura o all’allargamento delle nostre attività. Ormai le attività del Gruppo erano note ad una cerchia più vasta dei parrocchiani di S. Lorenzo. Alle sessioni pubbliche, alla Scuola di Teologia e agli Esercizi serali quaresimali c’era ben più gente di quella che veniva ai nostri incontri domenicali, ancora – per così dire – riservati a quelli che avevano fatto tutto il precedente percorso formativo.

Così il primo “Comunicare” del 12 ottobre contiene osservazioni puntuali e distinte per le attività all’interno del Gruppo (le lezioni, i ritiri, il “Comunicare”) e per quelle rivolte all’esterno (Esercizi serali quaresimali, sessioni pubbliche, settimana biblica, incontri diversi insieme ad altri centri culturali cittadini e la Scuola di Teologia). Come si vede, queste sono numerose e meritevoli di grande attenzione. Sempre sul primo “Comunicare” sono contenute anche informazioni per i prossimi incontri: il 28 ottobre ci si troverà per formulare il programma completo degli incontri domenicali, per i quali sono sul tappeto diverse ipotesi. C’è la possibilità di partecipare ad un corso di Esercizi Spirituali (dall’1 al 4 novembre, predicato da don Gigi Sabbioni) organizzato per la Scuola della Fede e la Scuola di Testimonianza. Il 13 novembre inizierà la Scuola di Teologia, curata in modo particolare da Alino: si terrà un secondo corso di cristologia; sono previste sette lezioni ad opera di Zani, Inos Biffi, Brambilla, Congar, Falchetti.

Allegati a questo primo “Comunicare” ci sono gli schemi di un incontro domenicale di giugno (lezione di Costanza), della quinta settimana biblica che si è svolta dal 24 al 28 agosto sul tema dei Salmi ad opera del p. Luciano Manicardi di Bose, nonché un foglio riassuntivo delle attività del Gruppo nello scorso anno 1989-1990. Vengono stabiliti, in ottobre, gli incontri domenicali. Si svolgeranno prendendo come base l’articolo “Amore” del Dizionario di Teologia Biblica (ed. Paoline 1988); faremo cinque incontri e riferiranno Costanza, Antonio, Giancarlo, Fabrizio, Mari e Riccardo. Il primo ritiro si terrà il 2 dicembre: lo terrà don Roberto sul tema de “Il discepolo amato”. Al ritiro ci dà uno schema dell’articolo che sta preparando. A febbraio ci distribuisce il fascicolo, con dedica a Riccardo. Pure a dicembre, il giorno 2, in collaborazione con il Centro Paolo VI, la FUCI, il Pallavicino si organizza una nuova sessione pubblica, in Seminario, sul tema “Solidarietà, nuovo nome dello sviluppo”. Relatore è il prof. Sergio Bastianel s.j., introdotto dal Sindaco di Lodi dott. Antonio Montani. L’incontro è avvenuto di sabato pomeriggio, in contemporanea con altre iniziative proprio in Seminario: 60-70 presenti, la maggioranza di S. Lorenzo. Allegato a questo “Comunicare” di novembre c’è un contributo di Mari, che offre alla nostra riflessione alcune pagine del card. Martini che l’hanno particolarmente colpita.

Il terzo “Comunicare” è del 30 dicembre: è l’occasione, per Antonio, per offrire tre pagine di riflessione sulla società italiana, con il venir meno di ideali e valori nel campo della pubblica amministrazione, i delitti di mafia, i problemi degli immigrati e le sofferenze degli emarginati, le difficoltà delle famiglie. Tutto ciò non induce al pessimismo, anzi, ripensando al tempo in cui i primi apostoli si sono trovati ad operare, questo è il momento dell’impegno e di una “radicale testimonianza di servizio nella Chiesa e nella società”. Viene data una sintesi delle attività di dicembre e si ricorda il calendario delle prossime settimane; si ricorda che con le offerte pervenute negli ultimi tempi si è potuta pagare tutta la settimana biblica e la sessione pubblica dell’1 dicembre.

Il “Comunicare” di febbraio annuncia molte iniziative nelle prossime settimane: allegati a questo numero ci sono il fascicolo di don Roberto “Il discepolo amato” presentato da una sua lettera, tre articoletti scritti dal p. Spidlik (che ci terrà gli Esercizi Spirituali serali dal 27 febbraio al 1° marzo sul tema “L’esperienza dell’amore di Dio nella tradizione dell’oriente cristiano) in occasione delle beatificazioni di tre santi della chiesa ortodossa russa, e lo schema delle lezione di Antonio.

Si tengono in tempo quaresimale, oltre agli Esercizi serali in S. Agnese, due incontri diversi dal solito. Il 16 febbraio in S. Agnese un incontro dal titolo “Pittura e preghiera”: quaranta salmi negli acquarelli di Angelo Borgonovo, voce recitante Carlo Rivolta; nella cappella dell’oratorio, il 22 marzo una “Serata comunitaria di Quaresima 1991 sul salmo 22”, con il commento di p. Luciano Manicardi di Bose, e la proclamazione della passione secondo Marco, ad opera di Carlo Rivolta, dalle 19 alle 22.

A Pasqua viene inviata a tutti una lettera di Riccardo che si confida agli amici del Gruppo sui motivi della sua sofferta lontananza (ritornerà a giugno per la lezione conclusiva degli incontri biblici domenicali), e del Bobi che da Milano invia alcune riflessioni su una meditazione del card. Martini. Oltre al ricordare gli incontri che di recente ci hanno arricchiti, viene sollecitata la presenza ai prossimi appuntamenti. Antonio ricorda anche l’Enciclica Redemptoris missio, di cui riporta in allegato un breve passo, uscita qualche settimana prima, e il prossimo 45° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Luigi. Ci sono anche gli schemi delle lezioni di Giancarlo e di Mari.

Si va verso la conclusione delle consuete attività, ma il “Comunicare” di maggio è ancora ricco di annunci: è uscita la Centesimus annus (cento anni fa, infatti, Leone XIII promulgò la famosa enciclica Rerum Novarum); la prossima settimana biblica (p. Luciano Manicardi, dal 23 al 27 agosto a Valmadonna sul tema “I salmi, parola di Dio e preghiera dell’uomo) attende l’impegno dei più anziani nei confronti dei più giovani della Scuola della Fede e della Scuola di Testimonianza; un incontro (il 2 giugno) per parlare su “Il discepolo amato”; l’incontro conclusivo del 16 giugno con Riccardo, al termine del quale ci fermeremo a parlare delle attività del Gruppo. Viene annunciata una nuova iniziativa del Centro Paolo VI: la rappresentazione del Critone (introduzione del prof. Reale e con le voci di Carlo Rivolta e Gerardo Amato). E poi si annuncia che domenica 16 giugno “Mariarosa è lieta di farci conoscere, in questa circostanza, Eugenio con cui si sposerà il prossimo 1° luglio”. Motivo di gioia e di partecipazione alla loro felicità, guardiamo anche indietro alla nostra storia: chi si è sposato, chi è entrato in Seminario, chi ha scelto forma di consacrazione laicale, esplicita e pubblica quella di Riccardo e Fabrizio, altre in modo più schivo, ma non meno impegnato. Tutti abbiamo affrontato il tema della scelta dello stato di vita, tutti abbiamo scelto, non tutti negli stessi tempi e negli stessi modi, ma tutti nella Chiesa e con il sostegno della preghiera reciproca. Altri matrimoni ci sono stati, dal Bobi che da Milano aveva comunicato il suo con Mariella nel dicembre 1972, a Carmela, a Mina, ad Alex e Agea nel settembre del 1974. Ad altri più giovani, poi, che avevano frequentato qualche proposta del Gruppo, siamo stati vicini con qualche dono in ricordo del Gruppo e con la preghiera.

L’incontro del 16 giugno è annunciato con una scheda di riflessione di una pagina; allo stesso “Comunicare” del 7 giugno è allegata una relazione Costanza circa una tavola rotonda del 3 maggio organizzata dal Centro Paolo VI in merito alla XLI Settimana Sociale dei cattolici italiani, cui hanno partecipato Antonio, Angelo Bianchi e don Attilio.

Giungiamo così all’estate e all’ultimo “Comunicare” del 10 agosto (una riflessione sugli sbarchi degli albanesi, e sul lavoro di traduzione del Qohelet di don Roberto), cui è allegata una nota di cinque pagine, di cui vedremo il contenuto. La nota è stesa a seguito degli ultimi incontri e di colloqui avuti da Antonio. Il tema è <<l’apertura del Gruppo, cioè le sue prospettive di sviluppo, a partire dall’esperienza remota e prossima>>.

Abbiamo dato la priorità alla Parola di Dio e il Gruppo è stato <<il luogo privilegiato dell’ascolto, da cui si usciva arricchiti, pronti e desiderosi di arricchire gli altri>>. Abbiamo polarizzato <<la nostra attività attorno a due temi: l’ascolto e il servizio alla Parola e la fraternità dei carismi>>. Il numero delle persone fedeli ad ogni incontro si è ridotto. Il dialogo e l’amicizia ci sono ancora, ma questo <<non è “essere gruppo”, in cui la condivisione avviene non per simpatia umana, ma per consapevolezza di servizio nella Chiesa e ai singoli>>. <<Il Gruppo non è storia, non è un tempo passato, è un tempo presente, è un tempo futuro che non costruiranno altri. Ma noi, se il Signore vorrà e ce ne darà la forza>>.

Punti fermi che vogliamo mantenere sono la nostra vita spirituale, la nostra vita sacramentale e la direzione spirituale. Ogni nostro incontro, aperto al dialogo, porta l’impegno di superare ogni forma di estraneità spirituale. La nostra presenza nella Chiesa è gioioso servizio, che comporta anche fatica. Come pure è esigente il servizio nel mondo, nell’esercizio serio ed attento della nostra professione, nell’attenzione al dialogo con le persone di diversa estrazione culturale. <<La nostra vita, nella Chiesa e nel mondo, è impegnativa, si alimenta alla Parola di Dio, viene spesa per gli altri>>.

Con queste premesse pensiamo ad un allargamento del Gruppo: per una apertura non formale dobbiamo impegnarci di più in un cammino di vera fraternità, dobbiamo rendere “interessanti” anche agli altri i nostri incontri, dobbiamo essere prima di tutto disponibili ad una apertura e un rinnovamento interiore.

Inviteremo altri che già sono venuti alle sessioni pubbliche e alle settimane bibliche, anche agli incontri domenicali, ma soprattutto <<a fare un cammino insieme, un cammino segnato da diverse tappe legate tra di loro da un tono spirituale interiore e visibile>>.

La nota si conclude con due inviti: essere attivamente presenti alle sessioni pubbliche, animandole in modo che il dibattito sia vivo; essere attenti ad ogni esigenza di servizio nella Chiesa e nel mondo.

La sesta settimana biblica, a Valmadonna, ancora sui Salmi e con il p. Luciano Manicardi, chiude questo 25° anno della vita del Gruppo.

– 26° anno – 1991-92

Anche questo 26° anno del Gruppo è un anno pieno di vicende ordinarie e straordinarie che annotiamo non per il gusto di fare sterili cronologie di atti, ma per cogliere in essi il delinearsi e il compiersi di un progetto che, originato nel 1966, si sviluppa secondo le linee originarie, ma disponibili al cambiamento, in totale docilità al soffio dello Spirito. Non è una sottolineatura eccessiva questa: volevamo fare certe attività, ma la risposta ad esse e le intuizioni, dopo colloqui con tante persone e le preghiere, hanno orientato il cammino verso sentieri nuovi e insospettati, anche con modifiche dei progetti iniziali.

Già dallo scorso anno si era inteso “aprire” anche le ultime attività del Gruppo – e cioè gli incontri biblici domenicali – ad alcuni della Scuola della Fede e ad altri adulti che avevano partecipato alle settimane bibliche con spirito di piena condivisione, cioè in <<un cammino di ascolto della Parola e suo servizio>>. In sostanza, ad un certo gruppo di persone viene inviato il “Comunicare”, che esce ora con abbastanza regolarità ogni mese e, con esso, l’invito a partecipare alle diverse attività. Inoltre il “Comunicare” cambia ancora logo: <<A coloro che si impegnano, nel Gruppo e nella Scuola della Fede, ad approfondire la Parola di Dio e a testimoniarla nel mondo, viene inviato, per una riflessione tra un incontro e l’altro, il COMUNICARE. “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (Atti 2,42)>>. Inoltre, ad alcuni più giovani, appartenenti alla Scuola della Fede, vengono assegnate le lezioni da fare alla domenica pomeriggio alternandosi con i più anziani del Gruppo. A proposito del passare degli anni e dell’aumentare dell’età, don Luigi, in una lettera che ci invia all’inizio della Quaresima sul tema della conversione, così si esprime: <<Molti di noi, con il passaggio degli anni, hanno sentito (hanno anche ceduto?) la tentazione del rifugio nel privato: non è venuta meno la fede, ma si è affievolita la dimensione comunitaria ed ecclesiale; non è venuta meno la fede, ma si è ristretto sempre più lo spendersi per gli altri; non è venuta meno la fede, ma si sono prese le distanze da quel sentirsi coinvolti in prima persona per rendere sperimentabile la comunità fraterna perché sia regno visibile di Cristo (secondo Gv. 17,21); non è venuta meno la fede, ma dove è finita la “condivisione” di cui Luca parla negli Atti (cfr. 2,42 ss.) per indicare il risultato della Pasqua?>>.

Don Luigi fa un accenno qui al tema della fraternità, del quale parla anche Antonio nel primo “Comunicare” di quest’anno, del 19 ottobre, perché nell’incontro del 26 settembre, in cui si erano delineati i programmi, <<abbiamo riflettuto… sulla necessità di mantenere il carattere della fraternità nei nostri rapporti, senza ulteriori precisazioni di tipo “giuridico”: l’importante è che l’interiorizzazione della Parola porti ad una fraternità di fatto tra persone che hanno compiuto scelte diverse nella Chiesa>>.

Con l’anno 1991-1992 incominciamo a prendere in considerazione negli incontri domenicali i tempi sapienziali, che don Roberto ci sollecita anche in virtù della preparazione al Qohelet che, mediante il Centro Paolo VI, viene presentato al pubblico in forma teatrale ad opera di Carlo Rivolta. Prendiamo dunque in considerazione il Libro dei Proverbi: terremo nove incontri, da ottobre a giugno, tutti i mesi un incontro. I primi tre sono ad opera di don Roberto; poi si alterneranno, insieme a Grazia, Costanza e Alino, anche tre voci nuove provenienti dalle esperienze più giovanili della parrocchia: Mario Minoja, Anna Maria Maestroni e Fabrizio De Ponti. Merita di essere sottolineato il fatto che l’invito ai giovani della Scuola della Fede trova pronta disponibilità a questo tipo di servizio. Inoltre in questo anno e su questo tema vi è un’abbondanza di allegati al “Comunicare”: segno di partecipazione ad un tema sentito da molti. Don Roberto ci offre, oltre ad un fascicolo di presentazione del tema, altri tre contributi, tra cui gli schemi delle lezioni. Anche Antonio presenta uno schema con la struttura del Libro dei Proverbi, mentre Grazia, Mario (accompagnato da una riflessione sulla lezione da parte di Maria Emilia) e Fabrizio forniscono lo schema delle proprie lezioni.

In questo anno non ci sono sessioni pubbliche, ma le occasioni di incontro sono tante. Oltre agli incontri domenicali sul Libro dei Proverbi, ci siamo trovati a ripetere la stessa preparazione per la Pasqua, con un ritiro prima di Natale predicato dal p. Luciano Manicardi di Bose, il 19 dicembre in oratorio. Anche “Il Cittadino”, di cui è vice direttore don Attilio Mazzoni, ne parla come di una “iniziativa… proposta dalla parrocchia di S. Lorenzo a Lodi, nell’ambito degli impegni che il Gruppo realizza per favorire il pubblico ascolto della Parola di Dio”. A gennaio e febbraio ci incontriamo per due momenti di preghiera guidati da don Luigi e da don Roberto. Ancora a febbraio, in alternativa ad una sessione pubblica che non riusciamo a realizzare, c’è un incontro di presentazione dell’enciclica Centesimus annus, ad opera di Antonio.

E poi ci sono gli Esercizi Spirituali serali tenuti da don Roberto in S. Agnese dal 25 al 27 marzo, e la Scuola di Teologia che offre sette incontri per il terzo corso di cristologia con lezioni di Zani, Manenti e Sabbioni.

E ad agosto ci sarà la settimana biblica: dal 27 al 31 agosto a Vercurago ci farà lezioni la prof. Donatella Scaiola Bonarini sul tema “La ricerca della Sapienza: un tema ‘chiave’ per la lettura della Bibbia”; una quarantina i partecipanti. L’iniziativa è presentata sul “Cittadino” per due volte: in giugno, e in agosto con un articolo di don Attilio. Un episodio curioso di quella settimana: durante una lezione pomeridiana, uno alla volta i presenti uscirono dalla sala più o meno precipitosamente; alla fine anche Donatella uscì. Era scoppiato un temporale con vento forte e pioggia battente: sapiente era colui che pensava anche alle finestre aperte della propria camera.

I numeri del “Comunicare” di quest’anno parlano anche di altri argomenti: dalla situazione finanziaria, alla opportunità di pregare insieme con il proprio libro della Liturgia delle Ore, alla visita del Papa a Lodi il 20 giugno, il cui discorso viene distribuito a tutti. Si parla più volte della crisi che investe la società italiana in quell’anno 1992, ricordato come l’anno in cui scoppiò lo scandalo di Tangentopoli. Sono stati presentati articoli di De Rita (Una società ad alta soggettività) e di Ambrosio (Valori morali e crisi etica nella società contemporanea); in maggio viene sintetizzato il pensiero del card. Martini in merito.

Antonio ne parla nei “Comunicare” di novembre, aprile e giugno, finché lui stesso, per il suo ruolo nella struttura ospedaliera di Lodi, viene raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione. La cosa, al di là dello scalpore momentaneo, finirà – ma solo dopo quattro anni – in un nulla completo. Con una lettera in luglio gli amici del Gruppo gli sono vicini, certi della sua “correttezza ed onestà”, confidando nell’aiuto decisivo della preghiera per superare questa prova.

L’ultimo numero di “Comunicare” di quest’anno, del 17 luglio, porta una importante lettera di don Roberto che ci invita a riflettere sul modo di vivere il nostro rapporto con la Scrittura. Libro che è <<vera e propria fonte di rivelazione divina in carne umana, Parola imprevedibile che fa gioire e ci inquieta, libro che ispira e fa crescere la Chiesa e l’umanità nell’incontro con Dio>>. Per leggere il Libro ci vuole <<una fede che non si stanca di cercare, ma riparte dalle certezze acquisite per nuove mete, e spirito di ricerca che si lascia guidare più dalla verità che dal proprio impulso>>. <<La Sacra Scrittura attende da ogni lettore un intenso ripensamento di interpretazione: ciascuno ha da prestarlo secondo la propria sensibilità, provenienza e competenza, o meglio, secondo i propri carismi, in vista dell’utilità comune>>. Pensando forse ai nostri incontri, don Roberto aggiunge: <<Ascoltare le conferenze o le relazioni non serve più di tanto se non precede o segue una consuetudine di contatto diretto personale con i testi in questione…. Spesso però nei nostri incontri ci fermiamo ancora troppo sulla soglia, appagandoci di una comprensione timida di fronte al compito di interpretare, pigri nei confrontarci sulla “traduzione” da dare alla Parola entro il nostro orizzonte ecclesiale e culturale>>. Conclude con una domanda: <<Nella nostra Chiesa locale e nella nostra città, dove la Scrittura non sembra oggetto dell’amore e dell’attenzione che meriterebbe, quale ruolo può avere un Gruppo che ha più di venticinque anni di vita? Quali prospettive, personali e comuni, intravvediamo?>>.

Con questi interrogativi chiudiamo il 26° anno ed apriremo il 27°.

– 27° anno – 1992-93

In agosto don Luigi ha compiuto 70 anni e si avvia all’ultimo quinquennio di guida pastorale a S. Lorenzo. Questo fatto non cambia per niente né le modalità organizzative del Gruppo, né i contenuti dello studio. Solo aumenta il peso di don Roberto, nella presentazione delle tematiche e delle precisazioni conseguenti all’impostazione delle lezioni, e diminuisce quello di don Luigi. Si diradano le sue lettere: una lo scorso anno e la prossima sarà nel 1996, prima di quella conclusiva del maggio 1997. Ma la sua presenza è continua, la sua attività pastorale non conosce sosta. Attraverso il consiglio pastorale il Gruppo è inserito a pieno titolo tra gli organismi determinanti della vita parrocchiale.

Questi anni, gli ultimi del Gruppo con la presenza decisiva di don Luigi come parroco, hanno caratteristiche simili: studio biblico alla domenica, Scuola di Teologia e incontri aperti a tutti, oltre agli Esercizi serali quaresimali e la settimana biblica. Ma ogni mese è preceduto da momenti di riflessione, che avvengono insieme – e si nota la presenza di don Luigi – oppure per sollecitazione del “Comunicare” che pressoché ogni mese raggiunge un numero maggiore di persone.

Le attività più importanti si svolgono ormai in due linee distinte: gli incontri biblici della domenica pomeriggio e quelli della Scuola di Teologia. In ogni caso, questi ultimi incontri richiamano un maggior numero di persone, anche da fuori città: la formula organizzativa è valida, ma anche i contenuti appaiono interessanti e rispondenti a interrogativi reali. Più ancora che gli incontri domenicali, la Scuola di Teologia è oggetto di comunicazioni attraverso il “Cittadino”. Ogni anno viene presentato il programma, nelle motivazioni e nei contenuti di fondo; spesso una sintesi delle lezioni vale a richiamare l’attenzione e quindi la presenza agli incontri successivi. Alla Scuola di Teologia ci sono gli iscritti, ogni anno diversi: a ciascuno è inviata una lettera di invito, e viene assicurata la dispensa con il testo delle lezioni. Invece per gli incontri biblici della domenica i testi delle lezioni sono molto rari, più frequenti invece gli schemi delle lezioni. La Scuola di Teologia vive il suo sesto anno di vita e, dopo i cicli di incontri di teologia fondamentale e di cristologia, quest’anno si affronta l’impatto del mistero di Dio sulla cultura contemporanea: da ottobre a giugno sono previste lezioni di Sabbioni, Sarzana, Garelli, Chini, Bonora, Barbi e Vignolo. Questo nel “Cittadino” del 3 ottobre 1992, in cui gli amici del Gruppo appaiono accanto a relatori titolari e docenti universitari. In realtà ciascuno offre il contributo della propria esperienza e i nostri sono perfettamente all’altezza dei temi assegnati.

Da settembre a giugno per dieci volte il foglio intitolato “Comunicare” ci raggiunge e ci ricorda gli appuntamenti, che vanno ben oltre le lezioni domenicali. Infatti questo argomento – non limitare gli incontri alle lezioni domenicali – è uno dei primi che viene affrontato nell’incontro del 13 settembre, da cui emergono cinque considerazioni: il dibattito che segue le lezioni va approfondito e non chiuso affrettatamente per motivi di tempo. L’argomento della lezione viene comunicato per tempo e la preparazione non riguarda solo chi fa la lezione, ma un po’ tutti, sia pure in modo diverso. Gli incontri non devono essere limitati alle lezioni: e allora si decide che, se necessario, ci incontreremo al lunedì successivo per approfondire il dibattito. Dopo aver riflettuto sulla necessità di approfondire il dibattito e di incontrarsi con maggiore frequenza, si constata che gli inviti alle lezioni domenicali, e in genere ai nostri incontri, vanno estesi a persone motivate e consapevoli del percorso. A questo proposito si nota che delle diverse esperienze tenute in parrocchia vi deve essere maggiore informazione. Le offerte formative sono molteplici e vanno colte al momento opportuno. Il bollettino parrocchiale e il foglio domenicale le riporteranno per favorire la partecipazione, oltre che per informare. Il quarto punto di queste prime considerazioni è quello di approfondire i temi della lettera di don Roberto dello scorso luglio in un apposito incontro.  Infine si riconosce la necessità che anche altri assumano responsabilità organizzative accanto ad Antonio: si dichiarano disponibili Antonio Scorletti, Gianni Coviello, Mario Minoja, Costanza Bettinelli ed Emilia Monfrini. Dal “Comunicare” del 3 ottobre sono meritevoli di memoria due fatti. Riteniamo importante il ritrovarsi il lunedì successivo <<per uno speciale approfondimento in cui sarà possibile richiedere chiarimenti al relatore, dibattere l’argomento avendo come obiettivo anche quello di far emergere ciò che il testo dice all’esperienza di ciascuno e come quella Parola di Dio orienta la nostra vita>>. In secondo luogo viene presentato il tema di quest’anno: “Retribuzione e giustizia divina: tempo e salario per il giusto e per l’empio”. Tuttavia, prima di affrontare questo tema, che si tratta di cogliere attraverso un percorso nell’Antico e nel Nuovo Testamento, don Roberto ci terrà una lezione, il 25 ottobre, su di un tema che è lo sviluppo della sua lettera di luglio: “I libri e il Libro: articolazione e unità dell’Antico e del Nuovo Testamento. Chiavi e indicazione per la loro interpretazione”.

Gli incontri su questo tema, compresa questa introduzione di don Roberto e due incontri serali di riflessione dopo la lezione, saranno dieci: i libri o i temi biblici toccati da questo studio saranno Genesi, Salmi (due lezioni), Qohelet, l’apocalittica e poi ancora i quattro vangeli. Nomi nuovi si accompagneranno a più esperti nel presentare il tema: Gianni Coviello e Carla Lunghi. Di quasi tutti gli incontri ci sono gli schemi delle lezioni, mentre Antonio presenta in un fascicolo di oltre quaranta pagine la sua lezione, trascritta da Chiara: “L’insorgenza di una speranza radicale: la sapienza apocalittica”. Questo testo sarà parzialmente ripreso da un periodico di Casalpusterlengo, “Nuovi progetti”, nell’ottobre 1993.

Gli incontri di preghiera sono sempre presenti a garantire un alimento alla vita spirituale di ciascuno: faremo due ritiri spirituali in novembre e in febbraio, guidati da don Roberto. Dal 4 all’8 dicembre c’è un corso di Esercizi spirituali a Caravaggio, predicati dal p. Baroffio: appena si profila un “ponte” tra una festività e l’altra, don Luigi è pronto a organizzare per i giovani della parrocchia un corso di Esercizi, aperto anche ai meno giovani. Lo stesso p. Baroffio terrà in S. Agnese gli Esercizi serali quaresimali dal 23 al 26 marzo.

A dicembre era programmata una sessione pubblica con il p. Michel in tema di islamismo: è già spiccata in don Luigi l’attenzione verso le altre religioni, e il fenomeno delle ondate migratorie dall’Est europeo, dall’Africa e dall’Asia ne sottolinea l’importanza. All’ultimo momento p. Michel non può essere disponibile: così si fa una sola sessione pubblica in febbraio.

Torna a Lodi il p. Stock, con la formula più usata per le sessioni pubbliche in Sala S. Giovanni: sabato sera e domenica mattina, il 27 e il 28 febbraio. Ci parla su due argomenti: “La visione di Dio e dell’uomo nelle beatitudini secondo Matteo”, e “La gioia come nucleo centrale del messaggio di Gesù a Nazareth”.

In attuazione del XIII Sinodo diocesano, chiuso qualche anno fa, è in via di costituzione la Consulta diocesana per la cultura. È presieduta da don Antonio Acerbi; anche il Gruppo, per le sue attività bibliche che ormai varcano i confini parrocchiali, e la Scuola di Teologia sono invitati a collaborare. Per noi è una forma importante di riconoscimento: ogni gruppo o movimento, conservando la propria autonomia e specificità, può collaborare ad uno sforzo di coordinamento. Si tengono, in Seminario, diversi incontri tra la realtà ecclesiali e culturali di chiara ispirazione cristiana; ma poi conseguenti iniziative concrete a nome di tutte non se ne vedono. Nel corso degli anni, poi, altri sforzi si faranno, anche a prescindere dalla Consulta, per esempio per il Giubileo dell’anno 2000 o per iniziativa del Progetto Culturale della CEI, seguito al Congresso della Chiesa Italiana del 1995 a Palermo.

Dopo un incontro di riflessione, del 21 gennaio, decidiamo di partecipare. Il nostro anno si chiude con un incontro fraterno, il 20 giugno, per un bilancio dell’attività e per ricordare il 15° anniversario di ordinazione sacerdotale di don Domenico e di don Franco.

Infine dal 27 al 31 agosto, la settimana biblica guidata ancora da Donatella Scaiola Bonarini: “Figure della fede in S. Giovanni: i personaggi del quarto vangelo”. Oltre quaranta i partecipanti; il “Cittadino”, che aveva comunicato l’iniziativa il 19 giugno, ne dà una sintesi il 4 settembre.

A conclusione sembra di poter dire che il punto centrale di quest’anno è nello sviluppo di quanto ci aveva scritto don Roberto nel luglio 1992 e che avevamo approfondito a settembre (<<Ascoltare le conferenze o le relazioni non serve più di tanto se non precede o segue una consuetudine di contatto diretto personale  con i testi in questione>>), tradotto poi così da Antonio in ottobre: <<far emergere ciò che il testo dice all’esperienza di ciascuno, e come quella Parola di Dio orienta la nostra vita>>.

– 28° anno – 1993-94

Anche all’inizio di quest’anno ci sono i consueti incontri in cui, fatta una valutazione delle attività degli ultimi mesi, pensiamo alle prossime iniziative. Non si tratta ovviamente solo di fissare le date delle consuete attività e definirne i contenuti. Si tratta di qualcosa di diverso. La riflessione consueta di fine anno e quella durante la settimana biblica avevano lo scopo di mettere – ancora una volta – ciascuno di noi di fronte alla Parola di Dio, chiedendoci come questa era risuonata dentro di noi e come ci aveva maturati e fatti crescere nella vita spirituale e nello spirito di servizio alla Parola stessa nella Chiesa e nel mondo. Questo interrogarci di questi anni è ancora la “verifica” di cui ci parlava Pietro anni fa o la “contestazione” del nostro lavoro di cui ci parlava Riccardo tanti anni fa. Questo interrogarci era pubblico, tra noi, in quella fraternità che sperimentavamo nei fatti, per dirci ad esempio che il tema affrontato non aveva favorito nessuna maturazione, o che, invece, atteggiamenti personali di frettolosità o di superficialità non ci avevano consentito di cogliere appieno il senso della Parola, così come ci era stata presentata. Oppure, in questi ultimi anni, come non avevamo favorito uno spirito di fraternità e di apertura in occasione della venuta di nuove persone ai nostri incontri. Questi incontri iniziali si concludevano con il definire il programma, fatto di date, temi e relatori, ma erano preceduti da una condivisione del vissuto che metteva i singoli e il Gruppo stesso in discussione. Né don Luigi, né don Roberto facevano pesare il loro ruolo per affrettare decisioni o imporre programmi.

Proprio sul “Comunicare” dell’1 ottobre si ha un’idea di questo cammino: gli incontri di riflessione del 20 giugno, della serata conclusiva della settimana biblica e del 12 settembre ci avevano portati a queste conclusioni.

I temi biblici vanno scelti in modo che si possa cogliere il rapporto tra questi e i problemi dell’uomo e della società di oggi. In secondo luogo i nostri incontri devono avvenire in un clima di apertura e di più franca condivisione. Infine vanno realizzati i ritiri quale luogo dell’annuncio, di silenzio, di comunicazione reciproca sul modo come viviamo la nostra fede.

Per queste premesse, don Roberto ci propone lo studio della Lettera ai Filippesi e del Libro di Giona, perché possiamo esprimere la nostra fede con alcune caratteristiche: una fede gioiosa (Paolo, nella sua lettera ai Filippesi, ricorda questo tema molte volte), una fede che conduce i membri della comunità ad avere un comportamento fraterno (altro tema abbondantemente toccato da Paolo), una fede da testimoniare al di fuori del proprio ambiente (Giona sulla nave con gente straniera, Giona a Ninive), una fede che si fa coraggiosa proclamazione, che supera ostacoli e ogni paura perché anche gli stranieri e i lontani devono ascoltare la Parola del Signore.

Don Roberto ci aveva inviato una lettera, allegata al “Comunicare” del 4 settembre, in cui ci ha presentato questi <<due piccoli libri, uno di Antico, l’altro di Nuovo Testamento, ciascuno di quattro capitoli, carichi entrambi di ricchissimo contenuto teologico, vivacità spirituale e alti sentimenti umani>>. C’è ancora un mese per pensarci su, e all’inizio di ottobre il programma degli incontri biblici domenicali è steso, e verrà fedelmente rispettato: un incontro per capitolo, incominciando dai Filippesi. Don Roberto terrà la presentazione della lettera (o del libro) e il primo capitolo. Poi per i Filippesi proseguiranno Alino, Costanza e Maria Pia Belloni. Per Giona, invece, Mariarosa, Mariuccia e Mollio.

Ancora, a proposito della gioia, sul “Comunicare” del 4 settembre Antonio così si esprime: “Lo studio della Parola non sarà limitato all’ascolto delle lezioni domenicali e nemmeno alla preparazione delle stesse, perché se la Parola di Dio è amata, l’accostarsi frequentemente ad essa è fonte di gioia”.

Il programma degli incontri domenicali è presentato e pubblicato sul “Cittadino” del 16 ottobre con un articolo di Antonio: è la prima volta che avviene e testimonia l’invito aperto ed esteso in spirito di servizio, cui deve fare riscontro una accoglienza aperta e interessata.

Pure sul “Cittadino” del sabato precedente – 9 ottobre – era stato presentato il nono anno della Scuola di Teologia: l’esperienza di Dio nella cultura contemporanea. Il programma prevede incontri in sette martedì, uno al mese da ottobre ad aprile, con lezioni dei professori Vergottini, Prosperi, Aletti, Collo, Sabbioni, Spidlik (che ci aveva già tenuto gli Esercizi Spirituali in Quaresima) e di Enzo Bianchi di Bose.

Sono molto lontani i tempi in cui don Luigi ci esortava alla cautela nell’invitare “altri” ai nostri incontri: allora eravamo nei momenti della formazione e non potevamo essere distratti dal seguire una linea che don Luigi cercava come nuova esperienza ecclesiale. Ora il Gruppo è stabile, organicamente costituito (anche senza alcuna garanzia di tipo giuridico) e il servizio alla Parola si esprime anche nell’invitare “altri” ai nostri incontri e nell’avviare gli approfondimenti dopo le lezioni, che risultino di interesse vitale anche per chi non aveva consuetudini quotidiane con le Scritture.

Ancora un altro modo per invitare “altri” era costituito dalle sessioni pubbliche, volute fin dall’inizio per essere attenti a riflettere sui fatti del mondo e della Chiesa, avendo come costante riferimento la Parola di Dio. Ed ecco annunciate due iniziative, sulla linea che lo scorso anno don Luigi aveva intenzione di percorrere: l’incontro con le altre religioni. Si incomincia con un esperto di induismo, il p. Dupuis s.j., docente di teologia delle religioni alla Gregoriana, con oltre trenta anni di vita in India: ci parlerà il 9 e il 10 novembre su “Le religioni del mondo, vie di salvezza?”, e su “Il dialogo interreligioso nella missione della Chiesa”. Sono previsti altri due incontri con il p. Dupuis, il 7 e l’8 maggio, per ascoltare e capire il mondo induista.

Ritorna a Lodi il p. Baroffio in dicembre, e in Duomo, il 4 dicembre, per il ciclo “Musica in Cattedrale” terrà un incontro spirituale su “Antifone e responsori mariani e dell’Avvento”. Non è una sessione pubblica del Gruppo, ma con piacere rileviamo che persone da noi invitate, sono poi richiamate ancora in città.

Lo stesso giorno, sabato pomeriggio, avevamo tenuto un ritiro, il primo dei tre programmati: è un ritiro che per la prima volta facciamo con il gruppo delle giovani famiglie (che per la verità non sono più tanto giovani, perché si trovano ormai da dieci anni e più, con regolare puntualità in un lavoro formativo sempre più completo). Non faremo gli altri due ritiri programmati: forse – come si dice – c’è troppa carne al fuoco e non si riesce a fare tutto come si voleva. In tema in spazi di raccoglimento e di preghiera, oltre a questo ritiro, segnaliamo anche gli Esercizi Spirituali estesi a chi del Gruppo è libero, a Caravaggio dal 29 ottobre all’1 novembre, predicati da don Iginio Passerini. Inoltre, proprio a significare quella attenzione alla Parola che avevamo precisato all’inizio di settembre (eco delle letture nella nostra mente e nel nostro cuore), don Roberto ci propone un incontro il 7 febbraio con una lettera che vale la pena riprodurre per intero: sono concetti che, per un po’ di tempo, abbiamo tenuto presenti nei nostri incontri, ma poi, per diversi motivi, abbiamo un po’ dimenticato e un po’ ripreso:

“                                                                          Lodi, 28.1.1994

Cari amici,

per ben concludere la lettura della Lettera ai Filippesi, ci ritroveremo lunedì 7 febbraio p.v. alle ore 21 in Sala S. Giovanni a confrontarci in termini più strettamente spirituali intorno a quanto ciascuno di noi ha ricevuto come Parola del Signore da questa ricca testimonianza paolina. Sarà un modo per mettere in comune un patrimonio che non è proprietà privata ed esclusiva di alcuno, ma che è dato singolarmente per esser fatto fruttificare a vantaggio di tutti, e per produrre <<la comunione al vangelo>> (Fil. 1,5). Questo ci eviterà di confinare la riflessione sulla Parola in termini di pura e semplice <<spiegazione>> intellettuale, che sarebbe pericolosa illusione. Con il confronto ci aiuteremo gli uni gli altri a meglio assimilare questa Parola nella nostra vita, condividendo la luce che ne viene, la forza che suscita, o – anche più poveramente – le difficoltà ad entrare pienamente nella logica di fede che ci dischiude. Di questo sforzo – stiamone certi – avremo modo di ringraziare il Signore.

Consentitemi quindi di raccomandarvi un po’ caldamente la partecipazione attiva a questo incontro, respingendo – se mai insorgesse – la tentazione di considerarlo appendice di minore importanza rispetto alle lezioni.  Abbiamo più che mai bisogno di ritrovare una più profonda e vera comunione nella fede, irraggiungibile senza una comunicazione più esplicita.

L’incontro sarà molto semplice, quasi informale. Apriremo e chiuderemo con una breve preghiera. Per il resto ciascuno sarà libero di esprimersi come meglio lo Spirito suggerisce. Non propongo quindi alcun schema; soltanto ricordo quelli che mi sembrano i quattro grandi temi della lettera: la gioia, il sentire cristiano, il servizio, la comunione.

Nonostante l’intensità dell’appello, in pochi partecipiamo all’incontro; arriveranno anche tre contributi scritti che saranno trasmessi tramite il “Comunicare” dei mesi successivi.

Anche quest’anno qualcuno di noi ha motivi per una scarsa frequenza agli incontri: Mari, con un biglietto a febbraio, ritorna sul tema “lontananza e fraternità”: è un tema importante che, tuttavia, in modo esplicito non abbiamo affrontato in appositi incontri, ma abbiamo tutti constatato; le assenze, come in questo caso, per infermità dei nostri familiari non hanno diminuito lo spirito di fraternità. Grande dono del Signore, conosciuto, apprezzato e reso motivo di grazie al Signore!

E poi quest’anno, il 28°, vede altre attività: gli Esercizi Spirituali serali quaresimali predicati, dal 15 al 17 marzo, dal p. Manicardi e dal priore di Bose Enzo Bianchi. E poi, ancora, un saluto speciale del Gruppo a don Franco, in partenza per l’Ecuador con la missione diocesana, come fidei donum. Una vocazione sacerdotale aperta alla Chiesa universale, al messaggio di salvezza da far risuonare in ogni angolo della terra. Staremo in contatto con don Franco per tutti i tre anni della sua missione.

Infine la settimana biblica: “Geremia, il profeta nel turbine della storia”, a Montecastello dal 27 al 31 agosto. Maestro ci sarà don Patrizio Rota Scalabrini, di Bergamo, che avremo occasione di sentire tante altre volte.

– 29° anno – 1994-95

È vero che il tradizionale incontro di fine agosto – settimana teologica, o Esercizi, o settimana biblica – segna la fine delle attività dell’anno, ma è anche vero che esso è sempre il punto di partenza per il nuovo anno, se non altro per gli stimoli ricevuti, per il clima di fraternità con persone conosciute o con volti nuovi, per i testi affrontati e da riprendere nelle settimane successive a livello personale o comunitario.

Particolarmente in questa estate 1994 questa affermazione è vera: ci eravamo accorti, alla fine della settimana biblica, di non aver messo in comune quanto le letture di Geremia avevano fatto crescere la nostra fede. Quindi il primo incontro, del18 settembre, lo vogliamo fare per la consueta programmazione e per confrontarci sul cap. 31 di Geremia; perciò abbiamo messo in comune l’eco che quelle pagine avevano prodotto; abbiamo rinnovato la nostra fede in quell’ <<amore eterno>> (31,3); abbiamo concluso che “la meditazione di quella parola è la premessa per un atteggiamento di fraternità che intendiamo perseguire nella nostra comunità”.

Negli incontri di riflessione e di programmazione di giugno e di settembre troviamo quest’anno un nuovo tema, di cui si parlava nei primi anni della nostra storia e mai abbandonato. Ora ritorna impegnativo il rapporto tra il Gruppo e la parrocchia di S. Lorenzo. Ne scrive Antonio nei primi “Comunicare” dell’anno. Così il 1° settembre: <<Il ruolo del Gruppo nell’itinerario formativo della nostra parrocchia: esso è il luogo del sostegno e dello sviluppo della fede nel tempo della maturità, è luogo di grande fraternità di responsabili nella vita ecclesiale, nella professione, nella società. È il luogo della formazione permanente, mediante la lettura sempre più attualizzata della Parola di Dio e il luogo nel quale si compiono alcuni servizi alla stessa Parola, invitando tutti coloro che ne sono interessati>>. E poi ancora il 25 settembre: <<Il Gruppo, nato e vissuto nella parrocchia di S. Lorenzo, è aperto anche ad altri che intendono fare questa esperienza, è ben inserito nella comunità di S. Lorenzo, alla quale offre uno speciale contributo di riflessione sulla Parola di Dio. Poiché siamo pienamente inseriti, partecipiamo ai principali momenti di questa comunità e manteniamo un particolare rapporto verso i più giovani, che, cresciuti nelle diverse scuole parrocchiali all’ascolto della Parola, raggiungono un’età più matura e cercano approfondimenti, confronti e soprattutto esempi>>.

La celebrazione di S. Lorenzo, spostata da molti anni alla prima domenica di ottobre, segna l’inizio del nuovo anno pastorale. Anche quest’anno don Luigi riunisce tutti i “consigli” per programmare le attività e fissa le date dei ritiri: tutte le nostre attività sono state precedute da momenti di preghiera e di incontro particolare con il Signore. Nell’ottobre del 1994 il ritiro è per il Gruppo, la Scuola della Fede e la Scuola di Testimonianza, insieme, il 7 ottobre in Casa dell’Annunciazione: c’è una stretta correlazione con quanto Antonio aveva scritto il 25 settembre.

Subito dopo incominciano gli incontri biblici domenicali e la Scuola di Teologia.

Negli incontri biblici domenicali affronteremo un libro dell’Antico Testamento, Rut, e una lettera del Nuovo Testamento, la prima di Pietro. Le introduzioni ai due testi sono fatte da docenti esterni.

Per il Libro di Rut si incomincia il 16 ottobre con la prof. Ostinelli di Como e poi si proseguirà in novembre, dicembre e gennaio con lezioni di Grazia e Chiara, di Mariuccia e Mollio, di Roberto Visigalli e Gianni Coviello. Per la prima Lettera di Pietro incomincerà la prof. Pellegrini di Milano e poi si proseguirà in aprile con lezioni di Mariuccia e Mollio, e poi di Mario e Stefano Polesello; in maggio Giancarlo, e in giugno Antonio. Anche quest’anno sono stati inseriti nomi nuovi: alcuni vengono invitati più volte a riferire, altri no. In tutta la nostra storia abbiamo conosciuto persone che sono venute al Gruppo, hanno partecipato, ma non sono mai state del Gruppo; altre, invece, pur venute dopo anni di attività, si sono perfettamente inserite con ruoli e servizi propri. Ma con tutti abbiamo conservato rapporti di fraterna amicizia: l’invito, la sollecitazione a venire, da parte nostra, non è mai stato un rimprovero, ma solo l’offerta di una occasione da non perdere.

Ad ottobre dunque partono gli incontri domenicali e parte anche la Scuola di Teologia. Quest’anno di parla dei Sacramenti, in sei appuntamenti, ciascuno fatto di due incontri; saranno relatori Maggioni, Collo, Lameri, Rubnik, ancora Collo e Baroffio. Colpisce in particolare il p. Rubnik, perché si coglie dietro le sue lezioni una profonda cultura (vissuto nel confine delle due culture italiana e slovena) e un profondo amore per le rappresentazioni artistiche come momenti di incontro tra Dio e l’uomo. Così con lui terremo una sessione pubblica, l’11 maggio, con due lezioni: “Annunzio del messaggio e formazione della cultura cristiana: due compiti dell’unica comunità dei credenti”, e “L’uomo nell’arte contemporanea”. A cura della Scuola di Teologia le sue lezioni sono state pubblicate nei consueti fascicoli.

In tema di sessioni pubbliche questo è un anno straordinario per due eventi che esporremo in ordine cronologico.

Il 21 gennaio viene suor Maria Ko, che Antonio aveva conosciuto due mesi prima a Verona ad un convegno dal titolo “All’ascolto della Chiesa in Cina”. Ci tiene due incontri: uno sulla Chiesa in Cina e in modo particolare sullo sviluppo, in difficili condizioni sociali, delle vocazioni religiose femminili; un altro su “Le donne alla sequela di Gesù nei vangeli sinottici”. Dopo il fugace e improvvisato incontro con il p. Malatesta dell’estate del 1987, si torna a parlare di Cina. In ben quattro numeri di “Comunicare” se ne parla, si allegano i tre articoli del “Cittadino” che parlano di suor Maria Ko, si danno altre notizie e copie delle lettere che Antonio ha ricevuto dai vescovi di Taipei e di Shanghai. È l’inizio di un impegno che dura tuttora.

Il secondo evento avviene il 1° febbraio in S. Agnese: il Gruppo, con il MEIC e il Centro Paolo VI, presenta un “Incontro con Qohelet”, in cui Rav Luciano Caro, Rabbino della comunità israelitica di Torino e di Ferrara, parla sul tema <<Gioia di vivere e timore di Dio>> e don Roberto sul tema <<Che cosa ci guadagna l’uomo sotto il sole?>>. È una introduzione alla rappresentazione teatrale del Qohelet che avverrà il 25 e il 26 febbraio in S. Agnese, ad opera di Carlo Rivolta, sostenuta dall’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile e gli oratori, dal MEIC e dall’UCIIM. Da parecchi mesi don Roberto stava lavorando alla traduzione scenica del Qohelet e si era confrontato anche con alcuni di noi per la definizione del testo, distribuendo suoi scritti per una piena comprensione del significato del testo.

Entrambi questi momenti sono caratterizzati da grande successo.

Ma non finisce qui questo straordinario 29° anno del Gruppo.

Dopo la Giornata missionaria mondiale, don Franco parte per l’Ecuador: ci lascia una preziosa testimonianza durante la tradizionale veglia del sabato sera, che avviene in S. Agnese, e noi poi lo ricorderemo più volte inviando a tutti il suo indirizzo e spedendogli una lettera, a nome di tutti, all’indomani della celebrazione del Natale.

A dicembre Antonio vuole ricordare l’apertura del processo di beatificazione di Giuseppe Lazzati, avvenuto nell’Aula Magna della Cattolica. È una memoria di testimonianza e di ringraziamento che si conclude con una citazione del suo testamento spirituale sull’amore per la Chiesa.

In occasione della Pasqua viene riportato sul “Comunicare” un brano della lettera inviata da don Luigi al consiglio pastorale e che poi svilupperà nell’ultima lettera del 3 maggio 1997:

<<Alla luce della centralità dell’Eucarestia, dovremo rivedere la programmazione del nostro tempo personale e soprattutto il “senso del giorno del Signore”; dovremo rivedere alcune linee educative perché si torni a  dare all’Eucarestia quotidiana l’importanza che si merita; dovremo restituire il bisogno di incontrare Gesù che rimane con noi nel tabernacolo; dovremo fare dell’Eucarestia il punto di partenza di ogni iniziativa e di ogni programma pastorale, per poi tornare all’Eucarestia come per raccontare al Signore quanto abbiamo fatto; dovremo attingere dall’Eucarestia, ben celebrata, il senso del nostro andare agli ultimi, per non farlo scadere ad attività di moda, ma farlo sentire a noi stessi come logica conseguenza di chi ha incontrato il Signore>>.

Queste parole di don Luigi ne richiamano altre, scritte nel 1974, quando era viva la tensione in molti di noi di operare con energia e tempi dilatati a favore di portatori di handicap.

Un anno pieno di tante attività, ma anche di impegni di preghiera e di riflessione: oltre al ritiro del 7 ottobre, ci sono gli Esercizi a Caravaggio dal 29 ottobre all’1 novembre; e poi gli Esercizi Spirituali serali, predicati da don Antonio Donghi del 7 al 9 marzo.

L’ultimo incontro di preghiera e di riflessione è per il 25 giugno, a conclusione delle nostre attività.

L’ultimo impegno è per la settimana biblica dal 25 al 29 agosto: la terrà p. Stock sull’Apocalisse, a Caravate, con 44 partecipanti.

– 30° anno – 1995-96

È il 30° anno, ma non lo sappiamo, non ce ne ricordiamo, non lo festeggiamo. Non ci sembra di essere al punto di dover pensare ad una “nostra” storia, che invece c’è. Ce ne accorgiamo ora, qualche anno dopo, volendo ripensare ai quarant’anni trascorsi da quella famosa lettera di Riccardo del 14 settembre 1966. Anzi, ci sono incertezze quando talvolta ne parliamo tra noi: quando siamo nati? Con una lettera? Dopo alcuni incontri e quindi dopo aver definito alcune linee di fondo? Dopo un corso di Esercizi?

Poi, ma … poi, le idee si sono fatte più chiare e questa storia inizia appunto da quella famosa lettera.

In realtà questo anno del Gruppo ricorda un anniversario per noi ancora più importante di quello della nostra fondazione: il 6 aprile 1996 è l’anniversario della ordinazione sacerdotale di don Luigi. Cinquant’anni di sacerdozio: gioia grande, occasione di ringraziamento al Signore e a don Luigi.

Il 29 agosto si era chiusa la decima settimana biblica a Caravate (p. Stock sull’Apocalisse) e il 31 agosto esce il primo numero di “Comunicare” del nuovo anno. Proprio, senza soluzione di continuità, a indicare invece la continuità di una presenza e di un impegno, secondo linee consolidate, all’interno delle quali si possono individuare caratteristiche proprie.

Ci sembra di poter individuare nelle sessioni pubbliche le caratteristiche di quest’anno. Tre incontri pubblici di grandissimo rilievo, per i contenuti, per l’ampia partecipazione, per l’eco riflessa sulla stampa locale.

Dopo l’incontro con il p. Dupuis, gesuita esperto nel rapporto con la popolazione induista dell’India, a novembre (il 25 e il 26) ci viene a parlare il p. Lopezgay s.j., docente alla Gregoriana, sul tema “Il dialogo tra cristianesimo e buddismo”. L’anno 1995 era iniziato con uno sguardo alla Cina (gennaio, suor Maria Ko) e termina con lo sforzo di capire la religione buddista: l’Asia è al primo posto! Il secondo incontro pubblico è ancora con una grande religione asiatica, l’islamismo. Ce ne parla il 16 e il 17 marzo il p. Arij Roest Crolius, docente di islamistica alla Gregoriana.  Sul “Cittadino” del 23 marzo è riportata un’ampia sintesi degli interventi del docente.

Ma forse è il terzo incontro pubblico ad essere il più importante, quello con il rabbino capo di Milano, presidente dell’associazione Rabbini d’Italia, venuto il 22 febbraio a S. Agnese. Il giorno precedente, al Teatro del Viale, a cura del MEIC, dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile e degli oratori, e dell’UCIIM, è stato presentato il Giobbe, la rappresentazione scenica di Carlo Rivolta, per la traduzione di don Roberto. E il rabbino Laras, dopo una cena in Casa dell’Annunciazione in perfetto stile “ebraico”, parla del dolore innocente, tema tipico di questo libro.

I programmi ordinari, pensati all’inizio di settembre, si svolgono con la consueta regolarità. Il tema scelto quest’anno per gli incontri domenicali è il profeta Elia; ce ne saranno sette: il primo con don Roberto, gli altri saranno a cura di Costanza, Alino, Grazia, Mario, Gianmaria Bellocchio e Mariarosa. Anche per queste tematiche sono stati distribuiti gli schemi delle lezioni o il testo della lezione stessa, come quella del 24 marzo di Gianmaria Bellocchio.

Il tema di Elia è così coinvolgente che in tutti i numeri del “Comunicare” se ne parla, o dei temi trattati o di quelli che verranno trattati nel prossimo incontro.

La Scuola di Teologia affronta temi antropologici, affidandosi, in sei incontri per complessive dodici lezioni, all’esperienza di docenti quali Rota Scalabrini, Vignolo, Scarpati, Garelli, Manenti e Mazzocchi. Anche a questi incontri il “Cittadino” dedica ampio spazio, anticipandone i temi o riportando ampie sintesi. Uno degli incontri della scuola di Teologia di quest’anno si collega con la sessione pubblica di novembre in tema di rapporto tra cristianesimo e buddismo: il 16 aprile a cura del p. Mazzocchi si tratta il tema “Buddismo zen e cristianesimo a confronto sull’uomo”.

I “Comunicare” sono distribuiti tra agosto e maggio per nove volte. Quasi ogni volta, allegate a “Comunicare”, ci sono pagine di fotocopie di riviste missionarie (Mondo e Missione, Popoli, Popoli e Missione) che ricordano, oltre che problemi particolari della Chiesa in alcune regioni (es. Cina e Libano), proprio i rapporti tra cristianesimo e religioni asiatiche. Così questo tema del dialogo interreligioso viene accostato attraverso diverse angolazioni: l’importante è che i cristiani adulti, che si confrontato con persone di tutte le culture, siano in grado di capire, di cogliere le differenze, di non annacquare la propria fede in un sincretismo vuoto di significati.

Le principali attività del Gruppo – sessioni pubbliche, incontri domenicali, Scuola di Teologia – non esauriscono mai la vita del Gruppo. Gli Esercizi Spirituali serali quaresimali si tengono in S. Agnese dal 6 all’8 marzo e sono predicati da un volto noto: p. Luciano Manicardi di Bose. Quest’anno appaiono con più frequenza gli incontri di preghiera: intanto, all’inizio e alla fine del ciclo annuale, facciamo non solo l’incontro organizzativo ma un momento di preghiera comunitaria, al 17 settembre e al 16 giugno. Per l’incontro del 17 settembre don Luigi ci prepara un foglio di preghiera, in collegamento con i temi dell’Apocalisse dell’ultima settimana biblica. Quest’anno terremo due ritiri il 17 dicembre e il 21 aprile. E, a proposito di questi ritiri, vale la pena citare qui la lettera che don Luigi ci scrive il 31 maggio, in vista dell’incontro conclusivo del 16 giugno. Ci parla di tre argomenti. Innanzitutto degli incontri biblici domenicali: <<Il Gruppo non vuole fare degli eruditi, ma dei cristiani che, innamorati del loro Signore, vogliono conoscerlo sempre più per render ragione della speranza che portano in cuore>>. Consiglia quindi una via intermedia tra la lezione accademica e la lectio divina. Per la Scuola di Teologia invita ad <<una presenza più attiva e più responsabile di tutti i membri del Gruppo>>, per accogliere i partecipanti, per dare un apporto nel dibattito, per diffondere le dispense. Infine ci parla dei ritiri spirituali; almeno uno per tempo liturgico, più prolungato delle attuali due ore ed immersi nel silenzio: <<è sacro il silenzio del ritiro>>.

All’inizio del 1996 don Franco è tornato per un breve riposo dall’Ecuador: è un momento di incontro, di festa, di riflessione. Altro argomento di “Comunicare”: la richiesta di soldi che Antonio rivolge con insistenza a tutti per pagare i relatori delle sessioni pubbliche e degli Esercizi spirituali serali. Quest’anno avanzano dei soldi e così riprendiamo l’antica tradizione di offerte in carità: daremo qualcosa al Carmelo di Lodi, chiedendo preghiere.

Due avvenimenti ancora, e molto importanti, per questo nostro 30° anno: nella notte pasquale celebriamo i 50 anni di sacerdozio di don Luigi. L’anniversario verrà festeggiato dalla comunità parrocchiale il 23 giugno insieme alla prima Messa di don Stefano Chiapasco, l’ultimo dei sacerdoti provenienti dalla parrocchia di S. Lorenzo, che don Luigi parroco ha accompagnato all’altare.

Si conclude con la settimana biblica a Calino; maestro ci sarà don Roberto sul Deuteronomio, dal 29 agosto all’1 settembre. Tanti partecipanti (56): soddisfazione sì, ma segno di nuovo impegno.

– 31° anno – 1996-97

A Calino eravamo in tanti ad ascoltare le lezioni di don Roberto sul Deuteronomio. In più di cinquanta, ma per la prima volta non c’era don Luigi. Qualche problema di salute lo preoccupava e lo rendeva molto prudente negli impegni che comportavano uscite esterne o novità di situazioni. E poi si fidava completamente di don Roberto, sia per i contenuti – e questo era più che ovvio – sia per gli aspetti organizzativi all’interno della settimana biblica e in rapporto con le attività del Gruppo immediatamente precedenti o dei mesi seguenti.

È stata una settimana ben riuscita, per il livello delle lezioni, per <<la condivisione della Parola di Dio nello studio e nella fraternità>>, come si legge nel primo “Comunicare” del nuovo anno, del 4 ottobre.

Un’altra novità di Calino: il programma del prossimo anno viene presentato in agosto e nel “Comunicare” di ottobre ci sono gli argomenti degli incontri, le date e i relatori, ivi compresi tre ritiri spirituali, sui quali don Luigi aveva insistito nella sua lettera del 31 maggio.

La vita del Gruppo, in questo suo 31° anno, può essere facilmente distinta in attività ordinarie, scandite secondo il consueto ritmo dal “Comunicare”; in attività straordinarie, o momenti di vita straordinaria, con le sessioni pubbliche; e infine nel lavoro fatto in occasione delle nuove formulazioni, anche a seguito del pensionamento di don Luigi.

Fin dall’inizio si ha la diffusa consapevolezza che questo sarà un anno diverso dal solito, l’ultimo in cui don Luigi sarà parroco di S. Lorenzo, un anno in cui ci dobbiamo preparare al dopo. All’inizio non abbiamo consapevolezza di come questo anno sarà diverso, e ci avviamo a viverlo <<nell’ascolto della Parola e nella condivisione eucaristica>> (“Comunicare” del 9 novembre 1996). Sarà un anno più lungo del solito, terminerà non con la settimana biblica, ma con l’incontro-assemblea del 14 settembre 1997. È la stessa data della prima lettera di Riccardo di 31 anni prima: nessuno al momento se ne ricorda; don Luigi, a giugno del 1997, avrà già dato le dimissioni da parroco (prescritte dal codice, perché il 26 agosto ha compiuto 75 anni): inizio e fine di un ciclo. Ma il Gruppo non finisce!

Dunque i “Comunicare” saranno nove, da ottobre a settembre. Vi saranno anche altre forme di comunicazioni, non mandate a tutti quelli che ricevevano il “Comunicare”, relative al cambiamento cui il Gruppo andrà incontro. Una caratteristica dei “Comunicare” di quest’anno, ma anche di quelli degli ultimi anni: sempre più si parla degli incontri biblici domenicali per riassumere, in breve, quanto detto nell’ultimo incontro e per anticipare i temi del prossimo. Era un vecchio desiderio di don Luigi che forse trovava ora la auspicata realizzazione. Il tema degli Atti degli Apostoli viene ripreso sui “Comunicare” ogni volta; le lezioni sono accompagnate dagli schemi che vengono inviati in anticipo. Anche questo era un nostro desiderio, non solo di don Luigi; la sua realizzazione era difficile, ma forse non ci siamo impegnati “a fondo” per questo obiettivo. Certo costava più fatica, più tempo, e non tutti lo avevano: tante considerazioni, utili sempre quando si vuole riprendere un cammino, guardando anche un po’ indietro, per colmare le lacune.

Dunque, gli Atti degli Apostoli. La prima lezione – 13 ottobre –, di introduzione, viene tenuta, come era già consuetudine allora, da un docente esterno, don Tremolada, che già era venuto anni prima quando parlavamo del vangelo di Luca. Poi, con cadenza quasi mensile, terranno lezioni Mario, Mollio, Mariuccia, Giancarlo, Roberto De Ponti e Costanza.

I ritiri si tengono, come previsto, nei tempi liturgici più “forti”: l’8 dicembre, il 16 febbraio e il 18 maggio. Quest’ultimo avrà caratteristiche un po’ diverse, perché è in atto la riflessione circa il futuro del Gruppo.

Anche la Scuola di Teologia segue la sua strada ordinaria. Sembra, a guardare gli eventi ad anni di distanza, che l’iniziativa andasse avanti in autonomia e che nel Gruppo se ne parlasse poco. A ben guardare, forse era così, ma non era giusto che così fosse. Infatti don Luigi ci aveva richiamato – sempre nella sua lettera del 31 maggio – ad una più sollecita attenzione alla Scuola di Teologia. Invece nei nove “Comunicare” si parla solo due volte della Scuola di Teologia, per ricordare due incontri: del 12 novembre e del 14 gennaio. Anche quest’anno, decimo della Scuola di Teologia, verranno docenti di grande valore, quali Natoli, Ciancio, Mazzocato, Cremaschi, Borgonovo e Collo. Per il secondo anno si affrontano i temi di antropologia.

Agli Esercizi Spirituali serali di Quaresima (4-7 marzo) viene un predicatore già noto che altre volte avevamo ascoltato con favore: il p. Luciano Manicardi, della comunità di Bose, ci detterà quattro meditazioni sul tema “Il cristiano, pellegrino nella storia”.

E poi, in questo excursus sulle attività ordinarie del Gruppo, nel suo 31° anno di vita, parleremo anche della settimana biblica, programmata a S. Felice del Benaco dal 27 al 31 agosto, sul tema “Cercate il Signore e la sua Sapienza”. Relatrice sarà ancora Donatella Scaiola Bonarini, che ci aveva già fatto lezioni nelle settimane bibliche del 1992 e del 1993, e che avremo ancora modo di avere con noi in anni venturi.

Prendiamo lo spunto dalla settimana biblica di S. Felice (38 presenti) per chiudere il capitolo delle attività ordinarie del Gruppo e per addentrarci in quello delle attività straordinarie e delle sessioni pubbliche. Sì, perché questa settimana biblica ha un carattere straordinario davvero, unico. Non sono presenti né don Roberto né don Luigi. Incominciamo da don Roberto: per cinque-sei mesi, tra la fine del 1996 e l’inizio del 1997, era stato a Roma, al Collegio Lombardo, per proseguire i suoi studi in vista della conclusione e della laurea, che avrebbe perfezionato dopo qualche anno. A dicembre ci aveva inviato uno speciale ricordo in memoria del 60° della morte di p. Charles de Foucauld. Poi nell’estate, in quei pochi giorni di vacanza in Liguria con i suoi familiari, viene colpito da una colica renale. Bloccato, non può venire alla settimana biblica. E don Luigi, che già lo scorso anno non era venuto per problemi di salute? Questa volta le cose sono molto più serie e gravi. Non stava bene da qualche giorno, quando il 21 giugno, giorno del suo onomastico, è invitato dai superiori a firmare la lettera di dimissione dalla parrocchia per consentire la nomina dei parroci negli stessi tempi. Ma non sta bene. Dolorante e debolissimo si deve ricoverare in chirurgia Lodi, dove il primario – Nino Olivari, che aveva frequentato il Gruppo agli inizi degli anni settanta – lo opera per pancreatite emorragica. Seguono giorni difficili, in cui un po’ tutti ci alterniamo, giorno e notte, attorno al suo letto. Poi la lenta ripresa e dopo cinquanta giorni torna a casa. Di venire alla settimana biblica non se ne parla neanche lontanamente. Deve pensare alla conclusione del suo ministero a S. Lorenzo, ai problemi aperti in parrocchia, anche perché don Domenico è in partenza per S. Fiorano, ove andrà a fare il parroco. Don Ermanno, che era stato nel Gruppo nei suoi primi dieci anni, viene nominato parroco a S. Lorenzo e consente a don Luigi di restare nella sua residenza che aveva abitato da quando era venuto a S. Lorenzo.

Questi, della malattia di don Luigi, della successione a S. Lorenzo, sono stati eventi straordinari per questo 31° anno del Gruppo. Ma non è finita qui: abbiamo avuto anche cinque sessioni pubbliche o incontri aperti a tutti.

Innanzitutto ritorna tra noi il p. Arij Roest Crolius, che lo scorso anno ci aveva parlato dell’Islam e dei suoi rapporti con il cristianesimo. Ora, il 22 e il 23 febbraio, ci parlerà su “Il dialogo tra cristiani ed ebrei”, nonché su “Le prospettive future del dialogo tra cristiani ed ebrei”.

La seconda sessione pubblica ha una storia particolare. P. Malatesta ci aveva lasciato nell’estate del 1987 dicendo che sarebbe tornato ancora una volta per salutare noi e don Luigi. A dicembre 1996 quindi, dopo dieci anni di lontananza, lo abbiamo interpellato e invitato; la sua risposta, da San Francisco, è immediata: “Come non dare una risposta affermativa alla tua iniziativa? Ci sarò!”. E così, nel corso di un viaggio da San Francisco a Parigi e a Roma, viene a Lodi il 1° marzo: ci parla della sua esperienza in Cina e di come vede lo sviluppo della Chiesa in quella regione. Lo accogliamo con grande gioia e riconoscenza, ridistribuiamo due sue meditazioni: “La fraternità clima di vita dei discepoli” e “La Sacra Scrittura fonte perenne di vita spirituale”.

Altra sessione pubblica in marzo: è con noi p. Stock, il 15 e il 16, a presentare il viaggio di Gesù a Gerusalemme, come è descritto nel vangelo di Marco. A questo proposito, il “Comunicare” del 6 marzo ricorda che sono disponibili i fascicoli di don Luigi contenenti le sue meditazioni sul vangelo di Marco.

Nell’arco di trenta giorni abbiamo avuto tre presenze eccezionali, che venivano da noi per il rapporto di reciproca stima con don Luigi e per il clima che nel Gruppo e nelle altre Scuole si era creato, di appassionato interesse per le Scritture.

Poi ancora il 9 aprile in un incontro serale il prof. Corradini, docente alla Cattolica e impegnato nel campo dell’istruzione scolastica italiana, ci parlerà sul tema della “Formazione dei laici per un impegno nella società italiana”.

Infine, ultimo incontro pubblico in Sala S. Giovanni: il 26 maggio il cappuccino p. Giovanni (già studente di Codogno al Liceo Verri negli anni ’60 con il nome di Sergio Groppi) illustrerà la presenza cristiana in terra islamica, in particolare là dove sorgeva la città di Efeso.

Resta ancora da dire della straordinaria, eccezionale e fraterna presenza di p. Malatesta dal 23 al 29 marzo. Accompagnandolo all’aeroporto il 1° marzo, ci disse che era disponibile a venire a Lodi l’ultima settimana di marzo per rivisitare tutte le attività del Gruppo, riordinarle, alla luce dell’impegno pastorale di don Luigi, e consentire così un nuovo e diverso utilizzo del materiale prodotto, nonché contribuire alla individuazione di nuovi modi di presenza ecclesiale del Gruppo senza il ruolo di don Luigi parroco.

Torna quindi a Lodi la domenica delle Palme e incomincia a parlare con tutti, a dialogare, a interrogare, a prendere appunti, in una stanza della Casa dell’Annunciazione, annotando ogni informazione nel suo portatile. Sono cinque giorni memorabili per ciascuno di noi che gode di vedere questo altissimo studioso interessarsi delle nostre vicende del Gruppo, per don Luigi che ha con p. Malatesta un’ampia possibilità di confronto e di prospettive. Tutti coloro che lo hanno avvicinato in questa settimana non hanno potuto dimenticare la sua signorilità, il suo tratto delicato e stimolante, il suo sguardo rivolto al futuro, la sua speciale dedizione a Gesù e alla Chiesa nella Compagnia fondata da S. Ignazio. Era colpito e stupefatto della nostra esperienza nella Chiesa; era colpito dalla statura spirituale, intellettuale, teologica, biblica e pastorale di don Luigi. Riteneva che tutto il materiale che lui aveva incominciato a raccogliere poteva essere la base per future tesi di laurea. Con una lettera del 28 marzo – venerdì santo del 1997 – accompagna a don Roberto, Antonio ed Alino il suo lavoro di sintesi in 65 pagine, con alcune considerazioni e prospettive della vita futura del Gruppo.

Queste considerazioni del p. Malatesta si uniscono alle nostre riflessioni già in atto per proporci la continuazione del Gruppo anche quando don Luigi non sarà più il parroco di S. Lorenzo. In proposito ci sono documenti, lettere, opinioni scritte, tra l’aprile e l’agosto, e ci sono una serie di incontri tra aprile e settembre.

Tutti hanno partecipato con vera consapevolezza dell’importanza del momento: tutti, intendiamo quelli che fin dalla prima ora seguivano l’esperienza del Gruppo, e quelli che in tempi successivi si erano aggiunti, condividendone lo spirito e le iniziative.

Cambiando il parroco, le attività del Gruppo continueranno? E come sarà il rapporto con la parrocchia? Quale la struttura? Quale dovrà essere l’impegno delle singole persone? P. Malatesta aveva insistito sulla necessità di proseguire l’esperienza del Gruppo, per lui una esperienza eccezionale, con l’opportunità di un radicamento strutturato. Infatti questa mancanza di strutturazione ci sembrava la maggiore difficoltà nella presentazione al nuovo parroco.

In questi mesi ci siamo affidati molto alla preghiera, abbiamo chiesto al Signore di illuminarci nelle scelte, di capire il nostro ruolo nella Chiesa; abbiamo condiviso le nostre preoccupazioni e le nostre speranze in vera fraternità. Nei momenti centrali dell’estate don Luigi è stato assente, per la grave malattia citata prima. Tuttavia la sua ultima lettera (3 maggio 1997) è assolutamente fondamentale per la comprensione del Gruppo, della sua storia passata, per la lucida valutazione del momento presente, per lo slancio interiore che riesce ad animare chi la legge. Don Luigi non si ferma a ragionare sulle strutture, come p. Malatesta. A noi ha colpito questa preoccupazione di p. Malatesta, forse più di quanto lui volesse consigliarci, perché non eravamo assolutamente abituati a ragionare in quei termini.

Don Luigi ci richiama le dimensioni essenziali che hanno ispirato la vita del Gruppo. Così si esprime a pagina 2 della lettera: <<le dimensioni di fondo… il primato della Parola, la concentrazione cristologia, la fraternità ecclesiale, il servizio e la missione. Il Signore non ci chiedeva di “organizzare qualche attività”, ma di assumere coraggiosamente l’identità del discepolo che lo ama e lo segue ovunque vada. Riprendere oggi quelle dimensioni è trovarci stupiti da tanto amore, è ricondurre ad unità il nostro presente per una assunzione di responsabilità nuove per il futuro. È anche dovere e gioia: dovere di gratitudine, non verbale, al Signore; gioia di rinnovamento della fedeltà a Lui sempre presente e attivo in mezzo a noi che viviamo nella sua Chiesa, amandola perché amiamo Lui>>.

Una splendida lettera che, dopo una citazione di De Lubac (tratta dal testo Meditazioni sulla Chiesa, che avevamo imparato a conoscere trent’anni prima), conclude: <<Sentitela così la Chiesa. Amatela così la Chiesa. Servitela così la Chiesa. Nel celibato o nel matrimonio vi sentirete e sarete nella famiglia di Dio>>.

Oltre alla lettera di don Luigi, ci sono scritti di Antonio e di altri (2 aprile, 24 maggio, 14 giugno, 6 luglio), fino alla lettera del 15 agosto (firmata da Antonio, don Roberto, Alino e Mariarosa) che contiene una bozza per una “carta” del Gruppo, di cui parleremo più avanti. Gli incontri avvengono il 20 aprile: c’è una relazione di Antonio che fa il punto sulle dimensioni essenziali del Gruppo: l’ascolto della Parola, il servizio alla Parola nella comunità ecclesiale, nel mondo contemporaneo; in particolare si sofferma su un punto “per andare avanti”, sottolineando che “senza don Luigi, ciascuno dovrà dare di più. Il rapporto con S. Lorenzo va mantenuto”. Altri incontri il 1° giugno (ma anche nel ritiro del 18 maggio si era pregato e ragionato sul nostro futuro), il 29 giugno e il 3 luglio. Poi, come dicevamo, c’è la lettera del 15 agosto, con la bozza della Carta: fisionomia spirituale, ecclesialità, assetto interno, attività. Nella esposizione della seconda parte – ecclesialità – c’è, forse, la novità più significativa: <<il Gruppo non si identifica… con un gruppo della parrocchia, ma vive con questa una comunione nella distinzione, consapevole cioè, da una parte, della necessità di mantenersi radicato ad un concreto ambito locale (quello entro cui il Gruppo è nato), senza però, dall’altra, restarne arginato>>.

Perché arriviamo a questa sottolineatura? Le incertezze del futuro, la necessità di fissare alcuni punti fermi che ci consentissero di proseguire, anche indipendentemente dai programmi pastorali della parrocchia. Nella parrocchia sì, ma non necessariamente della parrocchia.

La lettera del 15 agosto aveva preannunciato un incontro a metà settembre per la definizione della Carta del Gruppo. L’incontro è preannunciato con l’ultimo “Comunicare” di quest’anno (6 settembre) ed è fissato per il 14 settembre.

– 32° anno – 1997-98

Incomincia una “nuova stagione” del Gruppo, all’indomani dell’assemblea del 14 settembre 1997, la stessa data da cui facciamo partire la vita e la storia del Gruppo nel 1966. Così è detto nel primo “Comunicare” del 25 settembre, in cui si riferisce di quell’assemblea e delle prime novità che sono emerse e poi confermate dalla volontà di tutti.

Ad ottobre, il cambio del parroco. Don Ermanno ha stabilito che don Luigi potrà restare nella casa già abitata in via Garibaldi. Gli siamo grati per questo gesto di fraternità sacerdotale. Don Luigi si è ristabilito e la comunità lo saluta con la lettura integrale del vangelo di Marco, ad opera di Carlo Rivolta, lunedì 20 ottobre. I primi otto capitoli saranno letti a S. Lorenzo, poi processionalmente ci si recherà in S. Agnese per la lettura degli altri.

Abbiamo approvato la Carta del Gruppo, per la verità senza tanto dibattito, perché si trattava dell’epilogo di un processo avviato già da parecchi mesi; era stata già distribuita in bozza e rappresentava la traduzione organizzativa della lettera di don Luigi del 3 maggio. È confermato il nuovo carattere del rapporto con la parrocchia di S. Lorenzo, al fine di garantire libertà sia al Gruppo sia al nuovo parroco.

Responsabile del Gruppo è ora Mariarosa, che viene eletta per la durata di tre anni. Con lei collaboreranno, per un nuovo consiglio, Mario Minoja, Maria Malabarba, oltre che Alino e don Luigi, che si sta riprendendo dopo l’intervento chirurgico di giugno. Sono stati individuati nove settori di attività: incontri biblici e ritiri spirituali; Esercizi Spirituali annuali e settimana biblica; sessioni pubbliche; Scuola di Teologia; biblioteca; pubblicazioni; preparazione cene e servizio alla mensa; ufficio tecnico (fotocopie, lavoro di segreteria, ecc.); cassa del Gruppo. Per questi settori si rendono disponibili con responsabilità venti persone e, tra queste, anche alcuni che solo da poco tempo partecipano con regolarità alla vita del Gruppo.

Anche il “Comunicare” entra in questa stagione di novità: si riconferma che vuole essere un momento di condivisione del nostro cammino spirituale, una preparazione efficace dei vari appuntamenti, un resoconto sintetico di quanto si è effettuato. Questa è una linea di sviluppo di quanto già si faceva; la novità è – e sarà – la partecipazione di molti a scrivere sul “Comunicare”. Questo viene ora firmato da Mariarosa, Giancarlo e Anna Gelmini. Nei sei numeri di “Comunicare” nel 97/98 vi saranno contributi di quindici altre persone. Da quest’anno il “Comunicare” è steso in via informatica e riporta in allegato, con una certa frequenza, i nomi e gli indirizzi delle persone a cui è inviato.

Nel primo incontro del 14 settembre viene definita la struttura degli incontri domenicali: dopo la preghiera iniziale (l’inizio viene anticipato alle ore 16) si terrà la lezione; dopo una pausa-ristoro, riprende la lezione (se questa era molto lunga) e discussione-condivisione; al termine i Vespri con intercessioni partecipate ed espresse dai presenti. L’intenzione è poi di concludere l’incontro con una cena. Lo schema che viene approvato troverà conferma negli anni successivi e verrà adottato ogni anno.

Queste novità vengono condivise ed assunte in tre incontri: il 14 settembre, il 5 ottobre e il 9 novembre. Le novità non solo organizzative, ma presuppongono assunzione di maggiore responsabilità; non sono calate dall’alto, ma vengono condivise e confermate da tutti i presenti.

Un nodo cruciale – mai affrontato prima – viene preso in esame il 9 novembre: il problema della sede, unitamente a quello della biblioteca. Avevamo detto, nella Carta, che non intendevamo essere un gruppo della parrocchia, ma un gruppo in comunione e in distinzione con la stessa. La prima conseguenza è quella della sede, che don Ermanno (che ha fatto il suo ingresso il 26 ottobre) intende confermare, ma anche precisare, senza strumenti giuridici particolari. Si tratta di riordinare i locali che ospitavano le camerette, volute per i ritiri spirituali al sabato sera e alla domenica. Da un po’ di anni non sono utilizzate. Resta a noi lo spazio, ma è necessario un impegno per ristrutturarlo e poi gestirlo. Da qui in avanti gli appelli di Tina, responsabile della cassa, si faranno insistenti perché le spese sono tante; ad esse non eravamo abituati né preparati. Il 9 novembre assumiamo con convinzione questo impegno: scaffali per i libri di don Luigi e di mons. Quartieri (donati dalla relativa associazione) per una iniziale biblioteca del Gruppo, tavoli e sedie per pranzi e cene (soprattutto queste) negli incontri previsti prima di cena e dopo cena. E per riordinare i libri nell’ultima stanza, quella che si apre su via Marsala, viene messo un vecchio computer; più utile invece una fotocopiatrice. Diverse persone si assumono la responsabilità della biblioteca, ma il suo utilizzo non è mai soddisfacente; ogni tanto qualcuno consulta qualche testo, ma il Gruppo in quanto tale non la sentirà mai come “cosa propria”.

Altro problema che si era allora posto: il riordino di tutti gli scritti di don Luigi. Diverse persone del Gruppo e del Gruppo Famiglie si rendono disponibili a questo lavoro, già tentato in passato e per il quale p. Malatesta nella settimana santa del 1997 aveva dato un importante contributo, ma non si arriva a una conclusione. È materiale da biblioteca o è materiale da utilizzare? Chi lo conosce lo utilizza: è una quantità enorme di scritti, soprattutto sui vangeli, che finora non siamo riusciti a utilizzare in modo organico e con disponibilità offerta a tutti.

A febbraio un’altra novità: don Roberto, insegnante da molti anni alla Facoltà Teologica di Milano, entra in contatto con altre esperienze di approfondimento dello studio della Parola di Dio. Ci invita a prendere contatto con un gruppo che, presso l’Abbazia di S. Benedetto, dei monaci benedettini olivetani, in Seregno, ha avviato una iniziativa definita “Invito alla Bibbia”. Se ne parla nel consiglio dell’11 febbraio e il 15 dello stesso mese viene proposta su “Comunicare”. È l’avvio dell’Invito alla Parola, che si aggiunge ai tradizionali incontri biblici domenicali del Gruppo e alla Scuola di Teologia: <<Il progetto prevede una formula in certo modo inedita, che combina i classici, indispensabili temi introduttivi… con l’approccio più diretto alla lettura dei Libri stessi, …così da offrire, nell’arco del medesimo anno, un’idea completa della Bibbia, rendendola leggibile ulteriormente anche “da soli”: un invito, appunto, alla Parola>>. Se ne parlerà ancora nell’incontro del 22 febbraio, dopo la lezione: il progetto piace e si passa alla fase realizzativa.

Come si vede, sono tanti i motivi per parlare di “nuova stagione” del Gruppo. Peraltro l’attività ordinaria prosegue sui soliti binari, con qualche piccolo ritocco e novità. Innanzitutto il calendario completo delle attività è pronto all’inizio di ottobre: c’è ancora qualche piccolo spostamento per l’ingresso di don Ermanno a S. Lorenzo (il 26 ottobre) e quello di don Domenico a S. Fiorano. A proposito dell’ingresso del nuovo parroco viene preparato un apposito dépliant con il saluto di ringraziamento a don Luigi e il saluto di benvenuto a don Ermanno, firmato da Antonio che, componente del consiglio pastorale in quanto responsabile del Gruppo, ne era anche il moderatore.

Sono previsti otto incontri del Gruppo e sette incontri della Scuola di Teologia. Gli incontri domenicali avranno un tema che sarà ripetuto anche il prossimo anno: “Cercare Gesù, in particolare nei vangeli di Matteo e di Marco”. Dopo l’introduzione di don Roberto, terranno le lezioni Riccardo, Andrea Bruni, Maria Malabarba, Elisabetta Moro e Marina Malabarba, Mollio e Maria Emilia, Manni Cuccia e Claudia Emaldi, e infine Alino. Vi sono anche nomi nuovi, che per un certo tempo hanno seguito la vita del Gruppo; alcuni hanno preso poi strade diverse di impegno, senza un vero e proprio e “fraterno” inserimento nel Gruppo. Docenti della Scuola di Teologia ci sono stati Pagazzi, Guarinelli, Di Sante, Standaert (che ritornerà a farci da maestro in una settimana biblica a Caravate!), Quattrucci, Angelo Casati con Laura Brusotto (si era trasferita da tempo a Milano, ma le radici erano a Lodi, nel Gruppo!) e Carla Turati; tema di quest’anno: “Mai senza l’altro”. Terremo un ritiro, il 14 dicembre; gli Esercizi Spirituali serali saranno dall’11 al 13 marzo, e li predicherà don Roberto sul tema “Pasqua nei Salmi”. E poi c’è una novità che avrà frutti importanti negli anni a venire. Per una felice combinazione di date è possibile organizzare un corso di Esercizi dal 30 aprile al 3 maggio, a Vercurago: lo predicherà fratel Luca, della comunità benedettina di Vertemate, sul tema “La non facile gioia della fraternità”. Piace, a tutti e molto: le meditazioni, registrate, sono poi stese ad opera di Grazia e costituiranno quattro fascicoli di meditazioni sul tema della fraternità. Si crea un bel rapporto con fratel Luca e la sua comunità. Per un po’ di anni andremo a Vertemate ad iniziare e a concludere con un ritiro le nostre annuali attività. Ciò avverrà fino al trasferimento della comunità a Dumenza, dove non andremo perché troppo lontano per un ritiro consistente.

Le attività si concluderanno con la settimana biblica, dal 26 al 30 agosto a Calino, sul tema “Isaia, profeta di fede e di giustizia”, di cui sarà maestro don Roberto, con una cinquantina di presenti.

Detto del nuovo corso del Gruppo e delle sue consuete attività dell’anno 1997-1998, resta da dire ancora qualcosa di molto rilevante.

Sabato santo del 1997, dopo sei giorni passati tra noi, il p. Malatesta ritornava a S. Francisco, lasciandoci il ricordo di una persona e di una presenza eccezionali. Ne abbiamo già parlato.

Ora, quasi improvvisamente, il p. Malatesta è ancora tra di noi il 19 dicembre, qualche ora prima di un suo programmato incontro con il card. Martini a Milano: ha del tempo libero e viene da noi. Un breve, ma ricco incontro per dirci del percorso compiuto negli ultimi mesi, per rinsaldare vincoli di profonda amicizia, anche per i contenuti delle ultime conversazioni a cena in Casa dell’Annunciazione. Ora ci incontriamo ad un pranzo. Ci racconta del suo ultimo viaggio in Cina compiuto in ottobre, ci fa vedere le fotografie della Casa di Esercizi – ancora in costruzione – della diocesi di Shanghai, per la quale pensa di impegnarsi in futuro e per la quale chiede offerte. Ci dice del suo desiderio di concludere i suoi giorni in Cina, in un ruolo nuovo di consigliere spirituale dei sacerdoti, anziani e giovani, che si impegnano in una pastorale difficile per molteplici e noti motivi. Ma l’argomento più importante di questa conversazione a pranzo è il Gruppo e la sua nuova vita. Conosce infatti – il rapporto è stato mantenuto anche durante l’estate – tanto la lettera di don Luigi del 3 maggio, quanto la Carta.

Ed ecco allora le sue parole, sintetizzate in tre punti (nel “Comunicare” del 23 dicembre):

  1. tutto il nostro lavoro <<non significa semplicemente un lavoro esplicito e rigoroso di tipo biblico, cosa che anche altrove si fa; si tratta piuttosto di una spiritualità che vive della Parola di Dio. Fortemente sottolineato è il cristocentrismo<<;
  2. è necessario che il Gruppo si dia <<una sobria struttura: qualunque carisma… ha bisogno di darsi una struttura per poter sopravvivere e diffondersi nello spazio e nel tempo… È opportuno che il Gruppo si costituisca in associazione o istituto, o comunque agisca in modo da comunicare ad altri il proprio carisma>>;
  3. <<molto apprezzabile il richiamo alla missione. Potrebbe avviarsi un lavoro missionario verso la Cina>>.

A queste osservazioni don Roberto risponde che sembra meglio approfondire il senso della fraternità più che la prospettiva di un istituto. Il p. Malatesta conclude dicendo della necessità di far conoscere ad altri la nostra esperienza e di riprendere i contatti con coloro che sono passati dal Gruppo e che ora non lo frequentano.

Alcune sue osservazioni ci hanno molto colpito: <<una spiritualità che vive della Parola di Dio>>, non quindi solo un gruppo biblico, anche perché è molto sottolineato, nella lettera del 3 maggio e nella Carta, il significato del rapporto di ciascuno con la persona di Cristo e con l’Eucaristia. Il p. Malatesta ha insistito sulla “struttura sobria” per continuare ad esistere e a diffondere il proprio carisma. Questo invito lo terremo presente per qualche mese, ma non ne faremo niente: esamineremo due statuti (Amici Eremo S. Salvatore e Amici della facoltà teologica) senza trovare in essi elementi che ci convincano ad un atto notarile. Ci sembra di togliere spazio e peso al nostro sforzo ed impegno per una fraternità ed una apertura al Gruppo: tutti possono venire, inserirsi senza situazioni di privilegio.

Sul terzo punto ci saranno motivi di impegno, ad opera soprattutto di Antonio, che continua i suoi rapporti con la Chiesa in Cina e dei quali dà regolari notizie sui “Comunicare”.

  1. Malatesta riparte subito, dopo un affettuoso incontro con d. Luigi.

A gennaio 1998, la notizia della sua improvvisa scomparsa ad Hong Kong.

Così sul “Comunicare” del 15 febbraio: <<Certo, attraverso lui, il Signore ci ha beneficato abbondantemente e, se ce l’ha tolto alla vista dei sensi, fa sì che rimanga nella memoria dei cuori che l’hanno conosciuto, nella fede di ciascuno di noi che gli è debitrice di tanti insegnamenti, nella storia del Gruppo da lui seguito con sorprendente (per noi) e fraterna attenzione, da lui sollecitato con delicata fermezza ad uscire da visuali troppo ristrette e pigre, da lui spinto ad un servizio agli altri che varcasse i confini delle “parrocchia” tanto comodi e sicuri….>>.

Sullo stesso “Comunicare” c’è l’ipotesi di pubblicare con rilievo gli interventi fatti a più riprese dal p. Malatesta presso di noi; c’è una commossa e lucida lettera di Alino al padre; c’è l’impegno di tenere i rapporti con l’Istituto Ricci, presso l’Università dei Gesuiti di S. Francisco, da lui diretto.

Il ricordo continua con una Messa di suffragio celebrata da don Luigi il 22 marzo e continuerà ancora nei mesi e anni prossimi, soprattutto quando si avrà occasione di parlare della Chiesa in Cina.

– 33° anno – 1998-99

Lo scorso anno si era parlato di una nuova stagione del Gruppo: le novità, già illustrate, sono mantenute e approfondite per una sempre maggiore condivisione.

Anche quest’anno, dunque, attività consolidate, attività di nuova introduzione, attività proprie di questo anno.

Come sempre, meritano di essere presentate e ricordate anche le attività ordinarie, unificate in un programma che tende a presentarle tutte insieme già dal mese di ottobre: non sono più iniziative singole, ma parti di un progetto unitario, frutto dell’impegno di un gruppo di laici convinto, sulle linee della lettera di don Luigi del maggio 1997, e dell’instancabile presenza illuminata di don Roberto, ormai di fatto subentrato a don Luigi nella guida biblica e spirituale del Gruppo.

Lo strumento di collegamento è il foglio “Comunicare”, inviato ai partecipanti alle attività più antiche del Gruppo; ne escono otto numeri, firmati come lo scorso anno da Giancarlo, Mariarosa ed Anna. Vi sono anche quest’anno interessanti contributi di altre diciotto persone che arricchiscono questo foglio, per dirci il cammino che ciascuno compie nell’ascolto della Parola, nel suo servizio e nello spirito di fraternità.

Sul “Comunicare” trovano ampio spazio soprattutto le notizie circa gli incontri domenicali. Avranno come tema, secondo quanto già annunciato lo scorso anno, la ricerca di Gesù in Giovanni e Luca. Allegati ci sono gli schemi di lezioni che si sono già tenute o che si terranno. Le lezioni sono tenute da Antonio, Mario in collaborazione con don Roberto, Grazia con Carla, Mollio, Marina con Manni, Lorenzo con Maria, Elisabetta con Luca. Come si vede, ci sono alcuni “giovani” che si impegnano a preparare le lezioni; per loro vengono fissate alcune serate per approfondire gli argomenti trattati e per pregare insieme. Don Roberto si impegna molto per favorire queste integrazioni, ma di fatto, a distanza di anni, non tutti hanno potuto mantenerle.

Giunta alla dodicesima edizione, la Scuola di Teologia affronta un tema nuovo, poco esplorato, ma che riserva un interesse inatteso; i partecipanti affollano davvero la Sala S. Giovanni: gli iscritti sono più di settanta. Il tema è “Il denaro, per quel che vale”. Anche quest’anno di ogni lezione è preparata una dispensa. Relatori sono: Fiorini, don Patrizio Rota Scalabrini, don Stefano Guarinelli, Monti, Jahier, don Fazzini. Una interessante riflessione sulle tematiche di questo anno è riportata sul “Comunicare” del 22 novembre, ad opera di Mario.

In questa programmazione, definita ad ottobre, qualche appuntamento è destinato a spostarsi; così per gli Esercizi Spirituali serali, in un primo tempo affidati a don Carlo Ghidelli, sono poi collocati, sempre a marzo, dal 16 al 18. Li predica don Olivo Dragoni sul tema “Perdono e preghiera cristiana”, con grande successo e soddisfazione.

Di ritiri ce ne sono due. Quello dell’Avvento si effettua a Codogno, presso la casa delle Cabriniane, per tutto il giorno, riprendendo un’usanza abbandonata da alcuni anni. Ad una ventina di presenti predica don Roberto. Il secondo ritiro sarà il 13 giugno in Sala S. Giovanni, e si concluderà con una riflessione sull’anno appena trascorso e una bozza di programma per il prossimo.

Il “Comunicare” è, particolarmente in questi anni in cui il Gruppo è guidato da Mariarosa, una finestra aperta su altre esperienze, altri cammini, altre testimonianze.

Così quando ci sono occasioni per riflettere su quanto insieme abbiamo fatto (ad esempio la settimana biblica a Calino su Isaia), vengono ospitati contributi di Gianmaria e di Grazia. È la sensazione, ma non è solo forma, che il contributo di ognuno concorre a pensare il nostro futuro, a migliorare l’offerta. C’è lo spazio per tutti per impegnarsi. Poi ci sono interventi di Antonio a ricordare la situazione della Chiesa in Cina: è riportata una lettera del vescovo di Shanghai. Inoltre, raccogliendo 500.000 lire, si è partecipato all’iniziativa “Una Bibbia per la Cina”.

Oltre all’interesse per l’Estremo Oriente, emerge anche quello per l’Africa, sostenuto da Eugenio e Mariarosa nel presentare una iniziativa lodigiana definita “Amafricama”, tra settembre ed ottobre, che consiste in una mostra a S. Cristoforo, una tavola rotonda, la proiezione di un film ed un concerto. Sempre Mariarosa, per due volte, a novembre e a marzo, riporta a tutti due pagine tratte dal volume “Lettere dall’Algeria” del vescovo di Algeri mons. Pierre Clavarie, assassinato il 1° agosto 1996: uno spaccato molto interessante del difficile cammino della Chiesa algerina nel clima di violenza di quegli anni.

Non tutti gli anni si può avviare una nuova attività con l’impegno a mantenerla in futuro. Ma quest’anno si avvia il ciclo Invito alla Parola, che continuerà negli anni futuri. I contenuti erano stati annunciati da don Roberto ed erano stati condivisi da tutti. Quindi d’ora innanzi, oltre agli incontri biblici domenicali e alla Scuola di Teologia, c’è anche Invito alla Parola. Nel “Comunicare” del 17 ottobre c’è un prospetto con i settori di attività (che sono passati quindi da nove a dieci) e i nomi di coloro che si sono dichiarati disponibili a sostenerle. Lo scorso anno Alino con Costanza, Luca Alquanti e Mariuccia avevano la responsabilità della Scuola di Teologia. Ora Mario è diventato responsabile della Scuola di Teologia e con lui collaborano Mollio e ancora Luca e Mariuccia. Alino invece è diventato responsabile di Invito alla Parola, con Simonetta Pozzoli (del Gruppo Famiglie) e Costanza. Alla lezione, tenuta da don Roberto prima di cena, segue una lettura di testi biblici, collegabili alla lezione stessa, con approfondimento a gruppetti, utilizzando gli spazi disponibili anche al primo piano della Casa dell’Annunciazione. Costanza ne riferisce sul “Comunicare” del 22 novembre. Lo schema degli incontri è quello della Scuola di Teologia: una prima lezione alle 19, poi la cena, e infine la discussione e gli approfondimenti, assieme o per gruppi. Si terranno sette incontri, da ottobre ad aprile, uno al mese.

A giugno, nuova iniziativa che sarà mantenuta negli anni futuri: una gita per condividere bellezze artistiche e per ritrovare un momento di fraternità al di fuori dei nostri luoghi tradizionali. Si va a Venezia, in particolare per vedere i mosaici di S. Marco e il ciclo pittorico del Tintoretto alla Scuola di S. Rocco. Ci sono di guida e di compagnia due signore che don Roberto, nel suo peregrinare come docente di Sacra Scrittura, ha avuto occasione di conoscere e di stimare.

Questi nuovi impegni danno un’idea della complessità della macchina organizzativa, per assecondare alcune iniziative originate dalla consapevole necessità di porsi al servizio della Parola, in spirito di fraternità. Quasi non ce ne accorgiamo, ma mantenere una trentina di appuntamenti, prevalentemente concentrati tra ottobre e giugno, con l’impegno a garantire alti i contenuti e accogliente il ritrovarsi, costa fatica e va riconosciuto il merito a chi ha assunto le singole diverse responsabilità.

Altre iniziative ci hanno visto protagonisti in questo anno 98-99 e, almeno in queste forme, non si sono ripresentate. È stata posta attenzione ad un momento artistico: oltre alla gita a Venezia in giugno, è stata offerta l’occasione di visitare una mostra di icone a Seriate (in gennaio) e una nuova chiesa architettonicamente interessante a Sartirana di Merate (in maggio).

Nel mese di ottobre mons. Vescovo ha effettuato la visita pastorale a S. Lorenzo e ha desiderato incontrarsi per un paio d’ore con il Gruppo: è la prima volte che il nostro responsabile (Mariarosa) può illustrare al Vescovo il senso delle nostre iniziative, ricevendone un apprezzamento e un consenso:

Finalmente don Luigi ha finito di scrivere il suo commento al vangelo di Matteo: veramente è uno dei tanti iniziati e dei pochi conclusi (ma di tutti conserviamo grata memoria per il cammino spirituale che ci hanno consentito di fare). Il libro si intitola “Matteo, il vangelo della comunità”, edito dal Centro Ambrosiano ITL. Il 27 marzo ne ascoltiamo la presentazione in Sala S. Giovanni ad opera di don Patrizio Rota Scalabrini.

Infine, il 27 gennaio ricordiamo il primo anniversario della morte di p. Malatesta. Lo ricordiamo nella preghiera, lo ricordiamo leggendo il testo dell’omelia che un confratello ha tenuto alle sue esequie a S. Francisco (testo tradotto da Marina). Il testo è stato ottenuto dal Centro Ricci che il padre dirigeva a S. Francisco: Antonio aveva mantenuto i rapporti e si era fatto mandare qualche immagine ricordo. A marzo, poi, in occasione di un viaggio negli Stati Uniti, Riccardo si reca sulla costa occidentale dell’oceano Pacifico, va all’Istituto Ricci e si reca a pregare sulla sua tomba. Preghiera per un padre, un maestro, un amico. L’inglese di Riccardo non è perfetto, ma con p. Malatesta parla in italiano e, per fortuna, il Signore è poliglotta!

Ancora due note prima di chiudere questo 33° anno. Le osservazioni sulla vita del Gruppo non sono finite con l’approvazione della Carta e l’avvio della nuova stagione. Se ne parla, tra di noi, e si scrive su “Comunicare”. Lo fa in particolare Mollio, che sul numero del 17 ottobre così si esprime: <<Se tutti venissimo al Gruppo con la convinzione che la Parola diventa “l’incontro” che illumina la nostra vita, fornendoci la chiave dello scrigno che custodisce “la vita” …. Credo che i nostri appuntamenti mensili potrebbero essere vissuti in un clima di maggior freschezza e passione, così da smorzare o annullare l’eventuale disagio che le differenze generazionali possono indurre>>.

Infine la quattordicesima settimana biblica a Caravate dal 27 al 31 agosto, docente p. Benoît Standaert, che ci parla sul vangelo di Matteo: una settimana indimenticabile per la profondità del relatore, l’impegno dei partecipanti, l’ultima presenza di don Luigi ad una settimana biblica.

– 34° anno – 1999-2000

Anche l’anno di ingresso nel terzo millennio segna per il Gruppo alcune ulteriori novità. Innanzitutto vengono offerte quattro serie di incontri: oltre agli incontri domenicali tradizionali e alla Scuola di Teologia, va segnalato il raddoppio di Invito alla Parola. Il programma è presentato a settembre con un dépliant su cartoncino, a colori. Questo tipo di tempestiva presentazione verrà mantenuto anche negli anni prossimi.

Su questo schema – ricco di ventisei incontri, o meglio di ventisei giornate, perché, come abbiamo già visto, per la Scuola di Teologia e per i cicli di Invito alla Parola, per ogni incontro ci sono due lezioni – si inseriscono altri incontri e altri eventi che qui vogliamo ricordare.

Anche stavolta si farà il primo ciclo di Invito alla Parola, visto il buon successo dello scorso anno; dopo la presentazione di temi introduttivi, necessari per la comprensione delle Sacre Scritture, nel momento serale dopo cena, si affronteranno alcuni testi, proprio per facilitare l’approccio alla Bibbia: sei appuntamenti sotto la guida di don Roberto. Coloro che lo scorso anno avevano seguito gli incontri di Invito alla Parola, quest’anno vengono invitati al secondo ciclo: dopo un momento espositivo iniziale, verranno approfonditi due testi “fondatori” dell’Antico e del Nuovo Testamento, Esodo e vangelo di Marco; anche per questo ciclo, sei incontri guidati da don Patrizio Rota Scalabrini per l’Esodo, Alino e Riccardo per il vangelo di Marco.

Per la Scuola di Teologia sono previste cinque lezioni, sul tema “Orientare la speranza. I destini ultimi alla luce della fede”. Relatori: don Gigi Sabbioni, mons. Marconcini di Firenze, don Roberto, don Carlo Collo di Torino e la prof. Zuffetti Pavesi. Cinque incontri soltanto, perché nei mesi di marzo e aprile si terranno importanti manifestazioni culturali in città in occasione del Giubileo e perché si intende partecipare a pieno titolo al Convegno indetto dallo Studio Teologico dei Seminari di Crema e Lodi, sul tema “Oltre la morte. Ripensando ai destini ultimi”.

Ora gli incontri domenicali tradizionali del Gruppo si chiamano “Invito alla Parola: 3° ciclo”, ma seguono un andamento diverso dai primi due cicli di Invito alla Parola. Nel foglio di presentazione è detto che l’obiettivo di questo 3° ciclo è <<quello di impratichirsi in una lectio divina continua e tematica del Salterio, potendo meglio apprezzarne l’uso costante che la Chiesa da sempre ne fa per la preghiera quotidiana>>. Tema di quest’anno è “Lettura del Salterio come libro”, in sette incontri guidati da don Roberto, Giancarlo, Mari e Mariarosa, Enrico Aiolfi, Antonio, Costanza e Grazia, Alino. Di molte lezioni sono conservati gli schemi e di una, quella di Antonio sulla supplica del popolo, il testo completo. L’inizio del ciclo di incontri è affidato ad un ritiro a Codogno, il 26 settembre, e la conclusione il 4 giugno.

Don Luigi partecipa a questi nostri incontri domenicali. Sta seduto in fondo alla Sala S. Giovanni e non dirige più l’incontro: ormai questo è un compito di don Roberto. L’ultima sua presenza è nella domenica 12 marzo, lezione di Antonio, prima della malattia di cui si dirà dopo.

Come si vede, un programma intenso: è stato ben preparato durante l’estate, ma ora i singoli appuntamenti vanno preparati con rapporti stretti con i relatori e i partecipanti. Oltre agli incontri in sé, ci impegniamo (o meglio, si impegnano alcune di noi) per la cena, momento di convivialità piacevole e di fraternità.

Inoltre ogni mese è punteggiato da altri eventi, più o meno importanti, più o meno coinvolgenti per la nostra vita del Gruppo.

A settembre don Franco, sacerdote da 21 anni, dopo tre anni di fidei donum in Ecuador e con il quale avevamo fatto tanta strada insieme, fa l’ingresso come parroco a Casalpusterlengo: molti di noi lo festeggiano.

Altro festeggiamento a settembre, pur in un misto di trepidazione: Alex e Agea festeggiano i 25 anni di matrimonio e vogliono ricordarli con una Messa a S. Lorenzo, ore 18 di un giorno feriale, cui facciamo seguire un improvvisato rinfresco in Sala Mater Ecclesiae. Alex e Agea facevano parte – 25 anni fa circa – del gruppetto che da Codogno seguiva e partecipava al Gruppo. Poi, come per tanti di noi, gli impegni del matrimonio e dei figli piccoli hanno diradato gli appuntamenti con il Gruppo, ma mai spenti. Alex nel 1988 si era ammalato; con fasi alterne di terapie, non aveva mai perso la sua volontà e il suo carattere aperto e gioviale. Anzi, pur ammalato aveva trovato la forza di fare il Sindaco a Codogno, dal 1995 al 1996, in una situazione amministrativa molto difficile. Poi l’alternarsi della malattia con periodi di benessere: uno di questi fu la settimana biblica di Caravate con p. Standaert nell’agosto del 1999. Ma la malattia riprese il suo inesorabile corso fino al 27 luglio 2000, quando le speranze terrene dovettero cedere. Lo ricordiamo nelle ore liete e nelle ore difficili, sempre disponibile.

Anche ottobre ha portato due appuntamenti, il 3 ottobre: prima domenica, ricordando S. Lorenzo, si apre l’anno pastorale in parrocchia. Alla Messa delle 11.30 don Luigi tiene la sua ultima omelia, per ricordare il senso della domenica, la vocazione di don Roberto e il suo servizio presbiterale: è un omaggio di don Luigi a don Roberto nel suo 25° di ordinazione. Ultima Messa e ultima omelia di don Luigi: viene stampata in un fascicoletto.

Al pomeriggio, in Sala S. Giovanni, incontro – sessione pubblica – sul tema della Chiesa in Cina con il missionario del PIME p. Angelo Lazzarotto, per tenere alto l’interesse sull’argomento che p. Malatesta e suor Maria Ko ci avevano proposto. Quest’ultima ritornerà il 23 ottobre, per la Giornata Missionaria Mondiale, a rendere la sua testimonianza in Cattedrale.

Sull’entusiasmo degli Esercizi dello scorso anno (a Vercurago, fratel Luca sulla fraternità) se ne prospetta un altro, dal 29 ottobre all’1 novembre; ma le adesioni sono troppo poche e il corso si annulla. È una delle poche iniziative di questo genere che non si riesce a realizzare. A giustificazione ci diciamo che quest’anno le iniziative sono molte!

A dicembre, nuovo matrimonio, Mario e Francesca. Poi il 19 alle 11.30 don Roberto celebra ricordando e ringraziando il Signore per i suoi 25 anni di sacerdozio; al pomeriggio, ritiro spirituale di Avvento predicato da don Iginio. Poi, ancora, altro intervento di don Roberto, il 22 sera a S. Lorenzo, per illustrare l’affresco della resurrezione che è nel catino dell’abside, al termine di lavori di restauro compiuti nella chiesa parrocchiale. È anche il 10° anniversario della cooperativa Nord-Sud con il negozio in piazza S. Lorenzo, opera tenacemente perseguita da don Domenico e capace di suscitare altri interessamenti.

A gennaio, una serata per ricordare il dialogo fra ebrei e cristiani: è guidata da Pietro Stefani, direttore di Biblia.

Anche febbraio ci riserva altri incontri. Il giorno 1 a Roma, davanti alla Pontificia Commissione Biblica presieduta dal card. Ratzinger, don Roberto discute la sua tesi di laurea che ottiene il massimo della valutazione, lode e pubblicazione. Riccardo e Mollio, che erano presenti, ne riferiranno sul “Comunicare” del 12 febbraio. Poi il 7 e l’8, la partecipazione alle due giornate organizzate dallo Studio Teologico del Seminario, e dal 29 al 2 marzo gli Esercizi Spirituali serali predicati da mons. Monari, vescovo di Piacenza.

In una atmosfera di serenità e di fraternità andiamo il 25 e il 26 marzo a Vicenza, per una visita alla città e alla mostra di icone russe a palazzo Montanari. Poi martedì 28 si sparge la notizia del ricovero di don Luigi in ospedale: è una cosa molto seria, di più della pancreatite del 1997: è bloccato da una ischemia cerebrale. Momenti di ansia, trepidazione e viva preoccupazione. Con le lacrime agli occhi seguiamo il rito dell’unzione degli infermi, mentre con il cuore e l’anima preghiamo il Signore perché “sia fatta la tua volontà”. Di fronte ad eventi così gravi tutto il resto passa in secondo piano e le tante e belle attività del Gruppo, i momenti di festosa fraternità fanno silenzio. La vita continua, è vero: ma il nostro pensiero è per don Luigi in quel letto d’ospedale: Poi, lentamente, la fase più acuta è superata; ma, nonostante il successivo ricovero a Codogno in riabilitazione, il recupero è solo parziale. Sorprende e impressiona la sua impossibilità di leggere e di scrivere. Una prova speciale che il Signore gli ha riservato alla fine della sua vita. Intende sì, ascolta sì, parla: ma è un bisbigliare con le labbra che solo quelli a lui più vicini possono capire. Un grande insegnamento per noi che lo avevamo visto giovane parroco, sempre pronto ed efficace in ogni conversazione o discussione.

Il Gruppo va avanti, ma in modo diverso.

Prima dell’ultima assemblea dell’anno, del 4 giugno, che confermerà Mariarosa alla guida del Gruppo per altri tre anni, c’è da segnalare la pubblicazione e la presentazione del libro di poesie di Chiara, “Ad ali aperte”.

Poi la quindicesima settimana biblica, a Como, dal 25 al 29 agosto; ci sarà maestro don Giovanni Salvini sul Deuteroisaia: “I tratti di un volto disegnati da un invito e da un sogno”.

In questo anno siamo stati accompagnati dal consueto “Comunicare”, uscito per otto numeri firmati da Giancarlo e Mariarosa, con i contributi di altre quattordici persone.

– 35° anno – 2000-2001

A tre anni di distanza dall’avvio del nuovo corso e dall’approvazione della Carta del Gruppo, sono capitati eventi che hanno portato all’incontro dello scorso 4 giugno anche per “ridisegnare sotto molti aspetti la fisionomia del Gruppo”. Le varie attività del Gruppo si presentano oggi come una organica offerta che consente e facilita un approccio alla Sacra Scrittura, in modo attivo. È stata anche rilevata la <<necessità di momenti di preghiera comune e silenziosa più numerosi>> e di un taglio particolare delle lezioni <<che renda possibile la risonanza della Parola nell’esperienza personale>>. Infatti, nel corso dell’anno, ci saranno poi momenti in cui questi spunti saranno ripresi.

Con il “Comunicare” del 15 ottobre è riportato un appello: “A tutti quindi si chiede di partecipare con le proprie disponibilità di tempo e di energie, ma soprattutto con la preghiera, alle fatiche di un nuovo anno che ci vede impegnati su vari fronti”.

E poi ancora nel “Comunicare” del 31 marzo: “Ultimamente abbiamo vissuto e cercato con minore intensità la condivisione di ciò che la Parola ascoltata dice a ciascuno di noi e abbiamo un po’ trascurato la preghiera fraterna”. E poi “dalla constatazione che un tempo tale incontro di condivisone – a ridosso della Pasqua – era una tradizione qualificante e ‘rivitalizzante’ per il Gruppo, nasce la proposta di trovarsi domenica 8 aprile 2001, dalle ore 17 alle 19, in Sala S. Giovanni per leggere distesamente insieme la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo il vangelo di Luca, pregando e condividendo fraternamente quanto tale Parola suscita in noi”.

L’impegno organizzativo per reggere le molteplici attività era pesante, ma si riteneva in ogni caso importante e prioritario condividere l’ascolto della Parola, come premessa per il servizio alla Parola, riconducendo ad esso il tempo dedicato.

Ritornando all’incontro del 4 giugno, il “Comunicare” del 14 settembre ricorda che è stata confermata quale responsabile Mariarosa, con un consiglio comprendente don Roberto, don Luigi e il parroco di S. Lorenzo, nonché gli eletti dall’assemblea, cioè Anrico Aiolfi, Antonio e Tina. Vengono riorganizzati i settori di attività e diciotto persone si dichiarano disponibili. L’impegno, tuttavia, per alcuni è continuo, per altri meno. Le attività programmate all’inizio, e le altre sorte durante l’anno, si fanno, ma non tutte riescono a coinvolgere, ad essere condivise. Talvolta mancano stimoli che possano raccordare i settori che all’inizio si pensavano importanti; talvolta non c’è un interesse diffuso e quel che non appare prioritario viene lasciato cadere. Effettivamente, in questo anno 2000-2001, le attività e le persone invitate e partecipanti alle nostre iniziative sono davvero tante.

Gli incontri, di cui diremo in seguito, sono ricordati dal foglio “Comunicare” che esce sette volte, firmato da Giancarlo e Mariarosa, con contributi di altre dodici persone. Tra queste merita di essere ricordato ancora il Bobi, che segue da Milano il Gruppo solo attraverso il “Comunicare”, partecipando – quando può – alle settimane bibliche.

L’organizzazione di tutte le attività comporta spese e Tina, tramite il “Comunicare”, ce lo ricorda invitandoci a contribuire.

Tra le persone del consiglio è compreso don Luigi: al suo letto e alla sua poltrona si riportano le notizie e i programmi del Gruppo, e fornisce pareri. Attorno a lui l’assistenza è ventiquattro ore su ventiquattro. C’è la nipote Andreina, e ci sono “le ragazze” del Gruppo che vigilano e assicurano che a don Luigi non manchi nulla che gli sia di sollievo e di conforto. Giampaolo Ambrosini è ora il medico curante, dopo che Adriano Landi non esercita più la medicina convenzionata, e lo assiste con premura filiale.

Le attività tradizionali del Gruppo sono presentate dal dépliant in cartoncino a colori, contenuti, date, temi e responsabili, in un’unica organica offerta.

Invito alla Parola è ancora su tre cicli. Il primo ciclo è per favorire un primo approccio alla Bibbia: per ogni incontro – ne sono previsti sette – dopo il tema introduttivo si affronterà un libro biblico scelto per affinità con il tema introduttivo prescelto. Il secondo ciclo, per il quale si registrano trentuno partecipanti che in precedenza avevano frequentato il primo ciclo, proseguirà la lettura del vangelo di Marco, seguita da quella del profeta Osea, con un momento espositivo ed uno successivo di lavoro di gruppo. Oltre a don Roberto, responsabili e animatori del primo e secondo ciclo sono Guido Boffi, nonché Costanza e Simonetta. Questo schema di Invito alla Parola viene ora ripreso anche in altre parrocchie, come Casalpusterlengo e S. Fiorano. Anche Lodivecchio si mostra interessata.

Il terzo ciclo, quello degli incontri domenicali tradizionali, ha come tema “La figura di Davide – personaggio complesso – Lettura di 1Sam. 16-2, Re 2”.

Le lezioni previste sono soltanto cinque perché, come già detto, quest’anno si vuole dare più spazio ai ritiri. Dopo l’introduzione di don Roberto, del 22 ottobre, si alterneranno Enrico Aiolfi, Cesare Ragazzi, Mollio e Ivan. Le cinque lezioni saranno uno dei momenti di incontro del Gruppo, ma non gli unici. Si incomincia con un ritiro a Viboldone che predicherà don Roberto e avrà come tema “Orante sapiente: Davide in preghiera”.

Ci saranno poi due ritiri di mezza giornata predicati dal nostro don Gigi, ora parroco di Bargano e di Villanova Sillaro, insieme al Gruppo Famiglie, il 17 dicembre e il 18 marzo. Pure in marzo si terranno in S. Agnese i consueti Esercizi Spirituali serali quaresimali, offerti a tutta la città, predicati da fratel Luca il 5,6 e 7 sul tema “La mitezza di Gesù, rivelazione di Dio”.

Anche la conclusione più spirituale dell’anno avverrà a Vertemate, con un ritiro il 27 maggio.

Tutti i partecipanti agli incontri dei tre cicli Invito alla Parola sono poi invitati alla gita a Venezia del 10 giugno, con caratteristiche culturali e spirituali. È in programma una visita alle Sinagoghe di quella città, un accostamento alla storia delle comunità ebraiche in Europa, una occasione per annodare o rinsaldare amicizie, in un clima di fraternità ritrovata.

Il quattordicesimo anno della Scuola di Teologia affronterà il tema “Sfide del corpo e nostalgia dell’anima”, continuando la raccolta di “elementi antropologici atti a fondare teologicamente un’ordinaria, ma robusta spiritualità”: ci saranno docenti Sequeri, Melchiorre, Ottone, Mazzucco, Vignolo, Pagazzi e Cremaschi del monastero di Bose. Le lezioni si terranno tutti i mesi, tranne che in febbraio per consentire la partecipazione al Convegno promosso dallo Studio Teologico dei Seminari di Lodi e Crema, nei giorni 19 e 20, sul tema “In attesa della tua venuta”.

Da notare che quest’anno alla Scuola di Teologia sono interessate ben 108 persone. Di queste, 44 sono di S. Lorenzo o frequentano già altre attività del Gruppo. Ma altre 29 sono di altre parrocchie della città e 35 vengono da altre parrocchie e paesi al di fuori di Lodi. Ben poche volte iniziative religiose-culturali hanno saputo coinvolgere tante persone per un tempo così prolungato.

Giustamente, quindi, il “Comunicare” all’inizio dell’anno richiamava tutti ad impegnarsi per sostenere le attività con la presenza, l’operosità e la preghiera.

Attraverso il “Comunicare” di questi mesi veniamo a sapere che altre attività sono proposte a coloro che frequentano il Gruppo o che ricevono il “Comunicare”: ad ottobre si segnala che 129 persone sono tenute in collegamento con questo foglio.

Ci sono sempre le sessioni pubbliche, organizzate in collaborazione con il MEIC. Preceduti da un incontro di preparazione, tenuto in Sala S. Giovanni il 30 ottobre con venti persone, si tengono alla Casa della Gioventù tre momenti pubblici: il primo è tenuto il 17 novembre dal prof. Angelini, preside della Facoltà Teologica di Milano, sul tema “Chiesa, società, laicato: tra disaffezione e nuovo impegno”. Il secondo è il 14 dicembre, ad opera del prof. Eusebi, sul tema “La coscienza e la legge: bioetica e dintorni”. A marzo poi un terzo incontro sul tema del lavoro e del tempo libero. Purtroppo i membri del Gruppo sono poco presenti.

Altre attività “minori” vengono proposte o realizzate direttamente dal Gruppo quest’anno. In ottobre, due momenti: il 28 alla chiesa della Maddalena viene presentato Giona, lettura scenica del libro biblico secondo la traduzione di don Roberto e interpretato da Carlo Rivolta. Il giorno dopo si andrà a Brescia per visitare la mostra dei Longobardi.

Tramite “Comunicare” si segnala il Convegno della Facoltà Teologica a Milano sul tema “La riforma della scuola. Quel che resta da pensare”, il 20 e il 21 febbraio.

Infine la raccolta di poesie di Chiara, ampliata e pubblicata dalla casa editrice Ancora, viene presentata il 2 dicembre presso la sede dell’Archivio Storico; si classificherà poi al secondo posto del Premio nazionale di poesia Fanfulla: la premiazione avverrà il 27 maggio presso il salone della Banca Popolare di Lodi.

La conclusione dell’anno è, come sempre, con la settimana biblica: si terrà, per la sedicesima volta, dal 23 al 26 agosto a Desenzano. Il tema è “Scava il tuo pozzo. La Sacra Scrittura nella vita quotidiana”; ne saranno maestri, oltre a don Roberto, anche Alino e Riccardo. Una settimana biblica caratterizzata da lezioni, ma anche da gruppi di lavoro pomeridiano per un approfondimento, sui libri di Osea ed Ezechiele.

– 36° anno – 2001-2002

Di questo 36° anno della vita del Gruppo la data più importante è certo quella del 21 luglio, quella della morte di don Luigi. Arriva all’improvviso, anche se le condizioni di salute, stazionarie, mostravano ogni tanto improvvisi cedimenti, con urgenti ricoveri ospedalieri per accertamenti, seguiti poi da un ritorno a casa pressoché immediato.

E quindi la vita del Gruppo prosegue secondo binari prestabiliti, definiti nel consueto dépliant preparato nell’estate. Tutta l’attività è accompagnata dal “Comunicare”, firmato sempre da Giancarlo e Mariarosa, che esce per cinque volte, con contributi di altre otto persone. Il 25 maggio si scrive che “questo è l’ultimo ‘Comunicare’ prima delle vacanze estive: i programmi sono tutti definiti e non si prevedono novità.

In questo spirito, ripercorriamo le principali tappe di questo anno. I binari principali delle nostre attività sono dati dai tre cicli di Invito alla Parola e dalla Scuola di Teologia. Questi quattro percorsi hanno tre momenti comuni e altri incontri propri. L’inizio è comune a tutti: il 30 ottobre, martedì, in S. Agnese il p. Benoît Standaert, monaco benedettino belga, già noto al Gruppo, tiene la prolusione a tutte le nostre attività, parlando sul tema “Forte come la morte è l’amore (Ct. 8,6). Eros e agape nel Cantico dei Cantici”.

Il secondo comune appuntamento è costituito dal Convegno Teologico organizzato dai Seminari di Lodi e Crema, e che quest’anno si terrà a Crema il 18 e il 19 febbraio.

Il terzo momento comune è la visita all’Abbazia di Praglia, il 16 giugno: una visita con caratteristiche culturali e spirituali, in cui avremo una interessante conversazione con il padre superiore della comunità.

Per il resto, i quattro percorsi hanno momenti propri.

Già lo scorso anno l’esperienza degli incontri di Invito alla Parola si era diffusa in altre parrocchie della diocesi, Casalpusterlengo e S. Fiorano in primis. Ora a Lodi anche la parrocchia di S. Alberto vuole ripetere l’esperienza; allora si decide che il primo ciclo di Invito alla Parola si terrà presso quella parrocchia: sei incontri concentrati tra ottobre e febbraio, al dopo cena, con l’intento di esportare l’esperienza fatta già da tre anni in Sala S. Giovanni. Le persone che avevano frequentato il primo e il secondo ciclo di Invito alla Parola sono ora invitate al secondo ciclo, che si terrà in Sala S. Giovanni per sei incontri: i primi due tenuti da Elena Bartolini sul Cantico dei Cantici, gli ultimi quattro da Alino sui personaggi del vangelo di Giovanni. Responsabili del secondo ciclo sono ancora don Roberto, Costanza, Simonetta, con la collaborazione di Pierangelo Zanoncelli della parrocchia di Terranova dei Passerini.

Per quanto riguarda la Scuola di Teologia, questa vede come responsabili e animatori don Roberto, Mollio e Liliana. Il tema di quest’anno è “Passioni, peccato e virtù. Ripresa della morale?”. Ci terranno lezioni i proff. Chiodi, Brambilla, Soncini, Guarinelli, Fiorini e Bolis.

La serie di incontri del Gruppo, definita come terzo ciclo di Invito alla Parola, è più articolata e più ricca. Si avverte lo sforzo di un maggiore impegno per la meditazione sulla Parola di Dio e di uno spazio più ampio per la preghiera.

All’inizio e alla fine ci sono i ritiri, mattina e pomeriggio, presso l’abbazia di Vertemate, il 30 settembre e il 9 giugno. L’ambiente si presta al raccoglimento e al silenzio; l’ospitalità dei monaci permette di ascoltare le loro meditazioni e le loro omelie. Non c’è un ambiente per la cucina, ma provvede Carla, con una organizzazione impeccabile, a non far mancare niente, complice anche il bel tempo, perché anche il momento del pranzo all’aperto si trasformi in un momento di fraternità per riannodare nuovi e vecchi legami. L’amicizia con fratel Luca si ravviva anche perché proprio a Lodi viene il 27 ottobre, a presentare, con il direttore editoriale della Casa Editrice Ancora, il suo libro “La rugiada e la croce. La fraternità come benedizione”, in cui ha ripreso i temi del corso di Esercizi fatto al Gruppo a Vercurago nella primavera del 1998.

Poi ci sono due ritiri, in Avvento e in Quaresima, ora diventati due appuntamenti fissi; il secondo, del 10 marzo, è predicato da don Parolari, di Milano, che verrà più di una volta.

A tutta la città sono rivolti gli Esercizi Spirituali serali in Quaresima, il 6, 7 e 8 marzo, tenuti in S. Agnese da don Olivo Dragoni sul tema dell’Eucarestia.

Le lezioni sul libro di Tobia saranno tenute da don Patrizio, che ci lascia il testo completo della lezione, da Alessandra e Marco Repetti, da Helene Ratzinger ed Enrico Aiolfi, da Margherita e Antonio, e infine da Liliana. Significativi i contributi di alcuni, apparsi su “Comunicare”.

Come negli anni precedenti, sostenere queste attività si presenta assai oneroso, ma non è tutta qui la vita del Gruppo. Scorrendo i “Comunicare” si possono osservare altri elementi degni di essere citati.

Il 1° gennaio 2002 è la data del passaggio all’euro. Lira o euro, sempre di soldi c’è bisogno – e Tina ce lo ricorda – per pagare i relatori, per il riscaldamento e l’illuminazione della Sala S. Giovanni, la sistemazione della cucina della Casa dell’Annunciazione. Si farà fronte a tutto. Anzi, decidiamo un nuovo intervento, partecipando alle iniziative della Caritas parrocchiale: in diciotto mesi sosterremo il “progetto Gemma”, con l’adozione a distanza di una mamma, secondo la proposta del Centro Aiuto alla Vita. 2700 euro testimoniano una generosità dei singoli e del Gruppo che merita di essere sottolineata.

C’è sempre, tramite il “Comunicare”, un’attenzione ai giovani: a Mario e Francesca è nato Giovanni; ad Andrea e Michela Cuccia è stato regalato, per le loro nozze, un presepe.

Infine un ricordo particolare ai sacerdoti: don Domenico ha deciso, seguendo una sua vecchia e finora inespressa vocazione, di andare come fidei donum nella nuova parrocchia di Dosso, in Niger, che la diocesi intende sostenere nei prossimi anni. È stato un anno di preparazione intensa, con scarse possibilità di incontro. Ci troveremo a pregare per questo suo nuovo impegno il 5 giugno, di sera in S. Agnese. Don Domenico è in partenza dopo aver ricevuto il mandato missionario alla Veglia di Pentecoste il 18 maggio. Lì con lui collaborerà don Antonello Martinenghi. A S. Fiorano, al suo posto, reduce da Daloa, andrà don Luca Maisano: tutti sacerdoti cresciuti a S. Lorenzo, sotto la guida di don Luigi, dopo percorsi di preparazione giovanile nel Gruppo e nella Scuola della Fede. E pensare che, tanti anni fa, dicevano che don Luigi aveva una mentalità ristretta, chiusa all’interno della sua parrocchia, non disponibile a collaborare con la diocesi!

Così nel “Comunicare” del 25 maggio si annuncia che don Andrea Tenca verrà ordinato sacerdote il 22 giugno.

Anche se nei “Comunicare” di quest’anno non c’è traccia, ricordiamo l’ultima Messa di don Luigi concelebrata con don Roberto, nel suo studio, il pomeriggio del 6 aprile. Eravamo presenti in una decina, commossi nel ricordare il suo 56° di ordinazione sacerdotale, commossi al vederlo seduto immobile, gli occhi ora aperti e vivi, ora chiusi, le labbra muoversi in preghiera. Anche se provato dalla malattia, la sua mente era vigile, ancora pronta a ricordare, desiderosa di intervenire nel dialogo, bloccata tuttavia da un fisico che limitava i movimenti e le espressioni.

Quella primavera si celebrava il Congresso Eucaristico diocesano e il nostro vescovo aveva invitato il card. Martini. Già da tempo avevamo pensato, con don Roberto, ad invitare al Gruppo per un’ultima volta il card. Martini, ma obiettive difficoltà, tra cui la malattia di don Luigi, allontanavano la prospettiva. Questa venuta a Lodi per il Congresso Eucaristico riaccese le nostre speranze: se non una presenza al Gruppo, almeno una visita a don Luigi sarebbe stata possibile. A don Roberto va il merito di essere riuscito a realizzare questa visita, in forse fino all’ultimo momento, tra una meditazione in Duomo e la celebrazione eucaristica. Una mezz’ora disponibile: si sparge la voce che il cardinale può venire. Don Luigi è sorpreso ed emozionato! Un incontro commosso, fatto di ricordi e di stima ininterrotta, con uno sguardo al passato e alla comunanza di temi ed interessi biblici e pastorali, e uno sguardo al futuro, dialogando soprattutto con don Roberto e con don Domenico, di cui ricorda il vescovo di Niamey, mons. Romano, e gli Esercizi Spirituali predicati ai missionari italiani in Niger.

Nel primo pomeriggio di domenica 21 luglio si diffonde la notizia che don Luigi è di nuovo ricoverato. Ci aveva abituati a brevi momenti ospedalieri per accertare o escludere peggioramenti. Stavolta però è diverso: il respiro è molto faticoso, immediato passaggio dal pronto soccorso alla pneumologia; ma non recupera.

Di corsa, nella sua casa in via Garibaldi, quella casa che don Ermanno, con amore di figlio, aveva adattato a rendere meno faticosi gli ultimi mesi di vita di don Luigi.

Attorno a lui ci raccogliamo in preghiera, ancora prima di procedere agli indispensabili adempimenti. Poi le telefonate, poi lo accompagniamo in chiesa e poi in Sala Mater Ecclesiae: lì è collocata la camera ardente, in cui è un ininterrotto pellegrinaggio di parrocchiani e di persone che a vario titolo lo avevano conosciuto.

Lì insieme la preghiera, insieme al ricordo di tanti: per noi del Gruppo, una paternità spirituale di 36 anni; anche negli ultimi due anni ci è stato maestro e padre, nel dire al Padre “Eccomi”.

Lo abbiamo ricordato, pubblicamente, in tanti, con parole e con scritti, sul “Cittadino” e sul fascicolo intitolato “Grazie, o Signore, per averci donato don Luigi Fioretti” che nel giro di poche settimane don Ermanno ha voluto stampare; in particolare, oltre che don Ermanno, don Roberto e Antonio, anche Margherita, Grazia e Pietro. La pubblicazione che raccoglie testi di don Luigi tratti dal testamento pastorale e dal testamento spirituale, nonché dalla lettera al Gruppo del 3 maggio 1997, è presentata in S. Lorenzo ad opera di Antonio sabato 5 ottobre.

Ancora una volta è la settimana biblica a concludere le nostre attività. Si pensava ancora a p. Standaert, ma è in India, e allora ci si affida a don Roberto. Il tema è “Luci e ombre tra genitori e figli: uno scorcio biblico”, a Como dal 29 agosto all’1 settembre.

Una sera, un dopo cena, Antonio parla della sua straordinaria esperienza fatta in Cina nel giugno scorso, quando, in una visita compiuta per l’Amministrazione Provinciale di Lodi, è riuscito a partecipare ad una Messa domenicale a Kunming e a incontrare il vescovo di Shanghai. Ricorda come, in particolare nella Messa, sia stato colpito dal momento dell’Eucaristia, come tutti i presenti erano uniti al corpo di Cristo e tramite questo con tutta la Chiesa, pur senza capire una parola della Messa celebrata in cinese. L’incontro con l’anziano vescovo, che parlava italiano, si è svolto sul filo delle comuni conoscenze (p. Malatesta, p. Lazzarotto, Suor Maria Ko) e delle difficoltà della Chiesa cinese, bisognosa di preghiere e di comunione.

Una relazione che ha colpito i presenti e che segna un momento importante nella volontà di proseguire un cammino cui p. Malatesta ci aveva invitato.

– 37° anno – 2002-2003

Solo cinque i “Comunicare” predisposti e inviati per posta elettronica a chi può riceverli. Nella sostanza questi restano i consueti fogli di collegamento tra un incontro e l’altro, con inviti a riflettere su qualche testo che ci ha particolarmente colpito e con qualche personale considerazione, come già fatto negli scorsi anni. Anche quest’anno il “Comunicare” è firmato da Mariarosa e Giancarlo. Questi contributi allegati a “Comunicare” riguardano in particolare don Luigi, di cui si ricordano alcuni aspetti che più ci avevano colpito (l’omelia di don Roberto ai funerali; tre ricordi di Pietro, Margherita e Rosanna; una lettera di Gianmaria Bellocchio per conto dell’Associazione Mons. Quartieri, con l’augurio di <<vedere presto nascere una nuova associazione intitolata a don Luigi>>). C’è inoltre il testamento spirituale di don Luigi, in cui si legge una menzione speciale sul Gruppo: <<Il Gruppo è stato per me quel dono del Signore che mi ha sostenuto per lunghi anni nel ministero: “luogo” di ascolto e di annuncio della Parola, di costante tensione cristocentrica che fa superare ogni tentazione di mediocrità; luogo di esperienza di fraternità, di servizio vicendevole, di missione ai fratelli nel mondo>>.

Questo era per don Luigi il Gruppo, nel suo testamento spirituale del 1996. Un “luogo”, come lo definisce, importante; insostituibile? Non c’è nulla di insostituibile! Le sue parole ci inducono a dire: che cosa è per noi il Gruppo? Una riflessione necessaria e tuttavia non frequente come in passato. Luogo di fraternità, utile a ciascuno di noi; anche necessario in questo momento storico? A noi; e alla parrocchia e alla diocesi? Interrogativi che ci siamo fatti per anni, sulla scia del testamento spirituale di don Luigi. La risposta è dei singoli, ma è anche insieme.

Per quanto riguarda l’augurio di Gianmaria Bellocchio, questo non viene approfondito perché già lo avevamo scartato anche dopo le insistenze di p. Malatesta e, forse, perché troppo presi dal mandare avanti un programma con 26 incontri e 19 relatori diversi. A fine settembre è già pronto l’opuscolo con tutte le iniziative e gli incontri.

Appare subito una novità: il primo ciclo di Invito alla Parola è sospeso, sempre pronti però a “riproporlo quando se ne registrerà l’effettiva necessità”. Il motivo è la sopravvenuta diffusione in parrocchie della nostra diocesi di Scuole della Parola, per cui non riteniamo opportuno “congestionare il nostro ambiente” con “una quantità perfino eccessiva di proposte”. E, per gli stessi motivi, nei prossimi anni non lo riproporremo.

Si terrà ancora regolarmente il secondo ciclo di Invito alla Parola. Il tema sarà la lettura dei testi del vangelo di Giovanni (figure testimoni di un cammino di fede) e il ciclo di Giacobbe (Gen. 25,19-36,43). Le lezioni si terranno in sei incontri (tra novembre e maggio) ad opera di don Roberto e di Alino. Pure al martedì sera si terrà la Scuola di Teologia, che avrà come tema “Passioni, peccato, virtù. Ripresa della morale”. Anche qui sei incontri con docenti universitari esterni: prof. Vergottini, don Patrizio Rota Scalabrini, prof.ssa Mazzuccato, prof. Carlotti, prof. Villani, prof. Bolis. Tra il 29 e il 30 aprile la Scuola di Teologia partecipa al Convegno indetto dallo Studio Teologico dei Seminari di Crema e di Lodi.

Infine, la serie di incontri domenicali del terzo ciclo di Invito alla Parola. Il tema prescelto è la prima lettera ai Corinti: per la sua ampiezza si pensa di affrontarla nel giro di un paio d’anni.

Al secondo e al terzo ciclo di Invito alla Parola e alla Scuola di Teologia si pensa di dare, ed è la prima volta, una prolusione comune. Avviene il 22 ottobre: don Roberto ce la propone sul tema “Farsi tutto a tutti (1Cor. 9): la missione come sfida multiculturale e comunione al vangelo”. Questa prolusione è dedicata in modo particolare ad alcuni missionari della diocesi formatisi a S. Lorenzo: don Luca Maisano, di ritorno da Daloa, appena nominato parroco a S. Fiorano in sostituzione di don Domenico, in partenza per Dosso (Niger) con don Antonello Martinenghi. Gli incontri sui primi sei capitoli della prima lettera ai Corinti saranno tenuti da don Roberto, Mari e Tina, Antonio, Giancarlo, Grazia e Riccardo, Margherita e Riccardo. Delle lezioni ci sono gli schemi e di quella di Antonio il testo completo in fascicolo.

Una prolusione coinvolgente, quella di don Roberto, per l’attualità dell’impegno che vedevamo realizzarsi in modo particolare in don Domenico. Ci chiedevamo il senso del farsi “tutto a tutti” in un mondo di cultura e religione islamica, impermeabile quindi alla evangelizzazione intesa nel modo tradizionale. Anche l’ambiente di Corinto era difficile per Paolo, un mondo pagano, una città in cui si mescolavano culture e religioni, superstizioni e consuetudini cosmopolite.

I capitoli della prima lettera ai Corinti sono stati stimolanti, per capire Paolo e per capire noi, portatori di un messaggio cristiano in un mondo ora invaso da una cultura pagana.

A tutti sono poi offerti dall’11 al 13 marzo gli Esercizi Spirituali serali quaresimali, tenuti in S. Agnese da don Guglielmo Cazzulani sul tema “Le figure della fede nel vangelo di Marco”.

A proposito di Esercizi Spirituali, vanno ricordati gli stimoli alla vita spirituale che regolarmente vengono dati al Gruppo dall’offerta dei ritiri nei momenti più decisivi.

È diventato un appuntamento fisso il ritiro dell’inizio e della fine dell’anno a Vertemate: 29 settembre e 25 maggio. Ci vuole poco per arrivarci e fare in tempo per partecipare alla celebrazione eucaristica con la comunità monastica e con gli altri fedeli che raggiungono l’Eremo. Poi una meditazione, di don Roberto o di un monaco. C’è poi tutto il tempo per la riflessione personale e, dopo il pranzo, per quella comunitaria in cui mettiamo in comune la nostra meditazione. Nel “Comunicare” del 14 dicembre è riportata l’omelia del card. Martini tenuta il 12 agosto 2002 in occasione della benedizione della croce in vista dell’insediamento della Comunità a Dumenza. Infatti a Vertemate i monaci sono in affitto e la proprietà non ha consentito modifiche edilizie a loro essenziali; così hanno trovato un nuovo posto, Dumenza, tra la sponda est del Lago Maggiore, oltre Luino, e la Svizzera, a mille metri di altitudine.

Tra l’uno e l’altro appuntamento a Vertemate, c’è il ritiro di Avvento, nel pomeriggio del 22 dicembre, insieme al Gruppo Famiglie, in S. Agnese, predicato da don Parolari.

Nello svolgimento delle attività di questo nostro 37° anno, notiamo altri tre aspetti: uno è consueto, l’appello di Tina a contribuire economicamente. Nel 2002 abbiamo infatti speso oltre € 7.200, di cui € 3.650 per la gestione di Sala S. Giovanni e Casa dell’Annunciazione, € 1.800 per le ultime due rate del “progetto Gemma” del Centro Aiuto alla Vita (adozione a distanza di una mamma con bambino), € 500 per don Domenico.

C’è da dire anche che don Roberto e Mollio hanno guidato la settimana sociale dei giovani di S. Lorenzo a Firenze, intitolata “Mai senza il bello”. Fino al 1968 le settimane sociali invernali dei giovani di S. Lorenzo coinvolgevano il Gruppo e gli adolescenti. Poi il Gruppo ha preso la strada che abbiamo visto, ma le settimane sociali sono continuate e continuano tuttora. Il “Comunicare” del 18 gennaio ne parla ampiamente.

Infine una menzione speciale circa il “ritorno” di Riccardo, non solo più presente come relatore, ma anche più presente nel senso completo del termine, ed originario del termine, con quella presenza cioè di cui ci parlava nei primi anni del Gruppo. Riccardo, infatti, che negli scorsi anni era molto impegnato con il suo Istituto Secolare, a seguito di alcuni cambiamenti interni, con echi anche dolorosi, si è trovato libero da impegni prima assunti e, pur nell’assoluta fedeltà ai principi di fondo dell’Istituto, ha riorientato il suo “tempo libero” e nel Gruppo ha trovato di nuovo uno spazio rilevante. Con nostra, e sua, grande gratitudine.

La conclusione dell’anno è imperniata su tre eventi: la gita a Padova il 15 giugno, purtroppo senza l’auspicata visita alla Cappella degli Scrovegni; e poi l’assemblea del 29 giugno e la settimana biblica.

Mariarosa ha finito il suo secondo triennio alla guida del Gruppo e deve essere quindi, alla luce di quanto contenuto nella nostra Carta, eletto un altro responsabile. Il cambio avviene appunto il 29 giugno e viene eletta Gianfri. È presente anche don Domenico, nel suo primo ritorno a Lodi da Dosso. Ci parla, con entusiasmo, della sua missione in terra africana, del realizzarsi del suo sogno (missionario in Africa); ci coinvolge con le sue parole e le sue diapositive.

Infine la diciottesima settimana biblica presso i Salesiani a Como dal 28 al 31 agosto. Ci guiderà don Stefano Romanello, biblista docente nello studio teologico interdiocesano di Gorizia-Trieste-Udine e nella facoltà teologica dell’Italia Settentrionale a Milano. Il titolo è “Configurati al Figlio. Battesimo, peccato, vita dello Spirito”, cioè i capitoli 6, 7 e 8 della lettera ai Romani, che finora non abbiamo mai affrontato.

– 38° anno – 2003-2004

A giugno Gianfri era subentrata a Mariarosa nella guida del Gruppo e il primo “Comunicare” lo firmano insieme. Poi tutti gli altri saranno con la firma di “Gianfranca e Giancarlo”. Ne usciranno sette, da settembre a giugno e quasi sempre saranno arricchiti da contributi di altri: nove persone comunicano le loro impressioni su quanto hanno udito, visto o fatto e intendono metterlo a disposizione. Quest’anno, tra il ricordare e l’anticipare, vi sono importanti contributi che danno ragione della unicità e straordinarietà dell’anno: si constata come esperienze singole – il viaggio di Riccardo e Nelia a Dosso – escano da un ambito limitato e riescano a coinvolgere tutti quelli che vi prestano un minimo di attenzione.

All’inizio dell’anno c’è il primo “Comunicare” di metà settembre, che annuncia la ripresa dei consueti incontri; c’è il pieghevole con il programma completo, c’è il ritiro a Vertemate. Quasi sempre all’inizio c’è una riflessione sulla settimana biblica appena conclusa: stavolta è Agea che ci ricorda le lezioni di don Romanello sui capitoli straordinari 6, 7 e 8 della lettera ai Romani e il clima della settimana stessa.

Il pieghevole ha la consueta veste grafica: le attività (Invito alla Parola, secondo e terzo ciclo; Scuola di Teologia) avranno in comune i momenti iniziali e i momenti finali.

Ancora sospeso il primo ciclo. Il secondo ciclo di Invito alla Parola avrà come argomento la lettura dei primi undici capitoli del libro della Genesi e avrà come titolo “La vita, tra promessa e scommessa. La storia delle origini”. Le lezioni, sette, saranno tenute da Alino e Riccardo.

Il terzo ciclo di Invito alla Parola, gli incontri domenicali del Gruppo, concluderanno invece la prima lettera ai Corinti: gli incontri saranno solo cinque, per lasciare più spazio ai ritiri. Le lezioni saranno tenute da Margherita e Riccardo, Agea, Carla, Fabrizio e Mollio.

La Scuola di Teologia invece affronta un tema “di attualità”, “Per un discernimento intorno alle religioni”, e si affida per sei incontri all’esperienza dei proff. Cozzi e Bonaccorso.

All’inizio di tutte e tre queste serie di incontri ci sono due appuntamenti comuni: uno è il ritiro a Vertemate, di cui diremo poi, e l’altro è la prolusione. Con l’esperienza di don Patrizio vengono unificate le tematiche del secondo ciclo di Invito alla Parola e della Scuola di Teologia; e così la prolusione è il 16 ottobre in S. Agnese e ha questo titolo: “Popoli e lingue al plurale: confusione o benedizione? La tavola delle nazioni e la torre di Babele (Gen. 10-11)”.

Abbiamo detto che gli incontri domenicali sulla lettera ai Corinti sono soltanto cinque, per favorire una dimensione spirituale più consistente. Il recupero di questa dimensione avviene soprattutto attraverso i ritiri a Vertemate, che per il tempo e lo spazio a disposizione consentono una meditazione più approfondita di mattina e una condivisione pomeridiana. Il 28 settembre la meditazione sul tema delle tentazioni di Gesù, particolarmente sul testo di Luca, ci è data dal p. Adalberto, priore della comunità. Il ritiro conclusivo, a Vertemate il 16 maggio, è affidato a don Roberto con un tema legato allo studio biblico: “Perché Dio sia tutto in tutti: gli orizzonti della risurrezione (1Cor. 15)”.

Durante l’anno altri due ritiri brevi, insieme al Gruppo Famiglie. In Avvento (21 dicembre) viene don Parolari e in Quaresima (4 aprile) la meditazione è affidata a don Roberto: “Nella notte in cui fu tradito… La cena del Signore, mistero di comunione (1Cor. 11, 17-34)”.

Riprendiamo quindi uno schema che già nel passato avevamo adottato: ritiri lunghi e ritiri brevi a scandire le tappe più importanti del nostro procedere. Lo facciamo non per ricopiare modelli antichi, ma per rispondere ad un bisogno interiore di approfondimento e di comunicazione interpersonale sul cammino della nostra vita interiore. È sempre don Roberto che ci fornisce gli elementi di riflessione, traendo gli spunti dagli studi biblici in corso. È pure lui che nel 29° anniversario della sua ordinazione, nell’imminenza del Natale, ci parla in una lettera del mistero: “È l’oggi di Dio che – con Gesù incarnato, crocefisso e risorto – prende piede in ogni evento e stagione della nostra vita…. con l’impronta di volta in volta della promessa, della prova, della pienezza definitiva”.

Gli Esercizi Spirituali serali all’inizio della Quaresima si tengono in S. Agnese dal 2 al 4 marzo ad opera del gesuita p. Bertagna, sul tema della giustizia.

Poi altri spunti di meditazione sono offerti sul “Comunicare” dai comuni contributi con interessanti stimoli riportati.

Lo scorso avevamo salutato don Domenico in partenza per il Niger, e don Roberto aveva fatto la prolusione a tutte le attività con una riflessione “missionaria” sul nono capitolo della 1a Corinti. Poi a giugno, in una sua breve vacanza, don Domenico è con noi una sera: poche righe sul “Comunicare” ce lo avevano annunciato. Ma è sufficiente per far scattare una speciale corrente di fraternità, fatta di gesti, di preghiere, di offerte, di saluto che è condivisione, una informazione che è voglia di vicinanza, desiderio di toccare con mano questa nuova realtà in cui don Domenico è immerso. Così, all’invito fatto a giugno, Riccardo e Nelia non sanno dire di no e dopo Natale vanno a Dosso, dal 26 dicembre al 13 gennaio. Di questo viaggio Riccardo vuole ricordare diversi episodi, sul “Comunicare” di febbraio, ma soprattutto <<dire che quella fraternità dei carismi, tanto sognata da don Luigi, io l’ho avvertita in quei giorni come una realtà concretissima. Forse questo è un punto che come Gruppo dovremmo riprendere, più che in termini di studio, in termini di vita concreta>>. Riccardo ci presenta la straordinaria esperienza di don Domenico, le incredibili relazioni capace di suscitare e di mantenere, la testimonianza di una fede in Gesù Cristo offerta a tanti che cristiani non sono, i rapporti con gli altri testimoni della fede in quelle terre. Così le visite compiute al carcere, alle scuole, alle tende delle Piccole Sorelle, gli incontri con i giovani e le celebrazioni eucaristiche con don Domenico, don Antonello, Angela e Francesca non erano lontane, ma per quello spirito di fraternità con cui abbiamo accompagnato questo viaggio, erano realtà a noi vicine. E poi Riccardo di questo viaggio ci ha lasciato un appunto insolito sul nostro vescovo mons. Capuzzi, contemporaneamente in visita a Dosso: è stato impressionato dalla <<sua testimonianza di uomo di preghiera, capace di ritagliarsi momenti di raccoglimento con il Signore anche nelle circostanze meno favorevoli…. È stato il messaggio più prezioso deposto nel cuore dei nostri missionari>>.

Ancora nel “Comunicare” di aprile Riccardo ricorda l’esperienza del Niger, <<fatta anche di contatto materiale, fisico con le ampie distese desertiche di quella terra>>, e lo ricorda perché nell’inno dell’Ufficio delle Letture di Quaresima è scritto: “Gesù consacrò nel deserto questo tempo di grazia”. Così ci ha ricordato anche il quotidiano accostamento alla preghiera della Chiesa tramite la Liturgia delle Ore, secondo un insegnamento che don Luigi ci aveva raccomandato – e molto – tanti anni fa. Gli stimoli a conoscere l’Africa, a vivere l’Africa sono così tanti che si pensa ad un incontro apposito, in cui scambiarsi impressioni con “quelli che in Africa ci sono stati davvero…”, con interventi di Dante e Franca Fugazza, Riccardo, Nelia, Eugenio, Antonio Scorletti e Anna Arioli, domenica 20 giugno.

Il Gruppo è così proiettato verso l’Africa, mentre continua l’interessamento per la Cina, ricordato da Antonio in novembre: sembrano così realizzarsi alcune piste di lavoro delineate da don Luigi nella sua ultima lettera del 3 maggio 1997.

Negli scorsi anni era marcata la collaborazione con centri culturali di ispirazione cristiana. Questa non è venuta meno, continua anche se in forma più dimessa. Così si dà notizia dell’incontro promosso dall’Associazione mons. Quartieri, domenica 16 novembre in S. Agnese, sul tema “David Maria Turoldo: vocazione e resistenza”; e pure dell’incontro organizzato con il MEIC in Sala S. Giovanni il 16 giugno “I quattro giorni della vita (nascere, crescere, amare, morire nella forma di vita ebraica)”, con Clara Kopciowski dell’Associazione donne ebree d’Italia.

Il Convegno dello Studio Teologico dei Seminari di Crema e Lodi, che fa parte del programma della Scuola di Teologia, si tiene a Crema il 16 e il 17 febbraio sul tema “Occhio ai giovani”, con i proff. Guarinelli, Benzi e Bressan.

Infine, dai “Comunicare” di questi mesi emergono altre segnalazioni: le nozze di Helene ed Enrico Aiolfi (che qualche anno fa ci aveva tenuto lezioni alla domenica pomeriggio); un libro su “La pedagogia cristiana di Giuseppe Lazzati” in tema di permanente formazione cristiana per giovani ed adulti (ricordato da Mari); un ricordo delle nostre mamme decedute negli ultimi mesi (con memoria speciali di Riccardo e di don Roberto); la settimana sociale dei giovani di S. Lorenzo a Perugia a fine d’anno, sul Libro di Giona, con don Roberto e Mollio; e infine la gita a Genova il 6 giugno.

Ed è ancora la settimana biblica a chiudere le attività di quest’anno. Si torna a Como, dai Salesiani, dal 26 al 29 agosto. Maestro è ancora don Roberto; il tema è il Figlio dell’Uomo, ma il titolo è più complesso: “Libertà in compimento: il Figlio dell’Uomo come ‘affetto’ preferito di Gesù”, con particolare riguardo al vangelo di Marco.

Veramente notevole l’apporto di don Roberto, per l’impostazione generale di programmazione, per le lezioni su temi biblici ricche di alto contenuto, per la settimana biblica e i ritiri con gli interessanti stimoli forniti alla vita spirituale di ciascuno.

– 39° anno – 2004-2005

Per tradizione la settimana biblica conclude le attività dell’anno. In realtà l’intervallo tra la fine di un anno e l’inizio di quello nuovo è assai breve, una quindicina di giorni, e il periodo di sosta, di minore attività, è quello di luglio. In realtà, a guardare negli anni addietro, anche in luglio talvolta abbiamo fatto incontri di esegesi biblica.

Dunque stavolta la settimana biblica è stata guidata da don Roberto, che ci ha parlato del Figlio dell’Uomo.

Sul primo “Comunicare” del 18 settembre, con un commento di Grazia si vuole ricordare a tutti alcune caratteristiche degli interventi di don Roberto, soprattutto con riferimenti al vangelo di Marco, ma anche a testi dell’Antico Testamento, in particolare i Salmi.

C’è sempre una continuità tra un anno e l’altro, non sempre nei contenuti, sempre nel ricordarci a vicenda quanto abbiamo ricevuto. Per la verità è frequente che i temi oggetti di studio per un anno siano ripresi l’anno seguente. Così era stato, in tempi lontani, per i vangeli di Matteo e di Luca, o, in tempi più recenti, per la prima lettera ai Corinti.

I programmi sono preparati da don Roberto, con l’apporto del consiglio, e tenendo conto delle osservazioni che emergono nelle conversazioni serali alla settimana biblica. Ormai abbiamo preso il ritmo delle tre serie di incontri (secondo e terzo ciclo di Invito alla Parola e Scuola di Teologia), introdotti e conclusi da momenti comuni.

Eravamo stati per alcuni anni a Vertemate, ma ora p. Adalberto e fratel Luca, che avevamo imparato a conoscere ed apprezzare, si sono trasferiti, con tutta la comunità, nella nuova sede di Dumenza, quasi al confine con la Svizzera. Andremo allora a Viboldone, monastero più vicino di suore benedettine. Lì terremo il primo ritiro il 26 settembre: ci terrà la meditazione madre Maria Ignazia Angelini, e con lei al pomeriggio faremo la collatio, cioè metteremo insieme le nostre riflessioni e le nostre preghiere incentrate sul tratto di vangelo letto alla mattina. Dopo questa giornata introduttiva, abbiamo un altro momento comune, la prolusione di tutte le scuole, con un tema coinvolgente direttamente la Scuola di Teologia, affidato a don Maurizio Chiodi, dal titolo “Rapporti familiari sofferti: disagi e risorse”. Questa prolusione, contrariamente al solito, si terrà in S. Lorenzo e non in S. Agnese, perché qui sono in corso i restauri della navata centrale e delle cappelle laterali.

Il secondo ciclo di Invito alla Parola avrà regolarmente luogo, con un momento espositivo prima di cena e un secondo di aperto confronto dopo cena. Argomento: storia di Elia profeta (1Re 17-2Re 2), con sei lezioni tenute da Alino e da Riccardo. Una conclusione diversa dal solito sarà proposta per il 14 giugno, quando Carlo Rivolta leggerà Tobia a S. Lorenzo.

La Scuola di Teologia affronta un argomento che, qualche mese dopo il suo inizio, diventerà di tragica attualità: “L’eccesso del dolore e la grazia multiforme”. Il 26 dicembre 2004 un’onda gigantesca di tsunami ucciderà oltre 200.000 persone, lasciando tutto il mondo attonito e consapevole dei suoi limiti, nonostante i grandi progressi tecnologici. La Scuola di Teologia si svilupperà in sei incontri, ad opera dei proff. Chiodi e Bonaccorso. Poiché, tuttavia, alla prima lezione del 9 novembre don Chiodi non può esserci, viene sostituito da don Attilio Mazzoni.

Gli incontri domenicali del Gruppo, Invito alla Parola 3, porteranno l’attenzione sul profeta Ezechiele, che avrà come titolo esatto “Ezechiele, ovvero un corpo alla Parola”. Tre lezioni saranno di Riccardo, che ha appena terminato un approfondito studio su questo testo; poi lezioni di don Patrizio, di Costanza e della pastora Lidia Maggi della Chiesa Battista di Lodi.

Non deve stupire questa presenza della pastora Lidia Maggi. Don Roberto è infatti dal 2001 responsabile della diocesi per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso; ha allacciato, con le altre confessioni cristiane presenti a Lodi (ortodossi e protestanti), utili rapporti che si manifestano soprattutto nella settimana di preghiere di gennaio per l’unità dei cristiani.

La lunga lezione della pastora Maggi colpisce soprattutto per la minuziosa conoscenza del testo e per l’approfondimento che dimostra di fare: la conoscenza della Parola e l’amore per la stessa sono comuni a tutti i cristiani, e non sono patrimonio dei cattolici.

Sul “Comunicare” del 2 dicembre Gianfranca e Giancarlo lanciano un appello affinché <<tra gli amici del Gruppo ci sia uno scambio veramente fraterno e vicendevole del senso che per ciascuno di noi ha questo tempo liturgico forte che culmina nel Natale>>. Chiedono cioè che i “contributi” continuino a pervenire per essere portati a conoscenza di tutti. In realtà, negli ultimi tempi, questi contributi erano un po’ diminuiti. Poi, in tema di “vita del Gruppo”, al di là degli incontri offerti a tutti attraverso Invito alla Parola e Scuola di Teologia, sono da segnalare due note, apparse sul “Comunicare” del 9 febbraio. Antonio riprende la lettera di don Luigi del 3 maggio 1997 per ricordare che ad ogni punto trattato erano indicati gli impegni conseguenti. Si chiede: <<Quando, su questi temi, potremo parlarne, con calma, insieme? (non come appendice ad un incontro domenicale)>>. Il secondo spunto è da una lettera di Mariarosa su di un romanzo da lei letto che, indirettamente, evidenzia come l’età dei membri del Gruppo “avanzi inesorabilmente…”. Osservazioni, queste, condivise da molti, ma mai affrontate in modo esplicito. Forse se non si hanno proposte concrete per risolvere i problemi evidenziati, è inutile ritrovarci, come facevamo tanto tempo fa, e non venire a capo di niente.

Invece i contributi richiesti per una comune riflessione giungono come risposta all’appello del 2 dicembre. Oltre alle due note segnalate, ci sono contributi di don Roberto (con una bellissima lettera a dicembre alla sua neonata bisnipotina Marta); Antonio con notizie dalla Cina; ancora don Roberto che ricorda l’apporto del Gruppo per la felice riuscita della settimana sociale dei giovani di S. Lorenzo, a Sinalunga dal 26 al 29 dicembre, sul tema “La storia di Giuseppe e i suoi fratelli”. Ancora Costanza, Liliana e Gianfranca ci propongono pagine di libri da loro letti, meritevoli di condivisione.

Dicevamo prima dello tsunami del 26 dicembre: attoniti abbiamo visto e rivisto le immagini in televisione. A noi hanno suscitato due pensieri: un intervento di concreta carità, attraverso missionari lodigiani presenti nelle regioni più colpite. Poiché ciò non appare immediatamente realizzabile, l’intervento per due adozioni si indirizza in Etiopia nelle zone servite dai missionari della Consolata, dove lavora p. Giovanetti in queste settimane a Lodi per un periodo di riposo.

Anche gli Esercizi Spirituali serali di Quaresima, predicati da don Roberto in S. Lorenzo per i motivi già detti, dal 15 al 17 febbraio, riportano un’eco di quella immane tragedia: “Far fronte al male. Dar voce al dolore. Lo scandalo della sofferenza e la grazia della preghiera”.

Ci avviamo, dopo il tempo pasquale, verso la fine delle nostre attività. Siamo stati tutti invitati al ritiro del 22 maggio ancora a Viboldone, e non a Vertemate come annunciato. Lo terrà don Roberto con una riflessione dal titolo: “Dimorare in Lui, il farmaco giovanneo antiaccidioso”. E poi la gita di tutti a Parma il 6 giugno.

Sul “Comunicare del 2005, come su quello 1978, non vi sono tracce della morte del Papa e della elezione del successore. Abbiamo in ogni modo seguito con emozione l’aggravarsi dello stato di salute di Giovanni Paolo II fino alla sua conclusione il 2 aprile. La piazza S. Pietro richiamava quella della sera del 3 giugno 1963, quando morì Giovanni XXIII. Abbiamo pregato per lui, per il dono che il Signore ha fatto alla sua Chiesa, e per il suo successore, Benedetto XVI, eletto il 19 aprile.

Andremo a Marola dal 25 al 29 agosto per gli Esercizi Spirituali. Non più la settimana biblica, perché, concordi, riteniamo che sia utile un periodo prolungato di riflessione e di preghiera silenziosa. Predicatore sarà ancora don Roberto. Il titolo: “Gli inconvenienti del risentimento. Lectio continua di Giona profeta”.

Ma altri cambiamenti bell’orizzonte parrocchiale e diocesano sono in vista. Don Ermanno è chiamato al delicato impegno di direttore spirituale del Seminario e assistente diocesano dell’Azione Cattolica; deve quindi lasciare la parrocchia di S. Lorenzo e al suo posto il vescovo ha nominato don Attilio Mazzoni. Anche il vescovo mons. Capuzzi ha presentato le dimissioni per motivi di età ed è imminente la designazione del successore.

– 40° anno – 2005-2006

È un anno che incomincia come tutti gli altri.

Il primo “Comunicare” è del 18 settembre: riporta una memoria di Angela e Maurizio sugli Esercizi Spirituali di agosto a Marola (sul Libro di Giona, predicati da don Roberto) e le principali date degli incontri più vicini. C’è poi il saluto a don Ermanno, che lascia la parrocchia. Al suo posto subentra don Attilio, che farà il suo ingresso l’8 ottobre. E già questa è una novità importante: il rapporto con la parrocchia è sempre molto sentito, al di là delle distinzioni, talora formali e anche di comodo: “della parrocchia” o “nella parrocchia”.

Non si parla però di due eventi che nei mesi successivi saranno occasione di preghiere, condivisioni, conversazioni fraterne.

Nella prima settimana di ottobre don Roberto andrà a Hong Kong a predicare un corso di Esercizi a missionari italiani, su invito del PIME. In questo viaggio sarà accompagnato da Giampaolo Ambrosiani, suo medico curante, del quale peraltro non ha bisogno, ma che tutti noi ricordiamo per la sollecitudine e l’affetto con cui ha seguito don Luigi negli ultimi due anni. E poi, subito, dopo, Antonio ritornerà in Cina, con un gruppo di sacerdoti e laici della diocesi di Milano, in visita a quattro diocesi: viaggio e pellegrinaggio insieme. E soprattutto non si parla ancora del grande evento che maturerà quest’anno: il pellegrinaggio a Gerusalemme per il 40° del Gruppo.

Intanto l’anno incomincia con il ritiro di tutto il giorno, il 25 settembre. Non andremo più a Vertemate, perché ormai i monaci benedettini sono a Dumenza, né a Viboldone, perché la “Casa Betania” di Lodi offre una accoglienza più che sufficiente per le nostre esigenze. Don Roberto ci parlerà della “Spiritualità del quotidiano”. Questi ritiri di don Roberto sono preparati con cura, perché tutti abbiamo in mano gli elementi più importanti della meditazione: il testo biblico e/o altri testi che facilitino la riflessione o la introducano in situazioni di umanità coinvolgenti. Questa volta è tutto sul cap. 24 della Genesi; altre volte don Roberto ci suggerisce anche il confronto con testi in cui la sensibilità di poeti moderni fa emergere la passioni e i sentimenti dell’uomo toccato dal peccato e illuminato dalla grazia. In questi ritiri c’è tempo per la riflessione, da soli o in gruppetti; c’è lo spazio per la preghiera e per la celebrazione eucaristica, per la condivisione fraterna del pranzo e per la collatio finale. A questi ritiri partecipano talvolta anche persone che non seguono tutte le nostre attività in Sala S. Giovanni: vengono perché c’è don Roberto; a noi il compito, non sempre facile e non sempre svolto come si deve, dell’accoglienza.

Anche il programma, nella consueta formula del pieghevole a colori, è pronto, e don Roberto può partire per l’Asia.

La prolusione, comune a tutti i corsi, avrà luogo il 18 ottobre, nella chiesa di S. Agnese appena riaperta dopo i restauri. Il prof. don Pier Luigi Lia ci parlerà su: “Il corpo tra estetica e religione: Quale rapporto tra sensibilità e Dio, arte e fede?”. È un tema trasversale a tutti i corsi che incominceranno subito dopo. Vale la pena ricordare che l’organizzazione di questi, oltre che su don Roberto, pesa su Costanza e Simonetta (per Invito alla Parola II), su Gianfri (per Invito alla Parola III), su Mollio e Liliana (per la Scuola di Teologia). Invito alla Parola II e Scuola di Teologia prevedono un contributo, mentre gli incontri domenicali del Gruppo non prevedono contributi, perché il Gruppo si autofinanzia. Autofinanziamento che qualche volta ci ha fatto preoccupare, ma che altre volte ci ha permesso iniziative di carità, come vedremo anche quest’anno. L’organizzazione delle cene è un capitolo a parte: ci pensa Carla, coadiuvata da valenti collaboratori, e tutti pagano un contributo.

Invito alla Parola II ancora ritorna sulla Genesi e affronta il ciclo di Abramo (Gen. 12-26), ad opera di Alino e Riccardo, con una introduzione di don Roberto (accompagnato dalla lettura di alcuni testi ad opera di Carlo Rivolta) e con una chiusura che mostra come molti artisti abbiano illustrato l’opera e la vita di Abramo con le loro opere (a cura di Mollio e di Laura Gelmini).

Alla domenica pomeriggio invece si concluderà la lettura del profeta Ezechiele, con lezioni di don Patrizio, don Roberto, Costanza, Riccardo e Antonio Scorletti, che, con sapienza di architetto, ci parlerà del “nuovo tempio per il popolo del Signore (Ez. 40,48)”.

La conclusione del programma è affidata ad un nuovo ritiro, il 28 maggio, ad opera di don Roberto, ancora sul cap. 24 di Genesi (“Incontro al pozzo”). I partecipanti ai due cicli di Invito alla Parola sono chiamati ad altri due ritiri: il 18 dicembre, con la prof.ssa suor Bianca Gaudiano, suora Dorotea di Milano, dalla grande esperienza pedagogica ed educativa, in grado di calare il mistero cristiano anche nelle situazioni umane più difficili e complesse; e il 9 aprile in preparazione alla Pasqua.

Quattro ritiri nel giro di un anno: una offerta importante, da prendere e da vivere con molta serietà, unitamente agli Esercizi Spirituali serali di primavera, nei giorni 7, 8 e 9 marzo, sul tema “Al tuo nome e al tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio (Is. 26,8b). Riconoscere il Signore: memoria, giustizia e digiuno”, predicati da don Attilio. Sono queste occasioni offerte al Gruppo, e non solo al Gruppo, per irrobustire la vita interiore di ciascuno: dall’ascolto della Parola ad una vita di fede adulta e matura, continua in ogni circostanza di vita. C’è anche un ulteriore stimolo da segnalare: al “Comunicare” di dicembre è allegata la meditazione di don Roberto al ritiro di settembre (“Per una spiritualità del quotidiano”), che così conclude: “Nel quotidiano si tratta spesso e volentieri di ‘mantenere il quadro’…. Il che significa terapia ordinaria…. In proposito, tornerei a ripetere una tiritera antica di qualche decina d’anni almeno, addirittura degli inizi del Gruppo: sarà importante, anzi fondamentale, che gli amici del Gruppo ritrovino quei momenti che erano della vita di fede ordinaria comunitaria, come la Messa feriale delle ore 18 e quella domenicale delle 11.30 a S. Lorenzo…. Salva…. la complessità della vita di tutti…. diamo privilegio effettivo a questi momenti che ci hanno sempre caratterizzato”. Anche a distanza di anni, le linee di fondo del Gruppo emergono sempre: la risposta comunitaria in alcuni momenti appare visibile, in altri meno, richiede una maggiore decisione, al di là di puntualizzazioni verbali, pure talvolta necessarie, per una condivisione e un sostegno reciproci.

Sullo stesso numero è riportata la commossa omelia di don Roberto pronunciata pochi giorni prima al funerale di Marco Anelli, fratello di don Franco. Ne ricorda l’impegno familiare e professionale, la sua fede provata nei lunghi mesi di sofferenza, purificata nel dolore, che lo hanno avvicinato al suo Signore.

Nel 2006 non si riesce a fare una gita perché – strano a dirsi – ma le domeniche appaiono – in giugno – già tutte occupate. In questo mese ci saranno tre appuntamenti importanti. È a Lodi in queste settimane don Domenico: una tappa obbligatoria alle sue “vacanze” lodigiane è un incontro con il Gruppo. Ci incontriamo con lui il 3 giugno. Poi, il 21, don Roberto, presso l’Archivio Storico di via Fissiraga, presenta il libro di poesie di Pietro “Nell’assoluto del tempo”, pubblicato dalla casa editrice Ancora. E poi ancora, il 25 un incontro con don Attilio per un confronto tra il Gruppo e il nuovo parroco, che già ci conosce, ma per capire meglio che cosa fa e può fare il Gruppo per la parrocchia, e i singoli nel servizio alla Parola all’interno della comunità. È una sollecitazione ad un rinnovato impegno di catechesi in parrocchia: rispondono subito Margherita, per riprendere la catechesi al gruppo donne, e Grazia per una classe delle elementari, ove Gianfri prosegue nel suo impegno di catechista.

Le attività ordinarie dell’anno si chiudono con un nuovo corso di Esercizi Spirituali, ancora a Marola, dal 24 al 27 agosto, predicati da don Angelo Passaro (sacerdote della diocesi di Piazza Armerina e della Facoltà Teologica di Palermo) sul tema “Per una spiritualità della tradizione: in ascolto di Ben Sira”.

Ed ora veniamo ai due eventi che hanno caratterizzato questo anno: primo, nel tempo, l’esperienza di due soggiorni in Cina. Le impressioni di don Roberto sono subito comunicate a voce e danno lo spunto per un incontro in Seminario, già in ottobre, con il p. Politi del PIME che tiene un momento di aggiornamento al clero sulla Chiesa in Cina. Ad Hong Kong la Chiesa affronta una grande sfida: annunciare il vangelo ad una società che vive un grandissimo contrasto sociale, tra ricchezza e povertà, tra libertà e limitazioni, tra grattacieli e catapecchie, tra giovani emergenti e anziani rassegnati. La Chiesa, a differenza del resto della Cina, può parlare liberamente: su certi temi (libertà e diritti) è molto ascoltata, su altri meno, come in qualsiasi altra metropoli di questo mondo. L’opera dei testimoni della fede è silenziosa, si fa prossima agli umili e ai poveri, ma è attesa ed ascoltata. Le fotografie che Giampaolo ha scattato nei luoghi aperti e chiusi, nelle piazze e negli angoli di Hong Kong, sono proiettate nella serata del 22 gennaio, in un dopocena dedicato alla Cina.

Del viaggio-pellegrinaggio di Antonio c’è una sintesi sul “Comunicare” di dicembre, ci sono due articoli sui bollettini parrocchiali di dicembre e di marzo (in una sezione permanente che don Attilio intende dedicare al Gruppo), cinque articoli sul Cittadino tra dicembre e gennaio, e un fascicolo preparato per i partecipanti al viaggio e poi distribuito anche al Gruppo. Eccezionali le testimonianze dei vescovi nella loro fedeltà ed operosa attività, dopo oltre 25 anni di carcere, nel difficile equilibrio tra l’obbedienza alle leggi dello Stato e il rapporto indiscusso con il Papa. In tutti e tre i vescovi incontrati è risuonato unanime l’invito a pregare per la Chiesa in Cina, più ancora per le loro diocesi. Le conversazioni con i sacerdoti ci hanno fatto toccare con mano le tante limitazioni poste dal governo alla vita della Chiesa. C’è lo spazio per una serie di interventi che ci fanno sentire in missione: la preghiera richiesta anche dai Papi di fronte alla mancanza di libertà per la Chiesa, l’intervento economico per i bisogni di alcune diocesi o per i seminaristi di Xian, la vicinanza e la fraternità da mostrare ai sacerdoti e alle religiose cinesi presenti in Italia per motivi di studio.

Al Gruppo, Antonio parla nelle sere del 27 novembre e del 22 gennaio: la raccolta per i seminaristi di Xian incomincia subito e alla fine dell’estate 2006 raccogliamo 900 € per tre seminaristi.

E infine, a conclusione di un percorso di 40 anni, il pellegrinaggio a Gerusalemme.

Nel logo del “Comunicare”, accanto alla data, nei primissimi anni e in questi ultimi, era annotato l’anno e a dicembre 2005 si leggeva “anno XXXVII”. In realtà Riccardo sa che la data di inizio del Gruppo è il 14 settembre 1966 e che questo è il quarantesimo. Noi tutti, per la verità, non facevamo molto caso alla data, perché non la ritenevamo una cosa importante.

Così scrive Riccardo: <<Sono passati 40 anni dagli inizi della vita del Gruppo, e in tutto questo tempo non è mai venuta la consapevolezza di sentirci una “comunità nata dalla Parola”. Si tratta di una grazia a dir poco eccezionale che forse ha bisogno da parte nostra di essere espressa attraverso un gesto forte di riconoscenza verso il Signore. Perché non esprimerlo con un pellegrinaggio sulla Sua Terra?>>.

L’idea piace, entusiasma molti: si potrà contare sull’esperienza di don Stefano, che ha guidato diversi pellegrinaggi in Terra Santa. Poi però ci sono ancora bagliori di guerra al confine tra Israele e Libano, con bombardamenti soprattutto nell’alta Galilea. I viaggi sono temporaneamente bloccati; ma l’idea non viene lasciata cadere. Non si può andare d’estate, si andrà appena possibile. E la possibilità è già durante l’inverno: nelle tradizionali vacanze di Natale, dal 28 dicembre 2006 al 4 gennaio 2007. Il pellegrinaggio di otto giorni, con 39 persone, consente di visitare con calma i luoghi più importanti, di vedere, di pregare, di cercare di capire, di riascoltare la Parola lì risuonata, di capire il mistero di una presenza che continua perché così ha voluto Gesù nell’ultimo fraterno incontro con i suoi discepoli, di sentirsi inviati in missione a ridire la buona novella, noi come loro lì sul monte, ai fratelli, nel corso dei secoli e in tutti i luoghi della terra.

Il pellegrinaggio, guidato da don Stefano e da don Roberto, ha coinvolto i partecipanti, ma anche gli altri amici del Gruppo rimasti a casa, ma vicini con il pensiero e soprattutto con la preghiera.

Ci siamo incontrati più volte a rivivere i filmati, le fotografie, il DVD, e con questi le emozioni vissute, le sensazioni comuni e i pensieri originali che quelle visioni hanno suscitato. I luoghi, le persone, gli altri pellegrini, i religiosi, il lavoro degli archeologi, l’amicizia più limpida, fraternità ritrovata o nuove relazioni, la stanchezza superata: tutto si scioglie in una grande gioia che accompagna il Gruppo e gli amici del Gruppo presenti in Terra Santa. Memorabile l’incontro con il card. Martini, per la freschezza dei suoi rapporti con il Gruppo e con don Roberto, per la preziosa meditazione che ci lascia. E anche un tuffo all’indietro, nel passato di 40 anni, in un fugace incontro con suor Germana, che da Milano ha seguito il cardinale a Gerusalemme.

A Lodi ci si ritrova in particolare l’11 marzo del 2007 per condividere l’esperienza. Sul “Comunicare” del 17 febbraio ricordano il pellegrinaggio Carlina e Lory, Costanza, Riccardo, Anna Maria Catalano (ritrovata dopo tanti anni, ma mai dimenticata), Gianfri. Nel Bollettino Parrocchiale dell’aprile 2007 l’avvenimento è ricordato con un articolo di Laura Gelmini.

Un altro anno che finisce, ma non come tutti gli altri perché, come aveva detto Riccardo lanciando l’iniziativa un anno prima, dopo un viaggio in Terra Santa “il nostro accostamento alla Scrittura potrebbe fare un ulteriore salto di qualità…. una specie di rigenerazione dopo i 40 anni di vita che il Signore ci ha concesso”.

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